8.9Km
Dislivello m 1450 in salita, m 630 in discesa; tempo di percorrenza circa 5 ore e 30 minuti, difficoltà E.
Da Arvogno (m 1247) si segue la strada fino al ponte sul Melezzo Orientale, noto localmente come Ponte della Rassia. Oltre il ponte si prosegue lungo la stessa strada (da qui in poi riservata ai veicoli con autorizzazione) o lungo la mulattiera sulla destra, che dopo una breve salita incontra nuovamente la strada ora sterrata. Si lascia a destra la mulattiera che prosegue verso l’Alpe Cortina e si segue ancora la sterrata fino a passare il ponte sul Rio Verzasco; in seguito, si prende la mulattiera a destra (M21) che transitando dagli alpeggi di Villasco (m 1642) e I Motti (m 1815) raggiunge la Cappella di S. Pantaleone (m 1992) dove si incontra il Sentiero Italia (M25– GTA – SI) proveniente dalla Bocchetta di Ruggia. Tutto il resto del percorso si svolge quindi lungo il Sentiero Italia. Dalla Cappella non si raggiunge il Passo di Fontanalba, poco distante, ma si sale in direzione Nord-Ovest transitando dopo pochi minuti presso il Lago Panelatte (m 2063); si prosegue nella stessa direzione fino a raggiungere la Forcola di Larecchio (m 2148), il punto più alto del percorso. Passato il valico si lascia a destra la traccia che a mezzacosta conduce al Passo Campolatte, scendendo invece ad un pianoro erboso a circa 2060 metri di quota (sentiero L97 – GTA – SI). Tenendo la destra, tralasciando la deviazione per la Diga di Larecchio, si scende per un ripido tratto di sentiero all’Alpe Camana (m 1974). Oltre le stalle si prosegue in una lunga e graduale discesa transitando per l’Alpe Scaligia (m 1763) e l’Alpe Cantonazzo (m 1670), da cui il sentiero piega a destra avvicinandosi al Torrente Isorno fino ad attraversarlo alla quota di circa 1620 metri, in corrispondenza dei vasti prati dell’Alpe Campo sul versante opposto. Si risalgono brevemente i pascoli fino ad incontrare le scarse tracce orizzontali del sentiero proveniente da Pisardo (L00 – GTA – SI) che si seguono verso destra. Si attraversa in lieve salita un tratto acquitrinoso fino a trovare il sentiero, che prosegue evidente in graduale salita; passati gli ultimi larici si è ormai in vista del rifugio situato presso l’Alpe Cortevecchio (m 1947). Dislivello m 1450 in salita, m 630 in discesa; tempo di percorrenza circa 5 ore e 30 minuti, difficoltà E.
Dal Rifugio Bonasson, l’avvicinamento al Pizzo d’Apteggia prevede la risalita di pendii invasi dai rododendri, per cui la soluzione migliore consiste nel transitare presso l’Alpe Porcile (m 2106) raggiunta da un sentiero ancora visibile e decentemente percorribile tra i cespugli. Il sentiero sale diagonalmente oltre l’avvallamento a Sud-Ovest del rifugio, raggiunge verso sinistra i resti di una costruzione sul motto sottostante l’alpeggio, da cui per pascoli si giunge presso le stalle ora ben visibili in bella posizione panoramica. A monte dei rustici si risalgono i pendii in direzione Nord, lasciando a sinistra l’altura quotata m 2292, per deviare successivamente in direzione Nord-Ovest. Il Pizzo d’Apteggia appare ora ben distinto dalla cresta; si sale senza percorso obbligato tra ripidi pendii erbosi e pietraie per raggiungere la cresta appena a Nord della calotta sommitale, quotata m 2548, che si risale in breve su facili roccette. Il Pizzo d’Apteggia, per il vasto panorama di cui gode grazie alla posizione al centro della Valle Isorno, potrebbe rappresentare di per sé la meta finale di un’escursione; la vicinanza del Pizzo Locciatenera e la relativa semplicità del percorso suggeriscono di estendere la gita anche a questa cima che rappresenta il culmine della cresta (m 2580). Si ridiscende il breve pendio roccioso appena percorso e si segue la cresta, evitando i tratti più scabrosi appoggiando sul lato occidentale, a sinistra salendo (Val Nocca), fino a raggiungere la cima segnalata da un grosso ometto. Per il ritorno si percorre la cresta in senso opposto, senza necessariamente ritornare in prossimità della cima del Pizzo d’Apteggia, scegliendo liberamente un punto della cresta da cui scendere lungo i pendii che riportano presso l’Alpe Porcile, incontrando a volte tratti degli antichi sentieri ormai quasi del tutto scomparsi. Per chi volesse estendere la gita al vicino Lago Gelato, non visibile dalle due cime, nel ritorno dalla cima del Pizzo Locciabella occorre individuare uno dei punti da cui è possibile ridiscendere il versante orientale evitando le grandi placche rocciose che contraddistinguono questi pendii; in seguito, è possibile raggiungere la Bocchetta del Lago Gelato percorrendo a mezzacosta verso Nord-Nord-Est i prati e le successive pietraie, con l’unica difficoltà rappresentata dall’assenza di qualsiasi traccia. La cresta rocciosa tra il Pizzo Locciatenera e la Bocchetta del Lago Gelato invece divide le ripide piodate del lato Est dagli strapiombi del lato Ovest, oltre a presentare un grosso salto prima dell’ultimo risalto sopra la bocchetta, per cui non ne è consigliabile il percorso se non in possesso di attrezzatura e preparazione alpinistica.
- Bibliografia:
- Armelloni R. Guida dei Monti d'Italia - Sempione Formazza Vigezzo - Ed. CAI-TCI 1986
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