McCandless


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
La via presenta un'arrampicata sicuramente interessante, però la roccia è a tratti delicata e richiede molta cautela. I punti in cui conviene prestare attenzione sono due:
1) Al termine della L3 bisogna passare tra la roccia e un albero bruciato, caduto a causa dell'incendio dello scorso anno. Su quest'ultimo si trova una lastra di grosse dimensioni, appoggiata in equilibrio precario (vedi foto della gita). Evitare dunque di sollecitare la pianta per non favorire la caduta della lastra.
2) L'uscita dallo strapiombo della L6 si trova a Dx del lastrone sommitale: l'uscita a Sx, anche se più facile, è fortemente sconsigliata perchè obbliga ad utilizzare delle pietre precarie per issarsi sulla cengia dove si sosta.

Una bella gita autunnale con Michele che, nonostante il periodo di riposo forzato, arrampicata sempre alla grande.

L'albero caduto che sostiene la lastra precaria (situazione al 13-10-2018)
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Bellissima via, degna della sua fama. La relazione qui riportata è molto affidabile e ancora attuale. Aggiungo solo un paio di informazioni:
1) Nella L6 è molto utile un friend grande (noi non lo avevamo) per proteggere la larga fessura che si incontra dopo il tratto di calata / disarrampicata ed il succesivo traversino a Sx. Alcune relazioni dicono giustamente che tale friend non è indispensabile, ma se non lo si porta con sé bisogna rassegnarsi a procedere sprotetti fino a pochi metri dalla sosta (dove, ad oggi, è presente un friend grande incastrato).
2) La sosta S8 è attualmente collocata al termine della fessura obliqua che sale verso Dx (due chiodi nuovi da collegare).

Un grazie a Ferruccio e Marco per la bella gita infrasettimanale su questa via imperdibile che corteggiavamo da tempo. E un grazie ad Andrea che, con una gentilezza ormai rara, ha voluto dare un passaggio a tre stanchi arrampicatori sulla strada del rientro.

La stupenda L3.

La larga fessura nella seconda parte della L6.

Gli ultimi metri della L7.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Arrampicata bellissima e impegnativa praticamente su tutti i tiri, una via veramente indimenticabile!
Il tiro più impegnativo è probabilmente il terzo, difficile sia tecnicamente che psicologicamente. Il nono tiro invece presenta un'uscita molto dura (forse anche a causa della stanchezza) e non azzerabile: si riescono a posizionare alcuni friend nel tratto strapiombante prima dell'uscita dal tetto (che costituisce il passo duro), ma quest'ultimo va affrontato con decisione e con un po' di energie di riserva (non bisogna aspettarsi prese nette per agevolare il ribaltamento, l'unica presa buona è una rovescia costituita dal blocco incastrato, poi bisogna alzare i piedi fino a puntare la schiena contro la parete di destra e i piedi su quella di sinistra per poter finalmente sghisare le braccia e uscire dal tetto).
Concordo con chi ritiene che l'obbligatorio proposto nelle relazioni sia un po' stretto: personalmente darei un 6b+.

Via sognata da tanto tempo e finalmente affrontata con Michele, che ringrazio per aver affrontato il terzo temibile tiro e per la tenacia con la quale ha voluto proseguire nonostante il dolore al piede. Grazie Michele!!

Gli ultimi metri della L5.

La L9 vista attraverso l'uscita dal duro tetto di fine tiro.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Via molto bella e arrampicata entusiasmante, sempre verticale e continua. La cengia erbosa al termine della L5 ed il lichene presente in alcuni tratti della via disturbano un po' l'arrampicata, ma la via merita sicuramente di essere ripetuta.
La scalata è sempre molto atletica e quasi tutti i tiri presentano più tratti continui e impegnativi.
I tiri di 6a+ mi sono sembrati sottogradati perchè entrambi presentano dei singoli passi troppo duri per il grado dichiarato.

Altra gran bella via in compagnia di Michele, che ringrazio per aver dato fiducia alla mia proposta di esplorare questa via poco conosciuta.

Il traversino verso Dx della L2.

La parte di L3 che precede la bella lama (in parte nascosta).

Il traverso della parte terminale di L3.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella via in un ambiente magnifico e selvaggio. La roccia è ricca di ondulazioni e di concrezioni che assicurano una scalata molto tecnica e piacevole, mentre gli spit sono piuttosto lontani: in mezzo bisogna procedere con passo sicuro e integrare dove possibile, ma le difficoltà sono assolutamente abbordabili e basta un po’ di calma e di sangue freddo per abituarsi alla chiodatura.
La prima parte della via è più verticale e caratterizzata da spit ormai arruginiti che si mimetizzano con la roccia; la seconda parte presenta invece una roccia più abbattuta e più delicata, ma per contro il materiale è in buono stato.
Il passo chiave si presenta nella L1, in corrispondenza dell'ultimo spit: dopo averlo rinviato, spostarsi un paio di metri a destra per andare a prendere la bella lama (passi delicati).
Per raggiungere l'attacco considerare un paio d'ore circa dall'arrivo della seggiovia (ricordarsi che, una volta entrati nel vallone del Giove, bisogna procedere su pietraia e per ripidi prati senza alcuna traccia di sentiero). Ad oggi il rifugio Miryam risulta chiuso e la fontanella nei suoi pressi non eroga più acqua.
Si consiglia di percorrere la via a stagione inoltrata per evitare eventuali scariche di sassi dovute allo scioglimento delle nevi.

Risale a un paio d'anni fa il nostro primo tentativo di percorrere questa via, tentativo fallito a causa di un temporale notturno che ha reso impraticabile la via. Quest'anno decidiamo di improvvisare la gita in una settimana di meteo relativamente stabile e riusciamo finalmente a trovarla asciutta (tranne qualche sezione ancora bagnata nella parte alta). Un grazie a Marco per l'ormai consueto pellegrinaggio annuale nel vallone del Giove e per aver finalmente percorso insieme questa via da tanto tempo agognata.

Il vallone del Giove con il Triangolo di Talete all'estrema Sx.

La parte finale della L2, dopo il traverso iniziale verso Dx.

Il tiro in traverso sotto la fessura ad arco (trovata bagnata).

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Bellissima linea che cerca il percorso più logico insinuandosi tra gli enormi tetti di una parete verticalissima.
Se da una parte i friend possono sembrare superflui nelle prime lunghezze (scarse possibilità di integrare), a mio avviso sono indispensabili nell'ultimo tiro (in cui 2 dei 5 spit sono posizionati nei primissimi metri, ma poi le distanze tra le protezioni diventano siderali).
I gradi di alcuni tiri sono forse un po' generosi, ma l'obbligatorio mi è sembrato corretto. Le sezioni più dure della via a mio avviso sono il diedro della L2 (passo ben protetto), l'uscita dallo strapiombo della L4 (duro ristabilimento lontano dallo spit), il lungo runout per uscire sullo spigolo della L6 (dall'ultimo spit sotto al tetto non ci sono altre protezioni fino alla sosta, che risulta visibile solo dopo essere usciti sullo spigolo) e lo spanciamento all'inizio della L10 (due spit ravvicinati, ben protetto).

Via scoperta un po' per caso navigando su internet, si è rivelata una piccola perla per la bella linea, la scalata continua e l'ambiente magnifico. Percorsa con Michele, che rientra dalle vacanze conservando una sempre ottima e invidiabile forma fisica. Grazie della bella gita!

Il Lago Blu con la Rocca di Verra sullo sfondo.

La morena da percorrere in fase di avvicinamento e la Rocca di Verra sulla Sx.

Il traverso della L6.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Salita bella e impegnativa in un posto meraviglioso. La via fino ad oggi è stata sicuramente poco ripetuta a causa del lungo avvicinamento, ma spero che la recente installazione del bivacco presso la Conca delle Caldaie porti ad una maggiore frequentazione del luogo, il quale ha sicuramente un fascino incredibile.

Un ringraziamento a Giovanni per la disponibilità a fornirmi informazioni sulle vie del Piodelle e per la recente sostituzione dei cordini alle soste, e ovviamente un enorme ringraziamento a Enrico per aver condiviso in giornata questa piacevolissima faticaccia.

Si procede verso il Pian d'Erbioi, con lo spigolo del Piodelle ben visibile sopra di noi.

Il Pizzo delle Piodelle con la Torre Vitali all'estrema Sx.

Gli ultimi metri di pietraia per arrivare all'attacco.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella arrampicata su roccia perfetta in un ambiente poco frequentato dagli arrampicatori e molto piacevole.
Nonostante la guida riporti una classificazione RS3, la chiodatura mi è sembrata buona e non pericolosa.
Il passo di 6b+ del primo tiro (in corrispondenza della placca nera con fix ravvicinati) è facilmente azzerabile, ma i passi successivi sono obbligati.

Un ringraziamento a Fra per avermi dato fiducia nella scelta di questo itinerario che mi incuriosiva da tempo. E un ringraziamento anche al meteo che, con perfetto tempismo, ha iniziato a scaricare secchiate d'acqua prima che attaccassimo una seconda via, evitandoci così spiacevoli ritirate sotto la pioggia.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Lo spigolo molto estetico, l'ambiente isolato e selvaggio e lo scarso numero di ripetizioni sono elementi di questa via che hanno esercitato su di me un forte fascino. Chi fosse alla ricerca di questi elementi troverà nel Pizzo Pioda una gita di sicura soddisfazione.
Partiti alle 4:00 dalla macchina e giunti all'attacco dopo 5h 20' (20' persi a causa di un errore di percorso, e dunque non conteggiati in relazione), abbiamo percorso la via all'incirca in 6h. Siamo stati colti dalla piogga in corrispondenza della S10: fortunatamente tale sosta è riparata dal tetto sommitale e dunque abbiamo atteso all'asciutto il termine della perturbazione. A causa del terreno bagnato abbiamo dovuto procedere a rilento sull'ultimo tiro e sulla cresta, prima di poter iniziare la discesa vera e propria. Siamo giunti all'auto verso le 20:45.
A parte il contrattempo della pioggia e piccoli errori di percorso, che sicuramente hanno dilatato i nostri tempi di percorrenza, a chiunque volesse ripetere la via consiglio di preventivare delle tempistiche non molto inferiori alle nostre a causa dell'avvicinamento complicato e del sentiero di rientro difficile da individuare.

Un ringraziamento a Enrico con il quale siamo riusciti a realizzare questa salita che da tempo assillava i nostri pensieri. Un ringraziamento anche ad uno degli apritori, Loris, che abbiamo incontrato per caso durante la nostra gita e che ci ha fornito utili indicazioni e un caloroso incoraggiamento: il suo volto è sembrato illuminarsi di gioia quando ha saputo che andavamo a ripetere la sua via! Alle soddisfazioni della salita si aggiunge così anche questa piccola-grande soddisfazione umana.

La linea (approssimativa) seguita dalla via.

La cascatella dopo la quale abbiamo abbandonato il sentiero in traverso, iniziando a salire verso la Pioda.

L'attacco della via.

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Via molto bella in ambiente magnifico. La costante presenza di spit permette di godersi appieno la scalata senza l''ansia di proteggersi ma, come già anticipato da molti, resta necessario avere un buon margine rispetto all'obbligatorio per godersi la seconda parte della via (decisamente fisica e stancante).

Per evitare di finire sulle soste di una linea moderna che passa molto vicino alla Bertone-Zappelli tenere presente che le soste corrette sono caratterizzate da una catena e un anello di calata. Nella L2 bisogna saltare la prima sosta (cordone lungo e 2 spit, di cui uno con piastrina molto piccola) e reperire la sosta corretta sulla cengia soprastante. Nella L4 bisogna saltare la prima sosta (S3bis), anche se dello stesso tipo delle altre soste della via, e procedere ancora per 20-25m tendendo verso Sx (faccia a monte) fino ad una sosta su 3 spit e cordoni (l'ultimo tratto di tiro e la sosta sono in comune con la Ottoz): in questo modo il tiro dovrebbe arrivare a circa 60m. Da questa sosta si procede verso Dx, abbandonando la linea della Ottoz.

Ho concatenato L8 ed L9 perchè la sosta intermedia (sospesa) sembra essere decisamente scomoda. Il passo chiave della L9 si trova all'uscita dell'ultimo spit: per azzerarlo bisogna pendolare con un cordino per andare a prendere a Sx la fessura del pulpito su cui si sosta.
L11 ed L12 sono tiri di quasi 60m: allungare molto bene le protezioni per evitare il bloccaggio delle corde (a me sopraggiunto all'ultimo spit della L11).

Riguardo alla relazione, consiglierei di utilizzare principalmente quella del sito Pan e Pera, letta dopo aver concluso la salita ma a mio avviso più precisa di quella di Planet Mountain (nella cui foto sono riportati dei gradi errati).

Due bellissimi giorni in compagnia di Michele (in cordata) e di Diego e Claudio sulla Ottoz, con tante risate a fare da cornice ad una gita indimenticabile: grazie ragazzi!

Michele impegnato sulla L7.

L'uscita in sosta della L9.

Ultimi metri della lunga L11.
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