Carabidda (Punta) – Stupidi e Malprotetti

Carabidda (Punta) – Stupidi e Malprotetti

Dettagli
Sviluppo arrampicata (m)
160
Esposizione
Ovest
Grado massimo
5c
Difficoltà obbligatoria
5a
Difficoltà artificiale (se pertinente)
a1

Località di partenza Punti d'appoggio

Note
La via percorre l’aereo pilastro che sorregge il versante Ovest della Punta Carabidda, seguendo un sistema di larghe fessure al margine dx di grandi scudi di roccia sovrapposti.
La roccia è di difficile chiodatura (fessure cieche o troppo larghe) ma ben si presta alla posa di protezioni veloci.
Soste aeree ma relativamente comode, con catene o maillon per eventuali ritirate.
Rientro a piedi sull’opposto versante, per bei campi di roccia scolpita che degradano dolcemente verso la sella di Scala e Pradu.
Avvicinamento
Si segue la strada sterrata che sale al colle di “Scala e Pradu” (a piedi o con un fuoristrada) fino all’ultimo tornante che svolta a dx, prima della sella, a poche decine di metri in linea d’aria dal pilastro dove sale la via.
Si esce allora per vaghe tracce (ometto) e si raggiunge la base del pilastro da dove, con pochi metri di facile arrampicata, si guadagna una cengia di detriti a dx del suo filo, che conduce alla radice di un evidente diedro-camino, chiuso in alto da una grossa pianta di leccio (ometto).
Descrizione

L1 (15m.)
Diedro-camino ben proteggibile con friends (IV e IV+; 2 ch. in uscita, di cui il secondo molto vecchio). Sosta su grossa pianta di leccio, con cordini e maillon di calata.

L2 (25m.)
Muretto e traverso su placche verso dx, per prendere e risalire una bella fessura al margine di un primo scudo di roccia (III poi V+; 2 ch. e 2 spit a sx della fessura). All’uscita breve risalto a dx di una pianta, per guadagnare un più comodo terrazzino (IV+; 1 spit; sosta su catena poco distante da 1 vecchio ch. di sosta).

L3 (15m.)
Pilastrino fessurato proteggibile con friends (IV+). Poi più facile traverso verso dx su esile cengetta, per portarsi sotto una seconda e altrettanto evidente fessura (II e III; Sosta su 3 spit con maillon di calata).

L4 (15m.)
Si sale alla radice della fessura verticale, che si vince con arrampicata breve ma sostenuta (IV poi V+; bella clessidra alla radice della fessura; poi 2 ch., di cui il primo molto vecchio, e 1 spit a sx della fessura). All’uscita si prosegue verso un più alto terrazzino, a dx del margine affilato di alcuni scudi di roccia (II/III; sosta su catena).

L5 (20m.)
Con faticosa arrampicata (sfruttando al meglio sia il margine affilato degli scudi di roccia, sia la profonda fessura dove è possibile incastrarsi, sia alcuni buchi a dx della stessa) si raggiunge un terrazzino a dx di un canale con alberello, sormontato da una ripida paretina (V; 1 ch. + 1 primo spit allungato con cordino a dx della fessura; 1 secondo spit al centro della soprastante ripida paretina). Il ripido muretto si vince sfruttando il margine del canale, per poi proseguire su rocce gradinate fino a un terrazzino a sx di un secondo alberello (V poi III; 1 ch.; sosta su albero).

L6 (20m.)
Si segue un diedro-canale sopra la sosta, che poi si biforca (IV; 1 spit a sx). Proseguendo nel ramo di dx, si raggiunge la sommità di un blocco staccato e, infine, una cresta di rocce alla sommità del pilastro, che forma una specie di ante-cima. La cresta si segue facilmente verso monte, fino ad intercettare l’uscita del ramo sx del diedro-canale, dove si sosta (II e III; sosta su catena).

L7 (50m.)
Ripresa la cresta sommitale, si scende ad una vaga selletta, da dove si riprende a salire su rocce più compatte ma sempre ben articolate, fino al termine della parete, dove lo sguardo spazia sull’intera conca del Supramonte (II e III; sosta fra i massi della cima su 1 ch. molto vecchio, da rinforzare con protezioni veloci).

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Storico:
Via storica di carattere alpinistico aperta da Gogna e compagni nel mese di aprile del 1981 (v. A. Gogna, “Mezzogiorno di pietra”, pag. 28).
Successivamente, sono stati aggiunti alcuni spit alle soste, e pochi altri nei tiri più difficili, che incidono appena sull’ingaggio complessivo della via, soprattutto se non si possiede un buon margine sul grado e/o una buona capacità di integrare le protezioni.
Bibliografia:
A. Gogna, Mezzogiorno di pietra, pag. 28
rello
26/06/2021
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