- Accesso stradale
- Ok, 2 € parcheggio per 2 giorni.
La prima parte del ghiacciaio è un mare in burrasca, conviene tenere la destra e restare sulla traccia, a noi il tempo non mancava e così ci siamo divertiti ad “esplorare” anche in mezzo con passaggi su ponti da brivido dove ci entrerebbe anche un camion di traverso. Rifugio pieno con 110 persone, trattamento essenziale ma direi adeguato considerato che costa mediamente meno della metà rispetto ai rifugi svizzeri o ai più rinomati della nostra VdA, per non parlare del parcheggio che qui costa un decimo. La parte lunga del ghiacciaio prima e dopo il rifugio è facile e ben tracciata ma per il resto è tutto un crepaccio e ghiaccio vivo. La traccia sale centrale al pendio del massiccio e questo comporta una pendenza molto superiore alla normale che di solito è a destra, questo per evitare gli evidenti seracchi che incombono sotto la cima del Dome. Quindi il grado è certamente superiore rispetto ad una F/F+ delle comode cime del nostro amato Monte Rosa, doverosa precisazione. Sveglia alle 3, colazione e saliamo spediti giungendo all’alba alla base del pendio finale che si presenta quasi tutto in ghiaccio vivo. In compenso la terminale è chiusa, ben gradinata e si supera facilmente. Sulla dorsale siamo accolti da un vento polare ed in cima ci fermiamo giusto per un paio di minuti. Scendiamo alla forcella denominata Brechè Lory dove ci accodiamo ad una miriade di persone tremolanti che si accingono a fare le doppie per scendere mentre altri appesi alla medesima sosta stanno attaccando le prime rocce verso la Barre. Il tempo passa, il vento non molla ed il sole sparisce dietro una coltre di nuvole inattese che dureranno solo un paio di ore ma la temperatura percepita crolla di netto. Dopo aver cercato invano un riparo e stroncati dal freddo, quando finalmente arriva il nostro turno dietro ad alcune cordate visibilmente impacciate, nostro malgrado optiamo per una ritirata in doppia ed il rientro. Poco sotto il traverso finale una cordata precipita per fermarsi un centinaio di metri più in basso, il telefono non prende, corriamo subito da loro e chiediamo aiuto alle altre cordate che stanno scendendo finché qualcuno riesce a chiamare l’elicottero: l’esito della caduta sembra da subito molto serio ma dai numerosi giri fatti dal velivolo pare che non sia l’unico incidente della giornata su questa montagna. Con Marco (phantom) che solitamente resiste meglio al freddo ma questa volta, dopo un’ottima performance sul ghiacciaio, l’ha patito anche lui.