Marmottere (Punta) e Punta Novalesa anello dalla strada per l’Alpe Tour per il Rifugio Stellina e il Passo di Novalesa

Marmottere (Punta) e Punta Novalesa anello dalla strada per l’Alpe Tour per il Rifugio Stellina e il Passo di Novalesa

Dettagli
Dislivello (m)
1800
Quota partenza (m)
1920
Quota vetta/quota (m)
3384
Esposizione
Varie
Grado
EE/F

Località di partenza Punti d'appoggio
Rifugio Stellina

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Note
A inizio stagione con neve la gita è alpinistica, difficoltà PD e sono necessari piccozza e ramponi, mentre a fine stagione la si può considerare escursionistica o poco più EE/F.
E' consigliabile seguire il percorso ad anello nel senso della descrizione, in quanto si svolge su terreno migliore e meglio indicato, mentre la discesa avviene su terreno decisamente più faticoso e difficile da individuare dal basso.
Avvicinamento
Vivamente consigliabile l'avvicinamento con la mountain bike per coprire i 7 km dalla ss.25 all'Alpe Tour (all'andata dislivello 370 m, al ritorno 180 m).
Descrizione

Dal tornante sulla SS.25 del Moncenisio subito dopo la Grand Croix, si segue la strada sterrata per l’Alpe Tour, lasciandola quasi subito nel grosso spiazzo (attenzione alle mucche che possono danneggiare l’auto).
Si percorre la sterrata interamente fino all’Alpe Tour, con una ripida salita iniziale e poi numerosi falsopiani e saliscendi, in cui si prendono e si perdono circa 200 m di dislivello.
Poco prima dell’Alpeggio, un cartello indica il sentiero per il rifugio Stellina, contrassegnato da tacche di vernice bianco/rosse con il disegno stilizzato del rifugio.
Dopo un primo tratto piuttosto ripido su un costone erboso, il sentiero taglia da sinistra verso destra, mirando ad un colletto (si passa sotto le infinite pietraie di Punta Marmottere).
Da questo colletto si prosegue a mezza costa con il rifugio già ben visibile. Non è necessario passare al Rifugio posto sulla Punta Carolei, ma comunque la deviazione costa pochi minuti.
Dal colletto che precede il Rifugio, si segue il cartello che indica il sentiero per il Passo di Novalesa, ottimamente segnato.
Si rimonta la crestina di rocce ed erba passando nei pressi dei serbatoi dell’acqua, e poi si inizia un lungo traverso ascendente, attraversando una vasta pietraia di rocce di piccola e media dimensione, qualche tratto si rivela un po’ faticoso ma mai pericoloso (può essere consigliabile il casco per eventuali pietre smosse in alto da animali). L’unico punto leggermente più ostico è una breve placca inclinata ricoperta di detriti, non troppo esposto (si cammina sempre). Giunti in vista del Passo di Novalesa, il percorso si fa più ripido e a tratti faticoso, ma in breve si arriva sotto l’intaglio, dove si nota un cavo metallico che aiuta la progressione se si vuole salire direttamente, altrimenti si può passare ancora più facilmente sulle roccette di destra aiutandosi con le mani sbucando al Passo di Novalesa 3220 m.
Dal passo a sinistra si notano numerosi segni di vernice gialla, vanno seguiti e condurranno alla meta senza difficoltà.
Si prosegue brevemente sul filo di cresta, finchè si incontrano le prime asperità; il sentiero ora taglia tutto il pendio nord della Punta Novalesa, passando con un traverso tra pietrame e ghiaia a mezza costa, si cammina meglio di ciò che sembra da lontano, raggiungendo poco dopo un ampio pianoro compreso tra la Punta Novalesa e la Punta Marmottere.
Si risale il pendio a sinistra per tracce andando a trovare la cresta della vicina Punta Novalesa, molto ampia e gradinata (ma verticale sul versante Moncenisio), giungendo in cima senza alcun problema in pochi minuti (ometto di pietre). Si ridiscende alla depressione detritica tra le due cime, solitamente sono presenti dei nevai e alcune pozze d’acqua di fusione, e si riprende a salire senza percorso obbligato il dolce pendio di rocce rotte e sfasciumi, sempre cercando le frequenti tacche gialle di vernice, che diventano più evidenti quando il crestone si restringe ed è solcato da un sentierino o talvolta poco sotto sul versante Ribon. Si supera una anticima e poi si raggiunge la vetta, composta da due cime ravvicinate di pari altezza, l’ultima delle quali ha un cippo di confine.
Discesa: i segni di vernice gialla, continuano per alcune decine di metri in discesa sulla cresta opposta, per poi abbassarsi nell’immenso vallone detritico. Inizialmente si perde quota mantenendosi paralleli al filo di cresta, dove le rocce sono più solide, e poi con qualche tornante si scende il suddetto pendio. Il consiglio è di cercare sempre i segni gialli, inizialmente non così evidenti, poi scendendo aumentano significativamente (si seguono bene anche con nebbia). Nel caso non se ne vedano significa che si ha sbagliato, e anche se il terreno appare semplice è sconsigliabile scendere fuori traccia poichè di tanto in tanto si trovano davanti dei salti di roccia.
La traccia scende rapidamente per ghiaioni e poi per pietraia più grossa, attraversando anche una zona con grossi blocchi più chiari, riportando progressivamente in direzione del Rifugio Stellina. In caso di buona visibilità, una volta che si raggiunge terreno erboso, si può continuare a scendere in linea verticale andando a ritrovare il sentiero che sale allo Stellina, ma nel vallone sovrastante l’Alpe Tour, in questo modo si abbrevia la discesa. Comunque è consigliabile seguire sempre il sentiero tornando al Rifugio, dove si trova il cartello con il bivio per il Passo di Novalesa.

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andrea81
22/07/2019

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