Clapiera Settentrionale (Punta) e Punta Clapiera da Grange Thuras Inferiori, traversata di cresta dal Colle del Pelvo

Clapiera Settentrionale (Punta) e Punta Clapiera da Grange Thuras Inferiori, traversata di cresta dal Colle del Pelvo

Dettagli
Dislivello (m)
1700
Quota partenza (m)
1958
Quota vetta/quota (m)
3267
Esposizione
Est
Grado
EE
Sentiero tipo, n°, segnavia
N 66 fino al colle del Pelvo

Località di partenza Punti d'appoggio
La fontana del Thuras (GTA)

Note
Splendido percorso di cresta, seppur con le indicazioni a dire poco bizzarre di cartine e guide che inducono a pensieri poco simpatici nei confronti degli estensori delle stesse.
Avvicinamento
Dalla strada provinciale che collega Cesana Torinese a Sestriere passando per Bousson si imbocca la strada per la località Thures e la si percorre fino ad un tornante sotto l'abitato. A questo punto si abbandona la strada principale per la sterrata che si inoltra nella valle. Attraversato l'abitato di Rhuilles e trascurato la strada che, sulla destra, attraversa il torrente Thures si continua fino alle Grange Thuras Inferiori, dove si lascia la vettura nei pressi di un ponte (ricostruito di recente) dove c'è il divieto di proseguire ai non autorizzati. Le condizioni di questa sterrata, solitamente percorribile da qualsiasi auto, possono variare di anno in anno.
Descrizione

Da Grange Thusas Inferiori, si prosegue lungo la sterrata fino alle Grange Thuras Superiori (2071 m). Si segue ancora la strada per un tratto per poi piegare a sx (indicazioni, segnavia N 66) in corrispondenza della piccola valletta che risale il rio Serpentiera.
La traccia risale a tornanti l’erboso pendio tenendosi dapprima sulla sinistra idrografica del rio e passando poi quasi subito sulla sua destra idrografica. Per pendii di sfasciumi e rocce rotte in direzione dell’evidente Colle del Pelvo 3060 m.
Abbandonare la traccia a quota 2950-3000 m poco prima del colle, per tagliare a destra il grande ghiaione che scende dalla punta Serpentiera.
Cercare di raggiungere una zona sottostante una piccola parete rocciosa sulla cresta, quanto basta per evitare (In basso) delle fastidiose placche rocciose inclinate, scivolose in quanto cariche di detriti.
Il ghiaione è abbastanza stabile ma è prudente evitare le zone con roccia sottostante.
Giunti a metà del ghiaione, con la zona della vetta sopra la testa, si può continuare a salire in corrispondenza di una specie di nervatura di grosse rocce in linea verticale, qui il terreno è stabile e si alternano tratti di pietraia e sfasciumi ad altri di terriccio ed erba (poca ma è l’unica zona erbosa del versante). Si notano numerosi ometti e a tratti spuntano tracce di sentiero. Si punta al castello di roccette sommitali senza percorso obbligato, la parte superiore della pietraia è meno ripida e più comoda, fino alla piccola croce di vetta che si vede soltanto all’ultimo.
Raggiunta la vetta della Cima del Pelvo, la Guida ai Monti d’Italia del Ferreri, edizioni CAI – Touring Club indica un percorso di cresta da seguire fino alla Punta della Clapiera Meridionale. Non metto in dubbio i suggerimenti della guida, se non fosse che tra questa, la cartina dell’IGM, quella dell’IGC e la CTR (carta tecnica regionale) sembra in corso una partita al gioco dei quattro cantoni che non può che infastidire e preoccupare il povero escursionista. Sembra infatti che, a seconda del vento che spira nella valle o dell’umidità, le vette si divertano a spostarsi da un punto all’altro della catena, e nemmeno di poco. Se il termine toponomastica ha un significato, sarebbe bene che gli enti preposti alla stesura di cartine e guide si mettessero una buona volta d’accordo, in modo da fissare una volta per tutte nomi, posizioni e quote delle vette che compongono la cresta: fine della polemica

Dalla Cima del Pelvo conviene scendere una decina di metri nel vallone della Clapiera, rimanendovi fin sotto a un dentino roccioso (indicato con la quota di 3.226 m dalla CTR, a parer mio). Si attraversa scendendo una zona di terriccio e detrito fine, per poi salire sulla Punta della Clapiera Meridionale (3.236 m, Guida dei Monti d’Italia – Alpi Cozie Centrali), avendo l’accortezza di rimontare il versante occidentale o al più la cresta W, dato che quello che si para dinanzi appare poco sicuro. Si ridiscende dalla stessa e, in parte per cresta in parte sul versante Thures, si giunge alla Punta Settentrionale (3.248 m). La discesa avviene lungo il versante occidentale delle due Punte, avendo l’accortezza di procedere verso la cresta che scende dalla Cima del Pelvo, onde evitare alcuni salti rocciosi e i ciaplè di maggior pendenza. Si arriva così ad alcuni pianetti erbosi, quotati fra i 2.400 e i 2.500 m, da cui si scende per prati ripidi e malagevoli. Si tenga presente che non esiste sentiero – o almeno non sono stato in grado di trovarlo -, e i pochi tratti che spuntano qua e là spariscono quasi subito; gli oltre 1.000 m di dislivello rappresentano dunque una fatica non da poco, della quale è bene tener conto
Raggiunto il fondovalle si pone il problema dell’attraversamento del torrente; all’incirca all’altezza delle grange di Thuras Superiori si trovano i resti di un ponte – vedi foto – che consentono comunque il transito. Di qui all’auto il percorso è lo stesso dell’andata
L’itinerario è fortemente sconsigliato, per lo meno dalla Cima del Pelvo in poi, in caso di neve abbondante, ghiaccio o scarsa visibilità

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scrivendo a redazione@gulliver.it
Cartografia:
Fraternali 1/25.000 n°2, IGC n°1 - Valli di Susa, Chisone e Germanasca
Bibliografia:
Alpi Cozie Centrali - Eugenio Ferreri
joliet_blues
22/07/2008

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