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Chambeyron (Aiguille de) da Chiappera, via normale

quota partenza (m): 1686
quota vetta (m): 3412
dislivello complessivo (m): 1900
difficoltà: PD ::
esposizione prevalente: Sud
località partenza: Campo Base (Acceglio)
punti appoggio: Bivacco Barenghi

copertura della rete cellulare
- tim : 40% di copertura , 0/5 di segnale

cartografia:
A. Parodi - Vette delle Alpi
vedi anche:
A. Parodi - Vette delle Alpi
note:
E’ la più alta montagna a sud del Monviso.
descrizione:
1° giorno: da Chiappera si raggiunge il Bivacco Barenghi. Ci sono due possibilità: superato l’abitato ad un bivio volgere a sinistra verso il Rifugio Campo Base, proseguire lungo il fiume fino all’inizio del sentiero “Dino Icardi”, quindi seguire le indicazioni (3h30); oppure al bivio continuare a destra seguendo una strada che dopo un paio di tornanti diviene sterrata e conduce all’Alpe Colet; poco prima dell’alpeggio, imboccare il sentiero che sale a sinistra nel vallone dell’Infernetto, salire al colle omonimo (indicazioni) e con percorso quasi pianeggiante raggiungere il bivacco (2h30).

2° giorno: (descrizione tratta da “Vette delle Alpi” di A. Parodi) dal bivacco si sale al Colle Gippiera, si scende al Lago dei Nove Colori (che si lascia sulla destra) e si punta verso il gigantesco conoide detritico posto alla base del Couloir Gastaldi, un marcato canalone che scende dall'intaglio tra le due cime dell'Aiguille de Chambeyron. Si rimonta il conoide sulla destra, salendo faticosamente per ripide tracce fra i detriti. Poco prima dell'inizio del canalone vero e proprio, si prende a destra un cengione obliquo (cengia Bourillon), subito interrotto da un gigantesco masso. Si aggira a destra il masso per rocce inclinate, poi si sale lungo il cengione per massi e faticosi detriti mobili: più che di una cengia, si tratta di una ripida rampa, che termina sull'orlo di un vertiginoso canalone. Dalla sommità della rampa, si traversa a destra per pochi metri lungo una cengetta stretta ed esposta, quindi si sale verticalmente per 7-8 metri su rocce ripide ma non difficili (II+). Ritornando a sinistra, si raggiunge una piccola spalla, poi si scende brevemente lungo una cengetta detritica. La cengia diventa quindi orizzontale e conduce in una zona di rocce inclinate e sfasciumi, che si rimontano facilmente fino alla Forcella Nérot-Vernet (3210 m circa).
Dalla forcella si sale in obliquo a sinistra sulle rocce ripide ma articolate del versante sud (II) e, in breve, si guadagna nuovamente il filo di cresta. Traversando orizzontalmente per cengette sul versante nord, si arriva ad un intaglio che si apre tra spuntoni nerastri. Si ritorna quindi sul versante meridionale per seguire una cengia detritica assai aerea, che, con qualche saliscendi (ometti), conduce sul bordo del pendio a forma d'imbuto che caratterizza la parte superiore del Couloir Gastaldi. Piegando a destra per lastroni e detriti (delicato), si raggiunge un secondo intaglio della cresta est. Da qui si traversa orizzontalmente a sinistra sotto la parete della Cima Est e, con una breve discesa su rocce inclinate che richiedono un po' d'attenzione, si va a prendere una stretta cengia che passa sopra il grande imbuto nevoso (delicato). Si attraversa il Couloir Castaidi che qui è largo solo pochi metri (attenzione in presenza di neve), poi si sale in obliquo a sinistra per un poco marcato canale di rocce scagliose (II). Si continua a sinistra per rocce più facili verso un caratteristico gendarme appuntito, quindi si piega a destra per aggirare il gendarme. Salendo per cengette e canalini, si arriva nella zona di rocce rotte sotto le balze finali. Con un'ultima arrampicata per massi e gradoni di ottima roccia (II) si guadagna la vetta, costituita da un masso squadrato, con infissa la croce (4h).

Autore originale itinerario marcog72 - Ultima revisione 17/3/2010


chi ci e' stato

23/9/2007 - ste_6962

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: arrivati in auto fino a Fouillouse
Se ne parlava da qualche anno di salire questa grande montagna delle Alpi Cozie Meridionali, pur essendo una montagna famosa è decisamente meno frequentata rispetto al vicino Brec de Chambeyron. Siamo saliti sabato 22 settembre al Refuge de Chambeyron, praticamente pieno, e per allenarci nel pomeriggio abbiamo salito la Pointe d'Aval m. 3325 dal Pas de la Souvagea. Partiti presto al mattino (era ancora buio) per salire la via normale degli Italiani, itinerario non difficile tecnicamente ma nemmeno banale e da non sottovalutare, con l'itinerario migliore non sempre facile da trovare quando si è in parete. Dopo la conoide detritica abbiamo seguito la Cengia Bourillon, successivamente abbiamo superato cenge detritiche abbastanza esposte ed aeree, con alcune paretine verticali fino a raggiungere la Forcella Nerot-Vernet (ma noi abbiamo seguito una variante, perchè abbiamo superato passaggi di III e IV). Il traverso sul versante Marinet, dopo la Forcella era innevato in qualche punto, poi rientrati sulla parete Sud altre cenge e salti fino a raggiungere la base dell'appuntito gendarme Pointu, dove siamo saliti per una ripida fessura e un diedrino verticale con passi di III e IV (anche in questo caso una variante della via normale) per raggiungere il pendio detritico di grossi blocchi e pietroni sotto lo spuntone roccioso della vetta, raggiunta con superando un diedrino non banale (III-). Un'ascensione molto remunerativa che ci ha ripagato della scelta fatta, anche se lunga e abbastanza faticosa. In discesa abbiamo sfruttato una serie di doppie attrezzate dalle guide francesi lungo il lato sinistro del Couloir Gastaldi (7 calate in totale dal Gendarme Pointu ad un canale detritico in fondo alla parete). Non lasciatevi tentare dalla discesa diretta nel Couloir Gastaldi, è pericoloso ed è soggetto a scariche di sassi molto frequenti.
Sulla montagna, nonostante i tanti alpinisti presenti al rifugio la sera prima, eravamo presenti solamente noi tre e nessun'altro, solitudine totale, mentre la via normale del Brec de Chambeyron invece era molto frequentata, e abbiamo visto almeno 35-40 persone salire in vetta. La roccia è generalmente buona, se si sale trovando la montagna in buone condizioni, senza neve e/o vetrato non oppone problemi particolari ma va affrontata con rispetto e la dovuta attenzione. Belli da vedere gli spuntoni di marmo rosa della vetta. Nonostante la presenza di nuvole e un pò di foschia il colpo d'occhio da questa cima è davvero notevole ! Siamo scesi al Rifugio tardi, ma molto soddisfatti e felici per questa bella ascensione. Merita di essere frequentata e salita, almeno una volta e ne vale la pena, sono esiste solo il Brec de Chamberon...ma anche la "sorella" Aiguille ! Una segnalazione da fare per il Refuge de Chambeyron, accogliente e ben gestito. Salita fatta in compagnia degli amici Luigi e Gianfranco di Genova

23/8/2006 - marcog72

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Salita di vecchio stampo, di grande impegno ma di notevole soddisfazione, anche se gli auspici non erano dei migliori (pernottamento al Bivacco Barenghi – 9 posti – in 15 di cui 4 arrivati alle 21,00 perché dispersi proprio sull’Aiguille).
Nonostante sia una normale è una via da non sottovalutare: passaggi difficili non ce ne sono ma si trovano diversi tratti piuttosto delicati (per la qualità pessima della roccia o per l’esposizione). In particolare il traverso nei pressi del Couloir Gastaldi, il canale successivo ed i blocchi sotto la vetta.
Seguire alla lettera la descrizione poiché vi sono numerose varianti e omini di pietra un po’ ovunque. In particolare dalla fine della cengia Bourillon, dopo il tratto ripido piegare a sinistra e non farsi tentare di proseguire diritto, nonostante i numerosi segni di passaggio e i cordoni di assicurazioni lasciati sul posto.

Foto disponibili

27/8/2002 - frankie56

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
gita effettuata in solitaria e in giornata, fattibile anche se con un pò di fatica, per il lungo avvicinamento al bivacco barenghi, per il saliscendi sul col de la gippiera e per l'interminabile conoide di detriti. cengia isoard all'andata e bourillon al ritorno. La roccia è piuttosto sfasciumosa e l'itinerario abbastanza complesso, anche se mai difficile. La montagna è comunque grandiosa e ciò dà grande soddisfazione alla gita.