5.7Km
La difficoltà EE/F è data dalla breve ma affilata crestina per raggiungere la cima principale.
Si raggiunge la cappella di San Bartolomeo, poco oltre la quale si trova un'area picnic con relativi posti adibiti al posteggio. Oltre vige il divieto di transito.
Percorrere la sterrata che sale nel vallone d’Ovarda, eventualmente approfittando di un sentiero che parte a sinistra sopra San Bartolomeo. Altrimenti si può seguire la strada fino alla prima curva, poi proseguendo per prati si raggiunge l’Alpe Frontera e poi proseguendo per tracce nel vallone erboso, sotto la Rocca Tumolera, si punta alla mole tozza del Truc d’Ovarda. Incontrata nuovamente la strada, a circa 1700 m, la si segue verso destra in direzione dell’Alpe Grosso (o Alpe d’Ovarda), non visibile perchè dietro un crinale. Raggiunto un valloncello che proviene dal Truc d’Ovarda, si può già decidere di salire a raggiungere il costone sovrastante, oppure se proseguire fino al termine della pista all’alpeggio.
In entrambi i casi con facilità si perviene all’inizio della lunga dorsale est che proviene dalla cima del Truc d’Ovarda.
Si possono seguire delle vaghe tracce, inizialmente il terreno è abbastanza agevole e si intuisce una discreta traccia che si snoda tra zone di rododendri, finchè a circa 2100 m, si giunge di fronte ad una zona più ripida ed invasa da arbusti, dove la traccia si perde un po’. Qui è consigliabile (come suggeriscono anche le mappe online con le tracce indicate), spostarsi a sinistra sfruttando alcuni pendii erbosi abbastanza ripidi ma senza troppa vegetazione; successivamente dopo circa 50-70 m di dislivello, si ritorna a destra sulla dorsale puntando ad un piccolo poggio con un grosso cippo di pietre come riferimento.
Da qui si può riprendere il cammino sulla dorsale, o leggermente sulla sua destra, scegliendo le zone con terreno più agevole (iniziano alcune fasce di pietraia). A circa 100 m dall’anticima la pietraia diventa un po’ più ingombrante ma si sale senza particolari difficoltà, raggiungendo così inizialmente l’ometto dell’anticima (o cima est), fin qui difficoltà EE.
Per toccare invece la vetta vera e propria (o cima ovest), poco distante, si passa alla depressione tra le due elevazioni, quindi si sale la breve ma un po’ aerea crestina di roccette (EE/F).
La discesa avviene dallo stesso percorso di salita, lungo la dorsale est che è la soluzione più comoda, fino al grosso cippo di pietre. Quindi si prosegue nel pendio di erba più ripido fino ad intercettare una traccia sulla destra, che visivamente risulta molto evidente da lontano, un po’ meno quando ci si è sopra. Ma una volta identificata risulterà abbastanza semplice da seguire in direzione sud, in leve discesa lungo tutto il fianco della montagna. Questo sentiero, probabilmente usato dai pastori, è stato relativamente ripulito di recente e resto comunque percorribile senza grossi problemi.
Dopo un lungo traverso si raggiunge un crinale che si scavalca, oltre la traccia si perde ma ormai si può puntare a vista all’evidente depressione del Colle Pianessa 1945 m, che separa il Truc d’Ovarda dal Monte Tumolera.
Da qui in breve, si può raggiungere la vetta del Monte Tumolera seguendo una discreta traccia che porta prima alla comoda anticima, e poi una brevissima e facile crestina (in assenza di neve) senza problemi fino alla cima 1987 m (cippo di pietre e libro di vetta).
Si fa ritorno al Colle Pianessa, dove si identifica una marcata traccia che scende in diagonale lungo il pendio sud-est del Truc d’Ovarda, giungendo ad un poggio. Poco sotto il sentiero devia a gomito verso destra, tornando nell’avvallamento sotto il Colle Pianessa, raggiungendo i dolci pascoli poco a monte di alcuni alpeggi ormai in disuso.
Già visibile, a poca distanza, si raggiunge una sterrata inerbita che passa nei pressi della Roccia Frontera 1730 m (breve deviazione per raggiungerla). Si scende alle Baite Frontera incontrando il sentiero GTA che riporterà a San Bartolomeo.
Variante di salita per la cresta sud-est (EE/F)
si raggiunge subito il Colle Pianessa 1945 m, e per tracce, in cresta o appena sotto di questa, si prosegue su pendii molto ripidi. Dopo poco ci si sposta sul versante Usseglio per poi tornare su quello del vallone d’Ovarda che non si abbandonerà più. Proseguire tenendo sempre la cresta fino ad incontrare una profonda spaccatura che taglia la cresta. La si supera proprio sul filo, affrontando subito dopo un paio di passi di arrampicata. Si esce su un prato molto ripido ed esposto da affrontare con cautela, tagliando il pendio verso nord-ovest. Per evitare in parte questo traverso si potrebbe scendere prima di esso di una cinquantina di metri superandolo dove si chiude e risalire direttamente senza effettuare il traverso.
Superata in uno dei due modi questa parte si risale ora verso l’anticima ora visibile, su ripidissimi prati. Si raggiunge l’anticima su roccette. Già da qui amplissimo panorama, con l’aguzza cima visibile a sinistra. Si scende di qualche metro verso nord e si attraversa su un ripido pendio con rododendri e lo si risale al meglio puntando alla cima, che si raggiunge in breve.
Variante punto di partenza:
è possibile partire direttamente dal centro di Lemie poco oltre la piazza della chiesa dopo aver superato il ponte sul torrente d’Ovarda e la sua cascata, si incontrano le paline segnaletiche per Fontane/Inversigni/Alpe d’Ovarda. Questo sentiero è abbastanza percorribile anche se con vegetazione può risultare un po’ fastidioso. Tenere poi conto che, dopo fontane, il tratto per Inversigni è completamente invaso da rovi e assolutamente non percorribile, pertanto conviene seguire la strada fino ad incontrare una palina indicante San Bartolomeo, con il sentiero che sale nella bella faggeta.
- Cartografia:
- Fraternali 1:25000 n.8 Valli di Lanzo, IGC n° 2 1:50000 - Valli di Lanzo e Moncenisio
- Bibliografia:
- Guida dei Monti d'Italia - Alpi Graie Meridionali
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