Emma (Punta) Fessura Piaz

Emma (Punta) Fessura Piaz

Dettagli
Dislivello (m)
300
Quota partenza (m)
2300
Quota vetta/quota (m)
2617
Esposizione
Nord-Est
Grado
D+

Località di partenza Punti d'appoggio
Rifugio Vajolet

Avvicinamento
Dal rifugio Vajolet imboccare il sentiero 542 che sale verso le Torri del Vajolet e il rifugio Re Alberto, appena questo diviene attrezzato abbandonarlo e raggiungere per roccette la base della evidente spaccatura della parete. Qui attrezzare sosta su clessidra
Note
La via è più un camino che una fessura, nei suoi tratti più difficili è discretamente attrezzata ma mantiene comunque uno spiccato carattere alpinistico. Salita da non sottovalutare nonostante sulla carta sia su difficoltà classiche. Riguardo al tiro chiave Il Bernard scrive "passaggio di V che più di un alpinista finisce per azzerare". Il tiro chiave e quello successivo possono rimanere bagnati a lungo dopo piogge. Alcune soste da attrezzare o da rinforzare. Si riesce ad integrare abbastanza bene. Utili cordini, dadi e friend e 8 rinvii.
Descrizione

L1: seguire la spaccatura sopra l’attacco fino al suo termine poi proseguire a sx per facili roccette fino alla sosta (cordino su spuntone). 40m, III poi II, tiro da proteggere integralmente.
L2: dalla sosta dirigersi a dx verso evidente fessura, prima di questa salire su muretto verticale, giunti a un lieve strapiombo aggirarlo a dx per poi proseguire in in obliquo a sx verso un pulpito sopra al quale si trova la sosta (tre chiodi vecchiotti da collegare). 35m, IV- poi IV, 4ch
L3: tiro chiave (riposo totale a metà tiro). Procedere lungo l’angusto e umido camino, a volte in strapiombo, fino ad uscirne sopra un masso incastrato che rende l’uscita nello stretto assai faticosa. Procedere per sfasciumi per alcuni metri fino alla sosta a sx (cordoni su clessidra da collegare a chiodo). 35 m, V sostenuto poi IV+, 1clessidra con cordino 5chiodi e 1 nut incastrato.
L4: procedere per alcuni metri lungo la spaccatura, poi spostarsi a sx in placca, dopo diversi metri rinviarsi una sosta (2spit con c ordino) e raggiungerne una leggermente più in alto a dx sempre sulla parete a sx della spaccatura che risulta decisamente più comoda della precedente (2spit da collegare). 40m, IV-, 1ch e 1sosta intermedia
L5: si procede sulla direttrice del tiro precedente (rampa obliqua a sx della spaccatura) con difficoltà calanti fino a un muretto verticale superato il quale si sosta su spuntone (da attrezzare). 35m, III+, tiro da proteggere integralmente.
L6: salire per la semplice conca fino a raggiungere una cresta su cui si può attrezzare una sosta su spuntone. 35m, II, nessuna protezione intermedia.
L7: travalicata la cresta salire slegati o in conserva per un facile rampa che porta in vetta. 100m circa, I grado.

Discesa:
seguire leggera traccia e ometti in direzione nord-ovest (verso il visibile rifugio Re Alberto), scendere per una cinquantina di metri fino ad incontrare un passaggio esposto di III da fare in discesa (proteggersi) che conduce all’anello di calata. 1 doppia di 25m

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Storico:
Impresa straordinaria nell'estate del 1900 del grande Tita Piaz che salì in free solo (si direbbe oggi) questa via con il passaggio più duro affrontato ai tempi.
Bibliografia:
La nuova guida del Catinaccio di A. Bernard
cassi1946
10.08.2019
1 anno fa
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