300m
È interessante notare quanto mutino le mode e i gusti: mentre nella guida di Gogna e Motti veniva descritto come «un itinerario indubbiamente tra i più consigliabili», oggi raramente viene ripetuto. A diedri e camini, più comodamente affrontabili con gli scarponi come usava all'epoca, vengono forse preferite le placche dove le scarpette possono sfruttare ogni minimo appoggio... E così la natura si riprende i suoi spazi, invadendo con arbusti e zolle una linea che meriterebbe di essere rivalorizzata. Certo, a patto di bruciare qualche energia in più per rimuovere il muschio che, qua e là, nasconde le prese...
Materiale: due mezze corde da 60 m, una decina di rinvii, una serie di friends e nuts fino al 4 BD, martello e chiodi, cordini.
Sviluppo 450m
Poco dopo il ripiano delle Grange dell’Agnello (1792 m), abbandonare il sentiero puntando verso la parete, al cui centro è ben visibile un’imponente successione di diedri. La via inizia nel punto più basso del primo diedro (40′ dall’auto), a sx della via dei Lamponi (che si interseca su L3).
L1: Salire lungo il diedro in spaccata, fino a sostare presso una comoda nicchia. Maniglie e prese non mancano, all’interno della fessura, ma potrebbero essere ostruite dal muschio. Lungo il tiro ci si protegge su due vecchi chiodi e su un sasso incastrato; utili friends grandi. 35 m, V, sosta su due fix con catena e maillon.
L2: Ignorando il fix visibile sopra la sosta, seguire più facilmente verso destra una cengetta erbosa, oltrepassando dei blocchi per rientrare nel diedro principale. Seguirlo con splendida arrampicata su roccia molto buona, anche se la fessura off-width è poco proteggibile (un chiodo in loco, 4 metri sopra i blocchi). Sostare su un comodo terrazzo. 25 m, V e V+, sosta su cordoni e massi incastrati, da integrare.
L3: Salire per la fessura che sovrasta la terrazza (IV), raggiungendo un ballatoio sul filo dello spigolo. Continuare su per il filo con arrampicata fisica su lame aggettanti (5 chiodi molto ravvicinati, VI), poi obliquare a destra per placche più facili e zolle (incrociando un paio di fix della Via dei lamponi) fino a sbucare sulla cengia erbosa. Oltrepassando la sosta originale su due chiodi, raggiungere la nuova sosta della Via dei lamponi (due fix, catena e anello), 5 metri a sinistra del diedro. 35 m, IV, VI, IV.
L4: Continuare per 40 metri lungo il diedro, un po’ terroso ma di roccia buona che permette di salire con splendidi movimenti di opposizione (tre chiodi, IV+ continuo). Abbandonarlo appena si giunge ad una terrazza, dove si può già sostare (due chiodi sulla placconata sopra la terrazza). Per ridurre gli attriti del tiro successivo, si consiglia di proseguire una decina di metri lungo la rampa ascendente a destra (II, expo), oltrepassando un vecchio cuneo con cordino sfilacciato e incontrando una sosta più recente su due fix e maillon.
L5 e L6: Continuare lungo la rampa ascendente e portarsi in una successione di placche. Salirle direttamente (III e IV) con divertente arrampicata, seguendo poi uno spigoletto a sinistra di un canalino erboso (III), giungendo ad una grande cengia. Attraversare tutta la cengia verso destra, sostando ai piedi di un marcato camino ben visibile anche dal basso. 100 m, percorso non obbligato.
L7: Non entrare nel camino (più facile ma meno elegante), bensì tenersi sullo spigolo alla sua destra e superarlo con arrampicata molto bella e sostenuta (un chiodo, VI). Su un piccolo pulpito si trova un chiodo da integrare per sostare, oppure (consigliato) salire più facilmente altri 4 metri fino ad una piccola cengia che si percorre per pochi metri verso destra e lì sostare (due fix e cordone). 40 m, V, VI, IV.
L8: Continuare tenendosi a destra del filo e raggiungere una buona sosta (da attrezzare) sulla grande cengia erbosa. 45 m, (30m se nel tiro precedente si prende la sosta sulla cengia) III e IV.
L9-L11: Senza percorso obbligato, salire obliquando a sinistra su roccia articolata e divertente, fino a sbucare sulla spalla. 100 m, III e IV.
Da qui, percorrendo per un centinaio di metri la via normale, si giunge in vetta.
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