La roccia cambia sensibilmente lungo l’itinerario: nella parte bassa (primi 2 tiri) è compatta e presenta pochissime fratture, con fessure spesso cieche; sui tiri centrali (L3 - L5) la qualità della roccia è più variabile: prestare particolare attenzione sul tiro chiave (L4), che supera un diedro leggermente strapiombante con lame poco stabili, e in generale procedere con cautela in tutti i tiri nella fessura-camino poiché questa contiene diversi sassi mobili, anche di grandi dimensioni; negli ultimi tiri (L6-L8) la roccia diventa argentea e via a via più frastagliata, con numerose lame staccate. Consiglio generale: controllare sempre la qualità della roccia prima di tirarla o proteggersi.
Materiale: Oltre al solito da arrampicata, sono indispensabili chiodi e martello; si consiglia una dozzina di chiodi, di cui la maggior parte a lama. Portare, inoltre, una serie completa di friend raddoppiando le misure #2 e #3 BD per proteggersi nella fessura-camino. Utile, ma non indispensabile, il #4 BD.
Nota toponomastica: Il nome della via, Natural Burella, richiama il celebre passaggio della Divina Commedia in cui Dante e Virgilio, dopo aver incontrato Lucifero, risalgono un angusto cunicolo – la natural burella, appunto – per uscire dall’Inferno ed entrare nel Purgatorio. Allo stesso modo, la via si sviluppa lungo una fessura continua, a tratti stretta come un camino, che guida progressivamente verso l’uscita in alto. Il richiamo dantesco si fa ancora più azzeccato se si considera che, proprio in cima alla placconata, quando ci si volge verso oriente ci sitrova davanti agli occhi … il Diavolo di Tenda!
Tempistiche: 4 ore la via. Si consiglia, pertanto, di pernottare al bivacco Lucini e attaccare la via il mattino seguente.
Periodo consigliato: luglio inoltrato - settembre (nevaio alla base della parete)
L’attacco della via rimane sotto la verticale della grossa fessura sulla destra della parete, alla base di una struttura di roccia biancastra che presenta scaglie più scure in superficie.
- L1: Risalire la placca appoggiata verso destra alla base del grosso risalto di roccia biancastra, proteggendosi nella sottile intercapedine che c’è tra la placca e il muretto. Rimontare il risalto sfruttando buone prese e proseguire lungamente piegando verso sx. Sosta da attrezzare su chiodi dove le fessure sono meno cieche (III+, 55m).
- L2: Salire per alcuni metri ancora su roccia biancastra, poi proseguire su roccia più degradata cercando di spostarsi verso la base della grossa fessura. Rimontare un terrazzo di roccia solida che permette, dopo pochi metri, di allestire una sosta sfruttando alcune fessure poste sulla sua sommità (IV, 55m).
- L3: Procedere in direzione della fessura, arrivando alla base di un risalto strapiombante. Possibilità di allestire una sosta con friends medio-grandi, ma tenersi un #3 / #4 BD per il tiro successivo (IV, 35m).
- L4: Superare lo strapiombo con un passo atletico, eventualmente utilizzando un incastro di piede. Il passaggio è proteggibile con un friend #3 o #4 BD. Proseguire lungo la fessura su terreno via via meno ripido, fino a raggiungere la base di un diedro leggermente strapiombante, lungo circa 5 metri: si tratta del passaggio-chiave della via. Affrontarlo utilizzando alcune lame (da verificare con attenzione prima di caricarle!). Una volta superato il risalto, salire ancora per circa dieci metri e attrezzare la sosta sfruttando diverse fessure (V, 35m).
- L5: Proseguire in verticale, sfruttando la fessura per proteggersi con friend. A mano a mano che si sale seguendo la fessura, la roccia attorno cambia e si nota una presenza sempre più marcata di lame, tutto sommato buone e solide, ma con fessure piuttosto cieche. Sostare laddove la parete torna ad impennarsi (IV+, 60m).
- L6: Ora la fessura si divide in due: una più grossa sulla destra e una più stretta a sinistra. La via originaria sale per la fessura di sinistra, ben ammanigliata e proteggibile con un friend #2BD nel passaggio più fisico. Sostare qualche metro sopra il risalto (IV+, 45m).
- L7: Si riprende la fessura, ora più larga e con scarsi appigli per le mani. La parete a sinistra appare più articolata, ma la roccia è molto fragile e richiede cautela. Superato un risalto con passi tecnici e non banali, si prosegue su una sequenza di lame e tacche da testare con attenzione prima di caricarle. La scelta del punto in cui allestire la sosta è delicata: valutare con cura la qualità della roccia e delle fessure disponibili per proteggere in modo sicuro (V-, 60m).
- L8: Proseguire su terreno più facile, ponendo particolare attenzione alle varie lame e sassi staccati fino ad arrivare alla cresta dove si allestisce la sosta (III+, 25m).
Discesa:
Una volta raggiunta la sommità della placconata, si aprono diverse opzioni:
• Discesa verso il versante bergamasco: il lato bergamasco presenta un pendio erboso con qualche breve tratto roccioso e pendenze moderate, che permettono di scendere a piedi. Abbassandosi tra le roccette si raggiunge il sentiero che conduce al Lago del Diavolo e al Rifugio Fratelli Longo (1h 30 min dalla cresta sommitale). Da qui è possibile rientrare nel versante valtellinese attraverso il Passo Cigola (2500 m, 45 min dal lago), dal quale si scende fino ad Ambria (circa 2h 30 min dal passo Cigola).
• Proseguimento in cresta: la cresta sommitale è percorribile senza difficoltà e si sviluppa prevalentemente sul versante bergamasco, caratterizzato da tratti erbosi alternati a brevi roccette. Si può scegliere di proseguire in direzione del Pizzo del Rondenino o del Diavolo di Tenda. In quest’ultimo caso si raggiunge la Bocchetta del Podavit, dalla quale si può: salire in vetta al Diavolo di Tenda, scendere sul versante valtellinese (informarsi sulle condizioni del sentiero), oppure tornare verso la bergamasca.
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