350m
Dal parcheggio del campo sportivo di Caselette si segue l’itinerario classico per il Musinè (1150m slm).
Dalla cima si scende a nord verso Truc dell’eremita, dove si tiene la sinistra, e per un sentiero con poco dislivello si raggiunge la cima del Mont Curt (1323 m slm), nascosta in mezzo alla vegetazione.
Si prosegue poi per bei sentieri tra puliti boschi di faggi fino a raggiungere il Santuario della Bassa (1152 m slm). PRESENZA DI ACQUA
Scendere lungo la carrozzabile di accesso al santuario fino a quota 1115 circa, dove si stacca a destra il sentiero che in breve intercetta la strada che sale al Col del Lys (1311 m slm), da percorrere fino al colle stesso.PRESENZA DI ACQUA
Immediatamente dopo il museo della Resistenza si imbocca il largo sentiero che porta al piazzale degli impianti di risalita (del Monte Pelà), dove si prosegue per la strada in piano a destra degli impianti fino a toccare il Colle della Frai. Dal colle si prosegue qualche metro verso destra in direzione dell’alpeggio per poi imboccare il sentiero che si stacca a sinistra con indicazioni per il rifugio partigiano detto “Non si vede”. Seguire il sentiero fino a quota 1650, dove nei pressi di una grossa roccia con segno bianco e rosso ad angolo (che indicherebbe di andare a sx), sulla destra si stacca la traccia per il Monte Rognoso. Radi e sbiaditi bolli rossi (cercarli con attenzione) fanno prendere quota rapidamente passando sotto un roccione sotto il quale è costruito un riparo con muri a secco. Da qui i bolli scompaiono ma alcuni ometti aiutano; continuare a salire puntando leggermente verso sinistra, oltrepassando la parte bassa della pietraia nei punti più agevoli fino a toccare il ripido pendio erboso subito oltre, che faticosamente, senza sentiero obbligato, porta in cima al Monte Rognoso (1952 m slm).
Dalla cima ritornare qualche metro sui propri passi e scendere verso NW fino al colletto chiaramente visibile e rintracciare il sentiero che, ripido, risale l’ampia cresta est di punta della Croce, superando i pochi ostacoli rocciosi del filo solitamente per tracce a sinistra dello stesso e arrivando alla Punta della Croce (2234 m slm).
Da qui scendere rapidamente sul filo fino al colletto del Civrari e risalire il sentiero per andare a toccare la cima più alta del massiccio nonché dell’intero giro, la Punta Imperatoria del Civrari (2302 m slm).
Ritornare a Punta della Croce per lo stesso itinerario percorso poco prima e da qui prendere il ripidissimo sentiero verso sud che perde quota rapidamente con divertenti passaggi tra le rocce brulle della cresta. Il sentiero porta poi a toccare Punta Costafiorita (1760 m slm) per poi scendere per prati fino al Colle la Bassa. PRESENZA DI ACQUA
Imboccato il sentiero per Fontana Barale, si abbandona dopo pochi metri con una deviazione a sinistra che sale in pochi minuti fino alla cima del Monte Sapei (1624 m slm).
Da qui si prosegue senza possibilità di errore fino al colle Arponetto, dove si imbocca il classico sentiero che deposita, infine, a Rocca Sella (1508 m slm).
Scendere usando uno dei sentieri disponibili fino alla borgata delle Combe. PRESENZA DI ACQUA.
Dopo pochi metri si raggiunge Celle dove si prende il sentiero della Resistenza che scende dritto per prati fino al Rifugio Rocca Sella. PRESENZA DI ACQUA.
Seguire la strada fino alle prime case della frazione Case Inferiori, imboccare il sentiero a destra, seguendo al contrario le indicazioni per il vertical Novaretto-Celle. Si oltrepassano le case di Pian Barbè e si prosegue lungo il sentiero tenendo la destra al primo bivio e la sinistra al secondo, sempre seguendo i cartelli del vertical. In vista della cappella di Sant’Anna si prende la deviazione a sinistra che rapidamente sbuca alle prime case di Novaretto e si scende fino alla chiesa. Qui è terminato il nostro percorso.
NOTE:
Giro con un grande spostamento (37km) e con un notevole dislivello (3000 m D+). Eventualmente si potrebbe salire (dopo il Santuario della Bassa, al Monte Arpone). La salita a Punta Imperatoria del Civrari è data dalla volontà di salire la vetta più alta del massiccio, ma non risulta esattamente sulla logica della percorrenza dell’anfiteatro ben visibile da Avigliana e paesi limitrofi. Si consiglia di effettuare il giro in primavera, quando le T non sono ancora eccessive e l’assenza di neve (da verificare sul Civrari) permette di effettuare il giro comodamente in scarpe da ginnastica. Portare acqua (nella relazione sono indicati i punti dove è possibile fare rifornimenti) e viveri a seconda delle esigenze. Non è stato citato precedentemente, ma per info: c’è un ruscello sul sentiero per il “Non si vede” che potrebbe essere utilizzato in caso di estrema necessità (attenzione alla grande presenza di animali selvatici che potrebbe inficiare la sanità dell’acqua qualora fosse accaduto qualcosa a monte).
Possono essere effettuate diverse ulteriori varianti, aumentando o riducendo il dislivello, e sono facilmente valutabili cartina alla mano.
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