McCandless


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Lo spigolo molto estetico, l'ambiente isolato e selvaggio e lo scarso numero di ripetizioni sono elementi di questa via che hanno esercitato su di me un forte fascino. Chi fosse alla ricerca di questi elementi troverà nel Pizzo Pioda una gita di sicura soddisfazione.
Partiti alle 4:00 dalla macchina e giunti all'attacco dopo 5h 20' (20' persi a causa di un errore di percorso, e dunque non conteggiati in relazione), abbiamo percorso la via all'incirca in 6h. Siamo stati colti dalla piogga in corrispondenza della S10: fortunatamente tale sosta è riparata dal tetto sommitale e dunque abbiamo atteso all'asciutto il termine della perturbazione. A causa del terreno bagnato abbiamo dovuto procedere a rilento sull'ultimo tiro e sulla cresta, prima di poter iniziare la discesa vera e propria. Siamo giunti all'auto verso le 20:45.
A parte il contrattempo della pioggia e piccoli errori di percorso, che sicuramente hanno dilatato i nostri tempi di percorrenza, a chiunque volesse ripetere la via consiglio di preventivare delle tempistiche non molto inferiori alle nostre a causa dell'avvicinamento complicato e del sentiero di rientro difficile da individuare.

Un ringraziamento a Enrico con il quale siamo riusciti a realizzare questa salita che da tempo assillava i nostri pensieri. Un ringraziamento anche ad uno degli apritori, Loris, che abbiamo incontrato per caso durante la nostra gita e che ci ha fornito utili indicazioni e un caloroso incoraggiamento: il suo volto è sembrato illuminarsi di gioia quando ha saputo che andavamo a ripetere la sua via! Alle soddisfazioni della salita si aggiunge così anche questa piccola-grande soddisfazione umana.

La linea (approssimativa) seguita dalla via.

La cascatella dopo la quale abbiamo abbandonato il sentiero in traverso, iniziando a salire verso la Pioda.

L'attacco della via.

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Via molto bella in ambiente magnifico. La costante presenza di spit permette di godersi appieno la scalata senza l''ansia di proteggersi ma, come già anticipato da molti, resta necessario avere un buon margine rispetto all'obbligatorio per godersi la seconda parte della via (decisamente fisica e stancante).

Per evitare di finire sulle soste di una linea moderna che passa molto vicino alla Bertone-Zappelli tenere presente che le soste corrette sono caratterizzate da una catena e un anello di calata. Nella L2 bisogna saltare la prima sosta (cordone lungo e 2 spit, di cui uno con piastrina molto piccola) e reperire la sosta corretta sulla cengia soprastante. Nella L4 bisogna saltare la prima sosta (S3bis), anche se dello stesso tipo delle altre soste della via, e procedere ancora per 20-25m tendendo verso Sx (faccia a monte) fino ad una sosta su 3 spit e cordoni (l'ultimo tratto di tiro e la sosta sono in comune con la Ottoz): in questo modo il tiro dovrebbe arrivare a circa 60m. Da questa sosta si procede verso Dx, abbandonando la linea della Ottoz.

Ho concatenato L8 ed L9 perchè la sosta intermedia (sospesa) sembra essere decisamente scomoda. Il passo chiave della L9 si trova all'uscita dell'ultimo spit: per azzerarlo bisogna pendolare con un cordino per andare a prendere a Sx la fessura del pulpito su cui si sosta.
L11 ed L12 sono tiri di quasi 60m: allungare molto bene le protezioni per evitare il bloccaggio delle corde (a me sopraggiunto all'ultimo spit della L11).

Riguardo alla relazione, consiglierei di utilizzare principalmente quella del sito Pan e Pera, letta dopo aver concluso la salita ma a mio avviso più precisa di quella di Planet Mountain (nella cui foto sono riportati dei gradi errati).

Due bellissimi giorni in compagnia di Michele (in cordata) e di Diego e Claudio sulla Ottoz, con tante risate a fare da cornice ad una gita indimenticabile: grazie ragazzi!

Michele impegnato sulla L7.

L'uscita in sosta della L9.

Ultimi metri della lunga L11.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Rispetto a quanto già detto dal buon Maigol, aggiungo solo alcune informazioni riguardo ai friend utilizzati per uscire in artificiale da L2 ed L4 (ahimè troppo fisici per consentirmi la libera):
1) nella L2 il tratto di fessura strapiombante può essere protetto (e azzerato) con due friend BD n.3, i friend n.4 servono una volta usciti dal tratto strapiombante e per proteggere la parte alta della fessura (facile da arrampicare), dunque il secondo friend n.4 non è necessario se ci si sente sicuri su terreno facile;
2) la doppia serie di friend e, soprattutto, il friend n.5 consentono di uscire in artificiale anche dalla L4 (prevedere un cordino per staffare).

In L3 fare attenzione alla roccia delicata nella prima parte del tiro e alla piccola lastra di roccia mobile sul lato destro del diedro (presa utilizzata per la progressione).

La via è di sicuro interesse dal punto di vista storico e per l'esteticità di alcuni tiri, ma a mio avviso risulta meno bella delle "cugine" del Vallone di Sea.
Un grazie a maigol per la sempre ottima compagnia e per aver concesso al sottoscritto di alleviare con una buona merenda sinoira il dispiacere da eccessivo uso dell'artificiale...ogni scusa è buona per mangiare! :)

La panoramica uscita dalla fessura di L4.

La L5 dopo aver doppiato lo spigolo.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
L'ambiente meraviglioso e la bellissima parete valgono sicuramente la fatica spesa! La via presenta alcuni tiri indimenticabili (il muro di L2, la placca di L4, la fessura di L8 e lo strapiombo di L10), ma alcuni tratti mi sono sembrati un po' forzati per cercare appositamente le difficoltà.

Utilizzata una serie completa di friend fino al n.3 BD. La fessura off-width è ben protetta a fix e non è necessario il friend n.4 (l'uscita richiede un po' di decisione, ma il friend non aiuta in alcun modo a fare il passo). Molto utile invece il friend n.3 per proteggere il passo di uscita dalla prima parte di fessura.

La L2 (muro di 6c) presenta solo un passo duro, ma per azzerarlo occorre staffare (azzeramento più difficile per i brevilinei). La parte iniziale della L8 (placca ostica di 6c+) è ben spittata e consente di azzerare i passi duri, ma impone un runout piuttosto delicato al termine di uno di questi passi; la seconda parte del tiro è invece più scalabile, pur presentando un paio di passi ostici (la parte iniziale della fessura, comunque azzerabile, e l'uscita).

La sosta del primo tiro va fatta in corrispondenza di un singolo spit con cordone (eventualmente rinforzabile con un micro-friend). Nel tiro chiave (L8) abbiamo fatto una sosta intermedia in corrispondenza dei vecchi chiodi al termine della placca.
Gli ultimi due tiri oggi erano in buone condizioni (solo un po' di umidità nella fessura dell'ultimo tiro).

Una enorme ringraziamento a Enrico per la bellissima e faticosa giornata di arrampicata: giunti all'attacco verso le 9.00, siamo stati ad un passo dal desistere a causa della fitta nebbia e del vento gelido. Nonostante il morale a terra, proviamo comunque a partire sperando in un miglioramento del meteo e fortunatamente veniamo ripagati con una bellissima (anche se fresca) giornata di sole! Grazie Enrico per averci creduto fino in fondo e per aver tenuto alto il morale della truppa! :)

Uscita dal passo boulder di inizio via.

Il magnifico muro della L2.

La placca di L6 con i becchi sommitali sullo sfondo.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Roccia stupenda e posto magnifico: è impossibile non restare incantati dalla Rossa!
Concordo con i pareri di chi mi ha preceduto: la chiodatura è lunga e obbliga a lunghi tratti non sempre proteggibili ed il passo chiave non mi è sembrato azzerabile. Anche noi abbiamo utilizzato una serie completa di friend BD fino al n. 2.

Il parcheggio del Devero è ora dotato di una cassa automatica, così anche chi dovesse terminare tardi la propria gita è in grado di pagare subito il pedaggio.

Un grazie a Enrico per questa bellissima gita che inaugura l'inizio delle sue vacanze ossolane.
Un saluto anche ai ragazzi varesi/comaschi e alla loro guida alpina incontrati durante le calate.

La Rossa ed il magnifico ambiente circostante.

L'ultimo tratto della L2.

Il bellissimo muro della L5.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Via molto bella e molto tecnica, merita sicuramete una visita.
La distanza tra gli spit non è ravvicinata e non permette di azzerare le difficoltà, ma la chiodatura mi è sembrata comunque sicura (forse anche grazie alla recente integrazione).
Purtroppo abbiamo attaccato la via "Le Ali della Libertà" per sbaglio, e ci siamo poi riportati su "Madame Babette" con un lungo traverso dalla S2. Per giungere correttamente all'attacco della via bisogna alzarsi di una ventina di metri sullo zoccolo erboso, all'incirca in corrispondenza dell'inizio della barriera metallica.
Rispetto alla relazione qui riportata, noi abbiamo suddiviso la L5 in due tiri. Si potrebbe spezzare anche la L7, ma se si hanno corde da 60m è un peccato farlo perchè l'ultimo tiro risulterebbe brevissimo (10m circa).

Un ringraziamento a Nicola per questa prima via insieme e un grazie anche al meteo che ci ha concesso di terminare le calate prima di dare il via alla pioggia!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Bellissima linea in un ambiente magnifico!!
Consiglierei di non sottovalutare la via perchè risulta piuttosto sostenuta per i gradi che le sono stati attribuiti. La L2 è un fantastico tiro da fare quasi interamente in dulfer: impegnativo per la continuità (e con un passo un po' più duro a metà tiro), ma di grande soddisfazione.


Calate: noi le abbiamo effettuate sulla linea di salita ad eccezione della calata dalla S6, dalla quale abbiamo raggiunto, in linea verticale, la sosta di un'altra via situata sulla cengia di metà parete (a Sx, viso a monte, e poco più in basso della S4 della Niedermann). Da qui siamo tornati sulle soste della Niederman calandoci in traverso verso Dx (viso a monte) alla S3.

Attacco: ad oggi è difficile raggiungere l'attacco della via a causa del profondo salto tra la parte terminale del nevaio (ancora alto) e la parete. Abbiamo dovuto scavalcare il bordo del nevaio e camminare su un grosso blocco di neve incastrato tra la parete e il nevaio prima di poter arrampicare i pochi metri di roccia che precedono la S0.

Un enorme ringraziamento a Ferruccio per aver percorso insieme questa bellissima via!

Il rifugio e la parete del Gross Bielenhorn (in ombra sullo sfondo a destra).

Il toro di Uri disegnato in corrispondenza della S0.

La spettacolare L2 da percorrere in dulfer!

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Finalmente riesco a percorrere questa bellissima linea, resa ancora più selvaggia e affascinante dalla chiodatura tradizionale.
Abbiamo portato una serie completa di friend BD da 0,3 a 4 (utilizzando il 4 solo nella parte finale della L2, ma credo si possa farne a meno), doppie misure da 0,75 a 3 (il secondo 3 è risultato superfluo, ma può comunque risultare utile sulla L2, soprattutto se non si vuole portare il 4) e un paio di microfriend.
L'uscita dalla fessura obliqua di L4 (un metro dopo l'ultimo chiodo) è piuttosto dura, ma si riesce ad integrare con un friend piccolo (anche se con un certo dispendio di energie) prima di uscire alla buona presa visibile al termine della sequenza. Fare attenzione perchè questa presa si muove un po'...
Bellissima la prima parte della L5; un bel viaggio (anche se estenuante) il delta.
La L6 ha una roccia meno bella di quella dei tiri precedenti (alcuni tratti polverosi e alcune zone muschiate), inoltre l'abbiamo trovata un po' bagnata da una infiltrazione d'acqua. Ho trovato particolarmente ostico il passaggio al termine della placca adagiata, dove si trova un chiodo arrugginito: purtroppo ho dovuto azzerare il passo, ma ad ogni modo mi sembra decisamente più duro del 6a dichiarato.

Un ringraziamento e tanti complimenti al sempre in forma maigol che ha percorso in maniera impeccabile il tiro del delta.
Un sentito grazie anche ad Oviglia che ha reso nuovamente percorribile questa piccola perla.
E infine il consueto grazie al Setugrino che riesce sempre egregiamente a rifocillare la pancia di noi affamati climber!

La L2 vista dalla sosta.

La L2 dopo il tratto di fessura strapiombante.

La parte iniziale di L5: verso il delta di Venere.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Bella via nonostante le prime 3 lunghezze interrotte da vegetazione.
La chiodatura è buona ma a mio avviso non permette di azzerare le difficoltà (in particolare in L5 e L7). L'ultimo tiro, se fatto integralmente, risulta piuttosto impegnativo e porta a seguire un diedro fessurato infestato da erba, il che lo rende ancora più difficile da scalare (noi abbiamo integrato con un friend n.1 e con un microfriend).

Partiti con l'intenzione di scalare al Becco della Tribolazione, dirottiamo su Forzo a causa della gran piovuta notturna, incontrando casualmente i gulliveriani Michele e Diego (ai quali mando un saluto) impegnati sulla vicina via Beppe.
Un grazie e tanti complimenti a Fra che ha mostrato grande bravura e grande caparbietà nel percorrere in alternata questa via.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Via discontinua ma molto carina. Fare attenzione alla L4: è possibile piazzare un friend (di dubbia tenuta) prima della sezione chiave e poi non ci si riesce a proteggere fino al chiodo con cordino (anch'esso di dubbia tenuta). Molto caratteristico e divertente il passaggio del buco: si passa dall'assoluta certezza di non riuscire a passare (soprattutto quando si sente il bacino quasi incastrato) all'incredulità mista ad euforia per esserne usciti.

Percorsa con Danilo, col quale si torna ad arrampicare insieme dopo qualche annetto!
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