Mezzenile (Uja di/Campanile) Diretta di Lou Couars

difficoltà: TD+   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 1219
quota vetta (m): 3350
dislivello complessivo (m): 2200

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: teo
ultima revisione: 14/07/15

località partenza: Forno Alpi Graie (Groscavallo , TO )

punti appoggio: Rifugio Daviso / Rifugio Ferreri-Rivero

accesso:
Dal rifugio Daviso o dal bivacco Ferreri/Rivero portarsi sulla morena dove sorgeva il vecchio bivacco Rivero e risalire il ghiacciaio nord del Mulinet fino all’attacco del Canale Est della Gura. Risalire il canale nevoso (40°/45°), spesso caratterizzato da una profonda rigola, per circa metà della sua lunghezza, fino a quota 3070m. La via attacca dove la parete diventa più grigia, immediatamente dopo una zona di roccia rossa e gialla più marcia e fratturata. A circa 60m d’altezza si nota una spaccatura/diedro ascendente da dx verso sx e che rappresenta la seconda lunghezza della via, in secondo piano, molto in alto, si scorge la parte terminale con il grande muro solcato da fessure (3 ore dal bivacco, 3.30 dal rifugio). All’attacco un fix con maillon.

note tecniche:
max 6A+/6B
Altezza 280m, sviluppo 350m
12-07-2015- Luca e Matteo ENRICO, Luca BRUNATI.
ATTREZZATURA:
una serie completa di friends BD dallo 0.1 al 3 raddoppiando dallo 0.3 al 2, nuts. Chiodi e martello non indispensabili se non per allestire eventuali soste di discesa soprattutto nel canale. Cordoni per sostituire eventualmente quelli in posto per le calate. Piccozza e ramponi (una sola piccozza sufficiente). In via non è rimasto nulla a parte il fix sul primo tiro e le soste utilizzate in discesa.

descrizione itinerario:
L1-dal fix salire direttamente per un sistema di verticali gradoni fessurati di roccia mediocre fino a ribaltarsi su un’ampia rampa detritica (dove si trova una sosta su 1 fix+maillon utilizzata in calata, la si può eventualmente utilizzare per spezzare il primo tiro e non far stare il secondo sulla neve del canale). Risalire brevemente la rampa portandosi all’attacco della placconata soprastante, nel suo margine dx, più o meno sulla direttrice della spaccatura. Risalire la placca con bella arrampicata su buona roccia appigliata ma difficilmente proteggibile (V/V+). A due terzi circa, sfruttando ottime tacche su roccia grigia, superare un piccolo strapiombo (1fix, 6A+) proseguendo quindi su buona roccia appigliata fino a una comoda terrazza alla base dell’evidente sistema di diedri e spaccature. (sosta da attrezzare) (tiro di 60m giusti, nel complesso 6A+)
L2-salire il diedro più a dx, con passi atletici (V+) vincere la prima sezione fessurata (qualche attenzione alla roccia), superare quindi una spaccatura giungendo in una zona di cenge detritiche. Sulla dx si nota la sosta con 2 fix più maillon utilizzata per la calata, tralasciarla e salire un po’ a dx sotto una bella e compatta placca delimitata, nel suo margine sx, da una fessura. Sostare alla base della placca. (sosta da attrezzare) (tiro di quasi 60m, nel complesso V+).
L3-salire la fessura con andamento leggermente obliquo (IV), al suo termine traversare verso sx e superare un diedro (IV+), quasi al suo termine uscire a sx su una cengia detritica (sosta con cordone, utilizzato anche per la calata). Da qui risulta ora ben visibile la parte terminale e più verticale della via, caratterizzata dall’ampio scudo verticale solcato da fessure.
L4-dalla sosta traversare sulla cengia verso sx, vincere un primo muretto e proseguire quindi ancora a sx verso la placca biancastra (III+) sulla verticale del grande scudo finale. Risalire la facile ma bella placconata fino a una zona di blocchi alla base del muro terminale. (sosta da attrezzare; salendo la placca si noterà, un po’ spostato a dx, 1 fix con maillon utilizzato per la calata. Volendo si può spezzare qui il tiro, diversamente la lunghezza risulta di 80m circa da realizzare parzialmente di conserva. Difficoltà III+).
L5-la via prosegue ora per l’evidente larga fessura che incide il verticale muro soprastante. Salire un iniziale aggettante tratto (6A+/6B) su roccia biancastra e di dubbia qualità, ribaltarsi quindi su un gradino e proseguire nel diedro fessurato, spostarsi verso dx e afferrare la larga fessura. Vincerla in Dulfer (6A+) con magnifica arrampicata e al suo termine uscire verso dx, più facilmente superare un ultimo risalto e ribaltarsi su un ottimo terrazzino con blocchi. La sosta, in quanto utilizzata per la calata, si trova però un po’ più in alto. (sosta con 2 fix+maillon, utilizzata anche per la calata) (nel complesso 6A+/6B, lunghezza molto bella di 45/50m, verticale e atletica; difficile, anche per la roccia, il primo ribaltamento)
L6-salire direttamente sopra la sosta fino ad afferrare la bellissima e verticale foglia fessurata, vincerla con stupenda arrampicata e uscirne con un passo più difficile (nel complesso 6A) afferrando un ottimo bordo. Spostarsi quindi verso sx e salire ancora a un comodo terrazzo sotto lo spigolo sx della liscia cuspide finale. (sosta da attrezzare su ottimo spuntone) (bellissima lunghezza, meno difficile di quanto appare dal basso, 6A)
L7- con arrampicata ad incastro e sfruttando le tacche sul muro superare la netta fessura (6A+) fin sotto a un tettino, traversare quindi verso sx sfruttando la fessura orizzontale e uscire sul bordo sx della cuspide fino al ripiano sommitale (sosta da attrezzare. Spostata molto più a dx si nota la sosta per la calata) (lunghezza più breve ma la fessura iniziale è bella e meno facile del previsto, 6A+). Quota 3350m. La via termina qui, se si vuole si può ancora scalare il monolite finale fino in vetta (3420m) per la via Fornelli-Miglio del 1956, per raggiungerlo occorre però fare un trasferimento su terreno più rotto.

DISCESA:
Doppia 1-all’uscita di L7 sul bordo dx del terrazzino. 1 fix+cordone su masso. Direttamente alla sosta di L6
Doppia 2-lunga doppia leggermente verso dx (faccia a monte) fino sulla placca di L4. 1 fix solo con maillon
Doppia 3-in diagonale verso dx fino alle terrazze dove si trova la L3. Cordone su masso.
Doppia 4-dritta fino alla zona detritica dove esce il diedro di L2. Rispetto all’uscita del diedro la sosta si trova un po’ a dx (faccia a monte) su un terrazzino. 2 fix con maillon.
Doppia 5-direttamente alla rampa detritica dove inizia la placca di L1. Doppia nel vuoto di 60m. 1 fix con maillon.
Doppia 6-all’attacco della via dove si trova 1 fix con maillon.
Discesa nel canale: dal fix con maillon all’attacco via fare una doppia di 60m sull’isolotto roccioso in centro al canale, da qui un’altra sosta (1 fix con maillon) permette di scendere verso il ramo idrografico sx del canale tra neve e roccia. Per detriti, roccette e neve scendere camminando fino sul bordo roccioso del canale. Da qui un’altra doppia (1 fix con maillon) porta direttamente all’attacco nevoso del canale.

Un’altra possibile discesa (soprattutto se si sceglie di uscire sul monolite di vetta) consiste nel classico giro sul ghiacciaio del versante francese e successivamente per lo sperone roccioso del Santo Stefano. Questa soluzione implica però di portarsi dietro scarponi, piccozza, ramponi ecc.

altre annotazioni:
La via vince l’inviolata parete sud est dell’Uja di Mezzenile (detta anche Campanile di Mezzenile) che si origina dal classico canale della Gura. L’ascensione ha caratteristiche prettamente alpinistiche, l’ambiente è selvaggio e grandioso e l’avvicinamento, così come la discesa, non scevro da pericoli oggettivi (prima di partire osservare attentamente il canale per vedere se ha scaricato molto, i maggiori pericoli derivano comunque dalla presenza di animali sulle cenge della dirimpettaia Uja della Gura e dall’eventuale presenza di nevai sospesi della cresta Est). La via, seppur un po’ discontinua nel tratto che unisce la parte bassa a quella finale, offre un’arrampicata tutto sommato divertente e sicuramente non peggiore, come qualità della roccia, di altre ascensioni del gruppo. I tiri alti sulla pala finale sono caratterizzati da fessure verticali e atletiche.
Sulla Mezzenile, oltre a questa nuova via, c’è la classica Cresta Est salita il 30/06/1935 dalla cordata Rivero-Fava-Gatto con roccia marcia soprattutto nella parte inferiore. La salita integrale del monolite finale (esclusi gli ultimi 15m) venne invece realizzata da Fornelli e Miglio nel 1956 e oppone difficoltà di IV e V grado.

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