Zebrù (passo) traversata dal Rif. Pizzini al Rif. V Alpini

difficoltà: EE   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 2176
quota vetta/quota massima (m): 3001
dislivello salita totale (m): 1200

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: il.bruno
ultima revisione: 27/08/18

località partenza: Albergo dei Forni (Valfurva , SO )

punti appoggio: rif. Forni, rif. Pizzini, rif. V Alpini, rif. Baita di Campo

accesso:
Strada da Santa Caterina Valfurva al rifugio Forni (2018: a pagamento 3€).
Arrivo in Val Zebrù al parcheggio di Niblogo, accessibile per strada asfaltata da San Nicolò.
In Val Zebru previa telefonata esiste un servizio fuoristrada per abbreviare la lunga discesa (piuttosto caro).

note tecniche:
Bella traversata in alta quota dalla Val Cedec alla Val Zebru.

descrizione itinerario:
Dal rifugio Forni si sale per la stradina sterrata chiusa al traffico (tranne servizio fuoristrada) al rifugio Pizzini.
Dal rifugio Pizzini si prende il sentiero che porta al Passo Zebru, più ripido nel finale.
Si scende in Val Zebru, con alcuni tratti un po' franosi, agevolati da un paio di corde metalliche fisse.
SI passa quindi ad un tratto di saliscendi e si lascia a sinistra il sentiero che cala direttamente in valle.
Si scende ancora su un mezzacosta erboso fino a quota 2560 m circa, e girata una dorsale, si riprende a salire ripidamente fino a un poggio erboso dove ci si affaccia sul vallone ghiaioso al cui sommo si vede il rifugio V Alpini.
Con un traverso ascendente su ghiaione, il sentiero raggiunge quello che sale da valle e con ampie diagonali si raggiunge la meta. Possibile salire una cinquantina di metri sopra al rifugio alla bandiera, dove ci si affaccia sui ghiacciai e si vede l'Ortles.
Discesa a valle lungo il normale sentiero di accesso al rifugio, su ampi ghiaioni e quindi ancora stradina sterrata fino alla Baita del Pastore e poi alle Baite di Campo ed oltre fino a Niblogo.

altre annotazioni:
La zona attraversata era immediatamente a sud del fronte nella I Guerra Mondiale, i rifugi stessi erano stati usati come caserme e sui passi si notano ancora fili spinati ed altri residuati bellici.

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