Sfinge (Sperone della) – Orizzonti di Cheope

Sfinge (Sperone della) – Orizzonti di Cheope

Dettagli
Altitudine (m)
1420
Dislivello avvicinamento (m)
240
Sviluppo arrampicata (m)
85
Esposizione
Sud-Est
Grado massimo
6a
Difficoltà obbligatoria
5b

Località di partenza Punti d'appoggio
Albergo Alpe Colombino ex impianti Aquila di Giaveno

Avvicinamento
Dal parcheggio degli ex-impianti dell'Aquila di Giaveno prendere la strada sterrata al termine del parcheggio (direzione ovest) che con due tornanti ed un lungo tratto dritto in salita (sostenuta nella parte finale), porta alla sella erbosa di Pian del Secco (bandiera sulla dx) dal quale si gode di un' ottima vista verso il gruppo Orsiera Rocciavrè.
Una volta giunti nei pressi di Pian del Secco dove la strada svolta decisamente a sx, prendere una traccia di sentiero (2° rampa sulla sx interno curva) che procedendo in leggera salita verso sx, passa dapprima a fianco di una betulla e punta in direzione di un evidente affioramento roccioso dalla testa piatta che si innalza dalla linea di cresta (presenti alcuni ometti di segnalazione durante il tragitto).
Tale affioramento è la sommità piatta dello sperone della Sfinge (non avendo un nome abbiamo deciso di chiamarlo così..) visto dal versante non esposto che dà verso la zona del parcheggio dell'Aquila.Contornare la base della struttura fino al punto più basso dove è presente la targa della via che ne indica l'attacco.
Note
Non una falesia, non una parete di montagna.. ma una struttura rocciosa in un ambiente ameno insolitamente alpino (nonostante la quota modesta 1500 mt.) dove iniziare a muovere i primi passi su vie multipitch prima di cimentarsi su vie medio/lunghe di difficoltà più elevate.
Parlando con ragazzi/ragazze giovani che si stanno da poco dedicando all'arrampicata outdoor, ho sentito in alcuni di loro il desiderio e/o l'esigenza di scalare vie di più tiri, attratti dall'altezza, dalla maggiore esposizione delle grandi pareti e dalle intense sensazioni che potrebbero derivarne..
Per tutti però, esiste l'incognita che una via multipitch potrebbe non essere attrezzata come i monotiri che si trovano oggi nelle falesie, soprattutto quando si percorrono tratti a bassa difficoltà, inoltre, subentra l'incognita dovuta alla lunghezza, poiché passando dalla falesia all'ambiente del multipitch, potrebbe non essere garantito un passaggio graduale in termini di numero tiri.
Se si è abituati a percorrere il singolo monotiro in falesia, potrebbe risultare difficile passare subito dopo ad una percorrenza di 10 lunghezze, isolandosi dalla base della parete per qualche centinaio di metri..
Oggi in falesia, le vie di qualsiasi grado e genere sono attrezzate per garantire standard di sicurezza elevatissimi (chiodatura corta e super sicura) e questo permette anche a chi è alle prime esperienze, di salire da primi vie che una volta potevano essere percorse (non senza rischi) solo da chi, avendo un grado molto più elevato, aveva un margine sufficiente per poterlo fare..
Credo che oggi, nell'ambito del multipitch vi sia la stessa problematica che si riscontrava una volta in falesia ovvero, su vie "facili", la chiodatura è talmente rarefatta da impedire a chi vorrebbe cimentarsi per la prima volta di poterlo fare..
Qui allo Sperone della Sfinge abbiamo cercato di realizzare vie (al momento ve ne sono altre quattro):
1. https://www.gulliver.it/itinerari/sfinge-sperone-della-la-sfinge/
2. https://www.gulliver.it/itinerari/sfinge-sperone-della-appuntamento-con-cleopatra/
3. https://www.gulliver.it/itinerari/sfinge-sperone-della-ombre-rosse/
4. https://www.gulliver.it/itinerari/sfinge-sperone-della-la-resurrezione-di-tutankhamon/
che andassero a chiudere questo gap sia in termini di chiodatura presente anche su difficoltà medio/basse, sia in termini di lunghezza delle vie che qui, sebbene si tratti di multipitch, non superano gli 80 mt. ..
La via qui pubblicata, “Orizzonti di Cheope” appena realizzata e salita, a nostro parere ha perfettamente centrato gli obiettivi che ci eravamo preposti poiché presenta difficoltà moderate (noi la consideriamo facile ma allo stesso tempo interessante da percorrere), presenta soste comode dove potere imparare e/o impratichirsi con le manovre di sosta, si può tornare indietro da qualsiasi sosta (attrezzate con 1 o 2 maillon per potere scendere in doppia in massima sicurezza), la chiodatura anche se non ravvicinata come in una falesia moderna, è decisamente sicura poiché tutti i passaggi che richiedono un minimo di impegno sono protetti.. L'obiettivo era quello di realizzare una chiodatura che fosse una via di mezzo fra quella da falesia (oggi eccessivamente corta) e quella da via di montagna (in genere eccessivamente lunga).

Via attrezzata con placchette FIXE che, essendo bicromate, offrono alta resistenza all’ossidazione. Per il fissaggio delle stesse è stata impiegata una tecnologia tipo Multimonti (viti da roccia) che sopporta alti carichi di rottura e semplificherà di molto eventuali future attività manutentive. Soste allestite con maillon in acciaio inox A4 per sostituire parti delle stesse qualora dovessero ossidarsi.





Descrizione

L1 (30/35 mt., max 6a) :

attaccare verticalmente in prossimità della targa (5a un passo) poi per facile placca () leggermente a sx fino al secondo spit.

Proseguire su placche appoggiate sempre leggermente a sx (3+) fino alla base di una fascia strapiombate ben spittata.

Superarla allungandosi fino a prendere un generoso appiglio (6a possibile AO) e proseguire sulla placca superiore con un passo di equilibrio per uscire dallo strapiombetto (6a un passo obbligatorio se non si usano staffe).

Una volta giunti sulla cengia erbosa proseguire sul muro verticale (6a) e poi nel diedro superiore (6a) fino ad uscire  in sosta  1  con passi via via più facili (5c, 5a).

L2 (20 mt., max 5b) :

Da S1 molto comoda, proseguire leggermente a dx sul filo dello spigolo con la grande placca sottostante (), ed una volta giunti in prossimità del grande blocco precipitato in epoca remota dalla parte alta della struttura, aggirarlo sulla dx (spit)  con un passo di portandosi al disopra dello stesso.

Da qui proseguire mantenendosi sempre sul filo dello spigolo (spit sulla dx) e superando due salti verticali/leggermente strapiombanti ma molto ben ammanigliati (5b) si giunge in sosta 2.

L3 (20 mt., max 5a) :

Da S2 comodissima (terrazzo roccioso che suddivide la parte bassa dalla parte alta della struttura), traversare a dx (trasferimento) portandosi sotto il lato dx del grande diedro che sale la parte finale della struttura.

Reperire la fila di spit che sale in prossimità dello spigolo dx del suddetto lato e mantenendosi dapprima sul filo dello spigolo (5a) e poi sul muro quasi verticale caratterizzato da generose reglette orizzontali (5a), si giunge in sosta 3 dove termina la via.

 

Discesa:

Da S3 (comodissima) due possibilità:

  • con un passo si sale sulla sommità piatta della struttura, scendendo dapprima per facili placche sul lato opposto (prestando solo un po’ d’attenzione al lichene nel caso siano bagnate) e poi per ripidi sentieri a lato dello sperone stesso. Consigliato il sentiero sul versante sx (guardando a valle) poichè, anche se più ripido, è più scalinato e permette di raggiunge in minor tempo il punto dove attacca la via (10 min.);
  • con due doppie da 35 mt.  (se si dispone di corda singola da 70 mt.) oppure con una sola doppia da 60 mt. (se si dispone di due mezze corde) calandosi sulla sx della struttura (guardando a valle) fino a giungere sul canalone erboso che scende a sx dello sperone e da li in breve (percorrendo il sentiero di cui sopra), alla base della struttura. Nb.: la sosta finale S3 dalla quale iniziano le doppie, è stata realizzata alla “francese” ovvero con una coppia di maillon disgiunti, perciò è NECESSARIO allestire la doppia passando la corda in entrambi i maillon! La seconda doppia (indispensabile solo se si impiega una corda da 70 mt. doppiata) viene effettuata da una sosta fuori via, appositamente realizzata a tale scopo, posta su un comoda cengia più o meno al centro della grande placca sottostante.

 

Proponi una modifica all'itinerario
scrivendo a redazione@gulliver.it
Storico:
Maurizio Dalla Chiesa, Marco Moine 16/08/2020
3 settimane fa
2 mesi fa

Condizioni

Link copiato