Monviso Cresta Est

difficoltà: AD :: :: :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 2020
quota vetta (m): 3841
dislivello complessivo (m): 1900

copertura rete mobile
wind : 10% di copertura
vodafone : 8% di copertura
tim : 4% di copertura
no operato : 0% di copertura

contributors: enrico.mac ziocharli
ultima revisione: 26/05/09

località partenza: Pian del Re (Crissolo , CN )

punti appoggio: Rifugio Quintino Sella

cartografia: IGM foglio 67 3° quadrante so-se

bibliografia: Guida ai Monti d'Italia CAI TCI

accesso:
Dal parcheggio di Pian del Re in direzione delle imponenti sagome del Monviso e del Visolotto (sud) si punta verso la sorgente del Po (individuata da una targa in marmo su di un grosso masso).
Da qui ha inizio una ripida mulattiera che sale, con alcuni tornanti alla conca erbosa dove si adagia il Lago Fiorenza (2113 m., 20 minuti).
Si costeggia il lago a sinistra per un comodo ma breve tratto in piano per poi ricominciare a salire un colletto e poi superare un costone con una breve cengia esposta.
Il sentiero, ora un poco dissestato, sale ancora per un breve colletto fino ad aprire completamente la visuale sull'ampio vallone sul quale domina severa la parete nord del Monviso.
In fondo si raccoglie il piccolo Lago Chiaretto (2264 m) e tutto intorno il paesaggio è dominato da una vasta pietraia che scende dalle pendici del Monviso e invade tutto il vallone; si tratta in gran parte della disastrosa frana del luglio del 1989, causata dal distacco di parte del ghiacciaio pensile Coolidge.
Il sentiero prosegue a destra aggirando il vallone e mantenendo la quota sopra il lago per poi riprendere a salire in diagonale sempre più ripidamente lungo la pietraia in direzione delle pendici del Viso Mozzo (sulle carte e sulle guide viene riportato ancora il percorso che scende fino al Lago Chiaretto e poi risale molto ripido verso il Colle di Viso, certamente meno comodo).
Il sentiero si apre la strada tra i massi e con brevi tornanti aggira il Viso Mozzo e raggiunge, sulle sue pendici, il Colle di Viso (2650 m).
Ancora un breve tratto in leggera discesa porta al Rifugio Q.Sella (2640 m).

note tecniche:
Via bella e facile di alpinismo tradizionale (max IV grado). Molto l'impegno fisico (lo sviluppo della cresta è di circa 1200 m e la discesa è molto lunga).
Attenzione alla caduta di pietre da cordate sovrastanti!!!
A fine stagione il percorso è solitamente privo o quasi di neve/ghiaccio ma si consiglia di informarsi con esattezza prima di partire.
Utili una corda da 30 metri ed eventualmente una picozza e un paio di ramponi.

descrizione itinerario:
Dal rifugio si vedono 2 canali nevosi che scendono dal Viso: l'itinerario comincia alla base di quello a sx (sud) , con largo cono di deiezione che finisce nel lago.
Per raggiungere l'attacco aggirare il lago verso N in senso antiorario fino ad un colletto (sentiero di accesso al rifugio) abbandonarlo (evidente sentierino con ometto) e per macereti (ometti) dirigersi SW risalendo la morena fino a trovarsi sul nevaio che scende dal canale.
Risalirlo (piccozza e ramponi in caso di neve dura o inizio stagione) fino a che non sia possibile mettere piede sulle rocce alla destra (piccole terrazze rocciose con erba, 1 chiodo segnalato con vernice gialla/bollo giallo).
Inizialmente salire obliquando verso destra su cenge erbose collegate da piccoli risalti e una specie di traccia camminabile, fino a raggiungere il filo di cresta (qualche chiodo, bolli gialli).
Seguire la cresta fino sotto alla Punta Saint Robert (quota 3.500 circa) evitando i salti più impegnativi sul lato destro o su quello sinistro.
Fino a questo punto II con qualche passaggio di III, tracce di vernice rossa, percorso non obbligato ma ben evidente dai segni di passaggio, in gran parte camminabile nel tratto superiore.
Alla base del San Robert (targa di marmo bianco leggermente a sx dell’ampio bordo di cresta) si sale stando a sinistra su una placca liscia verso un masso sporgente (chiodo+chiodo con anello+cordino in alto, III+).
Le alternative proposte per superare il tratto successivo sono due:
- aggiramento del torrione (infido in presenza di poca neve, consigliata solo in caso di nevaio assestato o assente): seguire sulla sinistra i chiodi bollati di giallo che ci conducono con una stretta ed esposta cengia nei pressi di un canalino detritico abbastanza ripido che risalito ci porta ad aggirare alla base il torrione (attenzione alle scariche di pietre) per riprendere il filo di cresta poco oltre (possibile salire anche il canale più a sx o le rocce al suo margine sx);
- una più impegnativa che permette di raggiungere la sommità del torrione Saint Robert: salire in direzione di una fascia di rocce bianche che segnano la linea iniziale di salita ove sono presenti alcuni chiodi, giunti nella parte superiore si deve affrontare il tratto più esposto e difficile su delle placche (IV+) che conducono sino sulla cresta molto affilata che porta brevemente in vetta; da qui discendere su alcune lisce placche con corda doppia o in delicata disarrampicata sino al colletto che sta subito a monte del torrione previo superamento di un primo stretto intaglio (occhio alle cornici in presenza di neve).
Giunti quindi al colletto si comincia finalmente a trovare roccia più salda e buona ove arrampicare con più sicurezza, si svolge su un tratto molto panoramico ed esposto ma mai eccessivamente impegnativo tecnicamente, possibile stare sul filo di cresta.
Risalendo direttamente le rocce sovrastanti il canalone si riguadagna il filo di cresta sin sotto un altro piccolo torrione slanciato che viene aggirato abbastanza agevolmente sul versante settentrionale, poco sotto la sua punta; riguadagnato nuovamente il filo si scende sino ad un intaglio più ampio percorrendo il versante meridionale.
Sulla sinistra dell´intaglio è possibile vedere i chiari ed evidenti segni gialli che marchiano la cosiddetta ´Via della Lepre´, una via di fuga alquanto esposta su una infida cengia orizzontale di terreno detritico ed erboso che collega la Cresta E con la via normale sul versante meridionale della cima; questa via è ben segnalata da bolli gialli+chiodo (la via di fuga è sconsigliata per il rischio di caduta pietre).
Evitando di seguire i bolli gialli si sale sopra la scritta di vernice. Partenza ostica (IV) ma la grande lama a destra aiuta a salire (anello di filo di ferro intorno a una lama dopo 3m). Si prosegue sul filo ora più stretto con bella arrampicata su roccia solida (qualche fessura per friend e alcuni spuntoni).
Si percorre un breve tratto in discesa portandosi alla base di un ultimo piccolo torrione di rocce rosse, che si aggira in diagonale ascendendo a dx per poi tornare sul filo e passare sulle cenge pietrose verso la normale, salendo verso sx e incontrando ancora qualche passaggino. (Attenzione a non smuovere sassi).
Si riguadagna infine il sentiero della via normale su un largo cengione che rimane praticamente perpendicolare al nostro senso di marcia.
In pochi minuti in vetta.

DISCESA
Molto lunga per la via Normale (PD-, affatto banale se innevata o molto sporca) considerando che in caso di esigenza è possibile appoggiarsi al Bivacco Andreotti (3.200m)

altre annotazioni:
Prima salita: 7 agosto 1902 da parte di Adolfo ed Elena Kind, Ubaldo Valbusa e Alberto Weber.