I chiodi di via sono molto rari. Un certo aiuto lo forniscono i segni dei ramponi sulla roccia.
Non sottovalutare neppure il lungo avvicinamento per arrivare al bivacco Resegotti (oltre 2000 m) anche perché il ghiacciaio si trova oggi in cattive condizioni con lunghi tratti di ghiaccio vivo.
Valutare bene le condizioni della cresta perchè la presenza di molta neve o poco consolidata può allungare i tempi di percorrenza che normalmente variano dalle sei alle sette ore.
Partendo dal Bivacco Resegotti si percorre l’evidente cresta (nevosa con brevi tratti rocciosi) verso il Colle Signal (circa 1 ora).
Dopo il colle la cresta è piuttosto larga e la si percorre – su sfasciumi e grandi blocchi – sulla sinistra, puntando ad un’evidente e grande gendarme o risalto.
Il risalto lo si può superare indiferrentemente sia a destra sia a sinistra ove si sale uno stretto canalino di roccia solida alto circa 25 m (III).
Si pervviene così, esattamente dietro il risalto, su una cresta di neve da dove inizia la parte intermedia della salita (percorso complesso e di non facile individuazione), dove si trovano tratti di misto, picole crestine nevose e passaggi più o meno lunghi di III e IV.
Occorre stare sulla destra (in prossimità dei grandi gendarmi) senza allontanarsi troppo dalla cresta per non finire su terreni della parete est dove è più difficile assicurarsi ed il percorso è sicurmante insidioso.
Si salgono così alcuni tratti di roccia più ripida (III , IV-), intervallati da passaggi più semplici, sino a una partetina più articolata e complessa ove si deve percorrere una fessura obliqua verso destra (1 chiodo) per poi tornare leggermente verso sinsitra.
Si punta così al grande risalto superiore (da non salire direttamanete) alla cui base si trova una cengia (discendente per alcuni metri) che si segue per circa 25/30 metri sino a trovare un punto di sosta con un chiodo (+ uno vecchio).
Dalla sosta si sale un canalino (due metri a sinistra e poi dritti) ove si trova un chiodo di via posto circa a metà (IV).
Al termine del canalino ci si trova sul bordo del grande risalto (la relazione di Buscaini parla di un altro chiodo di sosta -?-) quasi al termine dello stesso e si torna a vedere la capanna Margherita, ormai molto vicina.
Si sale ancora per alcune lunghezze di corda rimanendo possibilmente in prossimità del filo di cresta con percorso più facilmente individuabile ed intuibile, puntando alle spaccature poste decisamente a destra del grande torrione sommitale, con ancora alcuni passaggi di II e III (i pendii di sfasciumi e neve sulla sinistra paiono più semplici, in realtà sono pericolosi per scariche di pietre e ghiaccio e mancano punti per fare un minimo di sicura).
Si esce sui pianori glaciali sommitali (facili) e si sale al rifugio.
- Bibliografia:
- TCI - Guida Monti d'Italia - Buscaini
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