giovanni68


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
quota neve m :: 2000
Meno 8° C alla partenza, al parcheggio, alle 9 e mezzo di mattina. Ma in faccia al sole, sulle panche fuori dal santuario, a mezzogiorno era il paradiso e bastava il pile. Neve battutissima e ghiacciata sulla stradina che dal parcheggio porta a Cheneil e poi ancora per un bel tratto lungo il sentiero, e abbondante fino in cima, con numerose tracce. Arrivati al santuario da sopra, raggiungendo la cresta facendo un largo giro alla sinistra del dosso che lo sovrasta. Discesa invece lungo i pendii sotto la chiesetta.
Con Claudia, Fabrizio ed Emanuele. Sulle panche, piacevole scambio di vedute con una coppia di altri ciaspolatori su vini, neve e trattorie. Bellezza dei panorami a parte, la gita perfetta quando... "preferirei non partire troppo presto" e/o "dovrei tornare a Torino un po' presto". E soprattutto prima dei pienoni della stagione sciistica, con le auto in coda giù in Valtournenche mattina e sera.

In salita sugli ultimi pendii.

Dalla cresta, mare di nuvole sul versante di Chamois.

Il santuario.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Partito da Domodossola. Fra andata e ritorno circa 80 chilometri per 1700 m di dislivello. Per la salita fino al colle il tempo di una mattinata, senza fretta (e senza troppo allenamento). Non proprio una scalata nella wilderness (la strada è trafficata pure di sabato: "indimenticabile" il rombo che anche solo un'utilitaria produce in galleria...), ma comunque interessante per la meta, l'apertissimo colle, e la storia dell'itinerario, dal medioevo alla vicenda del mercante-barone Stockalper, da Napoleone all'impresa del tunnel ferroviario. Nella gola di Gondo è possibile uscire da una fastidiosa semigalleria percorrendo un breve tratto della strada vecchia. Più in alto è consigliabile lasciare la strada principale per raggiungere il villaggio di Simplon e riprenderla a Eggen. E ancora, poco oltre, si può evitare l'ultima, lunga semigalleria prendendo il mini-svincolo per Maschihüs e, usciti da questa frazione, la comoda stradina asfaltata che costeggia la stessa semigalleria, la supera e riguadagna lo stradone dopo un comodo tornante. Per saperne di più sulla storia della strada è d'obbligo visitare la mostra permanente a pannelli allestita nell'isolata (e incustodita) Alte Kaserne, la "vecchia caserma" napoleonica verso l'uscita dalla gola di Gondo.

Nella gola di Gondo, l'uscita da una semigalleria che permette di percorrere un tratto di vecchia strada.

Nella gola di Gondo.

L'uscita dalla gola di Gondo vista da sopra Gabi.

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
tipo bici :: front-suspended
Bene, lo faccio o non lo faccio in sella...? Parliamo del primo tratto con fondo in cemento che si ritrova poco dopo aver iniziato la discesa dal Caugis. Fondo in cemento ma pendenza vertiginosa, e no protezioni a valle (v. foto). Alla fine l'ho fatto, perché dei freni a disco ti devi pure fidare. Ovviamente in salita, qui e anche più sotto, qua e là dopo Pra la Comba, ho spinto a mano. Ma è stato un pomeriggio bello e vario: i primi colori dell'autunno, un po' di brezza, la graziosa borgata di Pertusel con fontana, il bucolico paesaggio dietro la sua curva sovrastato dalle rupi della comba Rospard, il colletto di quota 1370, lo spettacolo del vallone degli Invincibili, e poi la solitudine dell'alpe poco prima del tramonto. E la veloce, lunga discesa. Partito alle 15,30 da Villar, arrivato all'alpe alle 18,15. Poco sotto l'alpe incontrato un altro giovane ciclista, che ho visto sfrecciare giù per il tratto in cemento a velocità doppia della mia.

Borgata Pertusel.

Il cambio di paesaggio girata la curva di Pertusel.

Nei pressi di Pra la Comba.

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Una gita incredibilmente bella e varia per un dislivello così contenuto. Giornata soleggiata, freddino e brezza da inizio autunno in cima, corde fisse sotto la vetta in buone condizioni, ometti a profusione nel tratto di pietraia e di rocce sotto la cresta. Ben segnalata e tracciata anche la parte bassa del percorso. Solo una nota per i distratti (come noi): qualche decina di metri sopra l'istmo fra il lago Leytà e il laghetto a sud di esso, l'itinerario volta nettamente a destra (su visibilissimo sentiero); ma sia una tacca che in quel punto colora un angolo di roccia sia il terreno possono anche invitare a procedere diritto e, al colletto poco sopra, a svoltare a sinistra, per trovarsi poi a dover superare il "tratto ripido di erba e terriccio" un po' esposto descritto nell'itinerario. Svoltando appunto subito a destra, invece, si raggiunge il più recente passaggio attrezzato che consente di superare comodamente il medesimo salto roccioso. In discesa dalla cima abbiamo attraversato il tratto pianeggiante del ghiacciaio per raggiungere in pochi minuti anche la croce di quota 3.260. Ancora una volta una bellissima giornata in compagnia di Andrea e Paolo.

Dall'istmo Leytà-laghetto sud: in centro, il bivio che a sx conduce al vecchio tratto esposto e a dx al più recente tratto attrezzato.

Sullo sfondo, da dietro il ghiacciao verso dx, la vetta, la cresta finale, il col Basei e l'evidente, lungo traverso in discesa fra rocce e pietraie.

La cima poco prima dell'arrivo in cresta.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Tratto di strada fino alle Grange di Thuras in buone condizioni.
Lasciata l'auto al fondo del piano dopo Rhuilles, a 1.730 m di quota, anche se il tratto di strada successivo che porta alle Grange di Thuras ci è subito sembrato in buone condizioni. Salita fino al bivacco così bella e agevole (fra l'altro tra pascoli ancora verdi nonostante la tarda estate) che (quasi) non ti fa sentire il chilometraggio. Dal colle di Thures, la traversata di mezz'ora fino al colle Rasis Ovest e, in pochi minuti, la salita alla punta Rasis sono una simpatica alternativa alla severa Ramière: abbiamo avuto un bel cambio di panorama sul Queyras (con vista, giù nel vallone, su un gruppo di rocce che ospita una colonia di grifoni che abbiamo osservato in volo) e, dopotutto, la "conquista" di un tremila... Discesa al bivacco per il canalone sotto i colli Rasis. Con Andrea e Paolo, 12 anni, il cui computerino da polso a fine gita segnava 23 km di cammino: complimenti!

Il colle di Thures (la depressione a destra contro il cielo) visto dai pressi del bivacco (foto Valfrè).

La punta Ramière vista dal colle di Thures (foto Valfrè).

In fondo, subito sopra la piccola chiazza di neve, il colle Rasis Ovest dal sentiero che arriva dal colle di Thures. A destra la punta Rasis.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Saliti in tre direttamente dal vallone della Balma, all'uscita dalle Barricate, senza fare il giro dalla Colletta: punto di riferimento, la baita a quota 2.360. Tracce, pascoli e poi pietraia, per superare infine il pendio che conduce al colletto a destra della cima: sicuramente l'itinerario più comodo per questa vetta, non segnalato ma intuitivo. Dalla cima, discesa per la cresta Nord (camosci!) su sentierino, tracce e... tratti a intuito, sempre sul versante Ovest, su detriti instabili ma mai veramente pericolosi, per aggirare vari salti. L'ultimo aggiramento, in discesa su un pendio ripidello, ci ha portato poco sotto il colletto della Balma, che abbiamo raggiunto recuperando qualche decina di metri di dislivello. Dal colletto abbiamo poi riguadagnato i pascoli del vallone di salita.

La cima (poco a sinistra del centro immagine) e il vallone di salita dai pressi di quota 2.360 (foto Valfrè).

La cresta Nord dai pressi della cima; in corrispondenza dei prati, il colletto della Balma (foto Valfrè).

Un'altra immagine della cresta Nord (foto Valfrè).

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Da Forno si può procedere con l'auto ancora per qualche centinaio di metri fino al bivio.
25 km a piedi nella wilderness del vallone di Sea, fra andata e ritorno. Partiti poco prima delle 6 dal bivio, arrivati al colle di Sea a mezzogiorno. Sentiero ben segnalato fino al bivacco. Tracce e ometti sparsi fino al colle (dal bivacco si ritrova la traccia scendendo di qualche metro verso il torrente); in questo tratto la fatica della salita è premiata dal bellissimo pianoro del (quasi ex) ghiacciaio di Sea, sotto la seraccata spettacolare del ghiacciaio Tonini; non necessari i ramponi sul ghiaccio del Sea che resiste sotto le pietre. Poi, sulle ripide e instabili pietraie e roccette della cresta della punta Tonini la segnaletica scompare. Fra incertezze e nuvoloni in arrivo abbiamo lasciato perdere poco sopra il primo colletto. In discesa, ripercorso tutto il medio vallone sotto il temporale pomeridiano previsto dal meteo: grandine, vestiti e zaini in ammollo; e, a fianco del sentiero, l'impressionante fragore della Stura di Sea ingrossata dal diluvio. Incontrata al mattino una coppia di escursionisti in discesa dal bivacco e, nel pomeriggio, alcuni altri al bivacco. Un grazie all'amico Franco per le utili indicazioni.

Dal bivacco: l'itinerario attraversa il grosso nevaio in centro e quello più in alto a dx. Sopra quest'ultimo, il colle.

In salita su nevaio.

Al pianoro del ghiacciaio di Sea.

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Salito in MTB da Castelnuovo fino alle baracche della cava di quarzo. Poi sentiero, fra nebbia e nuvole. Itinerario segnalatissimo (dal rifugio alla cima ci sono anche i continui bollini arancioni della Belladormiente Sky Race) e ormai libero dalla neve. Come premio di vetta, qualche mezza schiarita sulle creste e i nevaioni sottostanti sul versante Nord. In discesa vista viperella sul sentiero poco sopra le baracche delle cava.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 2000
Saliti in tre, bella gita, buon pranzo e bel tempo fino al primo pomeriggio. Manto continuo e abbondante dai 2000 m in su (v. foto), racchette utili ma non necessarie. Dopo pranzo tentativo non troppo convinto di salire al colle di Nel, dietrofront sui primi pendii sopra il piano, foto di rito in un trionfo di sole e di neve rigata dal disgelo, e poi giù, davanti alle nuvole e alla nebbia calate in fretta dalle Levanne, sotto un blando temporalino un po' in anticipo sul meteo.

Alla fine della salita, in vista del rifugio e della centralina.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 1800
Salito da Bardonecchia alla cima tutto il crestone. Traccia ben segnalata prima su stradina (subito a dx dopo il ponte con la fontana, palina) e poi su sentiero. Primo tratto ormai fra i prati. Calzate la racchette poco sopra i 1800 m: da quella quota in poi neve abbondante e (miracolo, almeno al mattino!) portante, almeno tenendosi un poco sul versante NO della dorsale. Veloce discesa per la via di salita. Incontrato nessuno nella parte alta della gita. O meglio... sì: poco sotto la Croce Chabrière, visto in lontananza sulla dorsale dell'anticima un animale che da taglia e colore sembrava più un lupo che una volpe. E che ovviamente si è dileguato (sul versante del Fréjus) nel giro di pochi secondi.

Sui pendii verso la Croce Chabrière.

Le cornici sull'ultimo tratto della dorsale viste dai pressi dell'anticima.

Il panorama verso Bardonecchia.
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Tutte le sue gite

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