350m
Materiale necessario : corda, imbrago, qualche nut, friends e qualche anello di corda
La casermetta al Colle delle Coupe è ormai quasi completamente diroccata ed è pericoloso entrarvi. E’ giocoforza quindi bivaccare all’esterno o proseguire nella tappa fino al rifugio Ravetto al Colle della Croce di Ferro.
Su tutto il percorso dopo il colle del Colombardo mancano sorgenti, a parte una sotto il colle della Croce di Ferro, che non è garantita attiva in tutta la stagione. Occorre quindi prevedere punti in cui portare su preventivamente le scorte d’acqua.
In caso di emergenza ci si può approvvigionare ai laghetti dei Turlo, raggiungibili scendendo di circa 150 m dal Colle di Costa Fenera e al laghetto senza nome sotto il passo Muret lato Malciaussia, anche qui perdendo poco più di un centinaio di metri.
Tappa n.1 Caselette 400 m – Colle del Lys 1311 m Dislivello 1604 m
Ci si dirige al campo sportivo di Caselette; ci si innalza sulla mulattiera in direzione di S. Abaco, ove essa termina. Dietro il santuario inizia un sentiero ben tracciato, il quale, sempre tenendosi sul costone, permette di raggiungere in breve tempo, la cima del Musinè (1150 m).
Si tratta ora di scendere al Colle della Bassetta 945 m, massima depressione fra il Musinè e il Moncurt. Questo tratto, richiede molta attenzione, specialmente in caso di nebbia, in quanto, tutti i sentieri scendono dai due versanti, meno un’esile traccia che rimane in cresta. Dalla punta del Musinè, ci si abbassa seguendo un sentiero segnato di rosso fino al punto in cui questo si biforca, il ramo di destra sempre segnato di rosso, divalla decisamente, abbandonarlo e seguire quello di sinistra privo di segni, esso evita un primo lieve rilievo e prosegue in leggera discesa, attenzione!: quando si incontrano dopo breve tratto dei piccoli pini, (i primi), osservare sulla destra: inizia l’esile traccia succitata, lasciare il sentiero e seguire la traccia, essa risale in cresta. Seguirla sempre con attenzione, a tratti si perde, l’unico modo per non sbagliare, d’ora in avanti è di rimanere sempre in cresta.
Vicino al Moncurt la vegetazione si fa più fitta e continuerà così fino in cima, (1323 m). Ora la vegetazione diradata permette una marcia più spedita. In un avvallamento, Bassa della Val (quota 1124 m) si incontra un sentiero che evita, costeggiandolo a sinistra, il Truc del Faro, esso conduce alla Madonna della Bassa (1157 m ); qui giunge pure la strada carrozzabile da Mompellato. Chi preferisce rimanere in cresta in questo tratto, può scavalcare agevolmente il suddetto rilievo.
S’inizia ora a salire verso l’Arpone; ricompare nuovamente un sentiero segnato di rosso. Nel primo tratto, il sentiero si sposta sul fianco destro per poi ritornare in cresta, è preferibile abbandonarlo in questo tratto e seguire la cresta perché è poco evidente. Raggiunta la quota 1450 m, il sentiero devia a sinistra, non rimane che seguire la cresta e si giunge così in cima al M. Arpone ( 1600 m).
Dall’Arpone inizia un crestone diretto a ovest; scendendo lungo di esso, in breve si raggiunge il colle del Lis. Durante la discesa, si incontra nuovamente il sentiero segnato di rosso che ha attraversato il fianco della montagna.
Tappa n.2 Colle del Lys 1311 m – Colle del Colombardo 1887 m Dislivello 1351 m
La salita inizia a sinistra dell’albergo Civrari. Un sentiero segue i piloni dello sky-lift ; si raggiunge così in breve il M. Pelà (1444 m), quindi si scende tramite un sentiero al Colle della Frai 1337 m.
Ora bisogna risalire il M. Rognoso,con buona visibilità è facile, ma con la nebbia, quasi sempre presente occorre concentrazione.
Dal colle della Frai, si devia leggermente a sinistra, cercando con attenzione nella fitta vegetazione si individua un sentiero appena tracciato.
Esso, girovagando, evita i passaggi più disagevoli. Più in alto troviamo dei pietroni sui quali è divertente arrampicarsi. Non vi è più il sentiero, dobbiamo seguire il costone per raggiungere la tondeggiante cima del Rognoso (1952 m). Quasi di fronte dalla direzione di provenienza, scende la cresta che si abbassa al colletto q. 1865 m . Da questo punto inizia la cresta che con ripida salita permette di raggiungere la q.2140 m, poi, mantenendosi in piano, con leggere depressioni, la q. 2209 m e infine la punta della Croce (2234 m).
In questo tratto di cresta ricompare un sentierino molto utile nella nebbia.
Dalla Punta della Croce, (alla quale confluisce pure la cresta proveniente dal Sapei) la cresta scende ripida, leggermente a destra verso un colletto. Poi, superata una breve elevazione si abbassa formando la Bocchetta del Civrari, 2169 m.
Non rimane che salire una gobba detritica, scendere su un colletto e, con comoda risalita raggiungere il pilone posto sulla cima del M. Civrari (2302 m). La cima è un pochino fuori asse dalla cresta spartiacque Val Susa, Valle di Viù, quindi bisogna ritornare indietro fino all’ultimo rilievo, poi abbassarsi sul suo costone di destra (scendendo) e così raggiungere il colle del Colombardo, 1887 m.
Il santuario offre un buon riparo dalle intemperie, e d’estate a volte viene tenuto aperto un locale che può fungere da rifugio.
Acqua alla sorgente posta a sinistra della sterrata che scende verso Lemie. Una decina di minuti di discesa.
Tappa n.3 Colle del Colombardo 1887 m – Colle Forcola 2460 m Dislivello 1014 m
Dal colle del Colombardo si trova subito la strada in terra battuta, proveniente dalla valle di Viù, essa costeggia quasi alla sommità il piccolo rilievo precedente il Colombardino, poi per essere fedeli alla cresta, la si abbandona e si supera un secondo rilievo, giungendo di seguito alla Tomba di Matolda 2080 m.
Una lieve discesa permette di raggiungere un colle 2018 m, dove vi sono delle baite.
Su questo colle, transita la strada proveniente dalla val Susa. La marcia prosegue risalendo direttamente il costone che nasce dal colle, il quale permette di raggiungere agevolmente la cresta proveniente dallo Sbaron. Seguendola, dopo parecchi rilievi e depressioni, si giunge alla Punta Grifone 2408 m.
Facile discesa su prati al colle Portia.
Qui inizia la risalita del ripido pendio erboso che precede la quota 2382 m. Per raggiungere la cima dell’Adois, 2509 m, bisogna percorrere una cresta rocciosa: è facile, di ottima roccia e in mezzo ad essa si elevano due spuntoni; dopo l’Adois segue una leggera depressione e quindi il breve costone erboso che conduce alla Rocca Maritano 2543 m.
La discesa al colle della Forcola 2460 m è facile anche se un po’ esposta e richiede pochi minuti.
Tappa n.4 Colle Forcola 2460 m – Colle delle Coupe 2341 m Dislivello 800 m
La cresta dal Colle della Forcola, è inizialmente erbosa. Esiste un sentiero che si tiene sul fianco della Val Susa ma è meglio ignorarlo, esso si perde e, in caso di nebbia, diventa difficile ritornare in cresta. Più in su compaiono delle facili roccette. Si giunge così alla Punta Lunella 2772 m.
Il percorso dalla Punta Lunella alla Rocca del Forno 2728 m è più divertente, abbastanza affilato, di roccia buona e facile, con diversi rilievi e depressioni; il tratto più bello di questa tappa. Molto meno bella la discesa dalla Rocca Forno al colle di Muia 2522 m. Ci impegna parecchio, fra placche licie, prati e canali ripidissimi oltre spuntoni malsicuri.
Vi è da rilevare che per eventuali costeggiamenti, è più favorevole il versante della Val Susa.
Facilissimo invece dal colle di Muia 2522 m alla Punta Nonna 2652 m, pochi minuti di dosso erboso. Da qui alla Grand’Uja 2666 m attraverso la quota 2565 m, il colle dell’Alpetto 2508 m, la punta delle Ujette 2578 m e il colle di Cirel 2510 m su facile terreno.
Da qui si sale facilmente sulla Grand’Uja 2663 m. la discesa sul versante ovest avviene su pendio di roccette e tratti erbosi fino al colle dell’Uja 2368 m. Si risale su dossi erbosi alla quota 2400 m, si scende al cole Coupe Trape 2275 m. si risale sempre su prato alla quota 2459 m e si scende infine al Colle delle Coupe 2341 m e alla sua casermetta semidiroccata.
Tappa n.5 Colle delle Coupe 2341 m – Passo Brillet 2952 m Dislivello 1120 m
Lasciando il Col delle Coupe si segue un sentiero che sale per la cresta, finché non la abbandona costeggiandola a sinistra; esso permette, in un’ora, di giungere al Colle Croce dì Ferro, ma non passa sulla cresta..
Si continua invece sulla cresta per prati senza difficoltà e si giunge sulla Costa Fenera, 2617 m. Rapida discesa al colle Fenera 2519 m, e si prosegue sulla facile cresta fino alla quota 2620 m. da qui si scende al Colle Croce di Ferro 2546, m. Appena sotto il colle è posto il rifugio Aurelio Ravetto, normalmente gestito nei mesi estivi, con locale invernale sempre aperto. Da questo colle una larga e ripida cresta erbosa, interrotta da alcune facili roccette, permette di raggiungere il Monte Palon, 2965 m.
Da esso si scende tramite la facile cresta detritica ed elementari roccette, scavalcando la quota 2889, fino al Passo Muret, 2769 m. La salita ai Muret si presenta anche lei facile fino a un’anticima, segue una forcella poi, per ripide rocce, si supera un gradino. La cresta prosegue con tratti elementari ed alcuni di piacevole arrampicata fino in cima, 3062 m.
In seguito è tutto facile fino alla base del rilievo roccioso antecedente il passo Brillet 2952 m; qui si incontra il tratto più infido, la roccia è veramente brutta, costeggiarlo è troppo rischioso, occorre passare quindi sul filo del rilievo, tenendosi leggermente sulla destra sfruttando una piccola cengia. Superato il rilievo, rimangono pochi metri di sfasciumi per raggiungere il colle Brillet.
Tappa n.6 Passo Brillet 2952 m – Rocciamelone 3538 m Dislivello 620 m
Dal colle, lo spigolo inizia ripido con appigli spioventi, si supera comunque agevolmente, segue poi un tratto meno ripido e senza difficoltà, fino in cima ai Brillet, 3.045 m; la cresta in seguito è pianeggiante e facile fino all’attacco delle Rocce Rosse.
Raggiungere la sommità del primo torrione con divertente arrampicata, scendere agevolmente al profondo intaglio che separa dal 2° torrione. Per un tratto seguire la cresta, poi un canalino che porta leggermente sul fianco destro, percorrerlo in salita per circa un tiro di corda, poi puntare verso l’alto, obliquando leggermente a destra.
Questo è l’unico tratto molto friabile, che richiede una certa attenzione. Si riprende così la cresta e dopo breve, si giunge sul 2° torrione.
Per scendere alla seguente forcella, bisogna percorrere una crestina affilata e una placchetta inclinata (II).
Inizia quindi la salita del 3° torrione, tenendosi rigidamente sullo spigolo molto solido, come del resto tutta la cresta, tolto un breve passaggio di forza (forse III) evitabile. Il resto è normale arrampicata.
Ora non rimane che scendere agevolmente alla depressione q. 3243 m, ed ecco davanti a noi la lunga cresta che sale verso la cima del Rocciamelone.
È bella da vedere ed altrettanto bella da percorrere, è tutto un susseguirsi di piccoli rilievi rocciosi, con divertente ginnastica si superano dei brevi ma interessanti passaggi, ovviamente tenendosi rigorosamente sul filo di cresta, in quanto sui due versanti è tutto friabile.
Ed eccoci alla fine della cavalcata. Rocciamelone 3537 m.
Non resta che scendere sul battutissimo sentiero fino al rifugio Cà d’Asti e poi alla Riposa, dove arriva la sterrata da Mompantero.
L'idea di percorrerla era balzata in mente a Silvio Perina che con caparbietà e meticolosità aveva coinvolto parecchi Soci del C.A.I. Pianezza fin dal lontano 1978. Nel 1985 fu pubblicata tutta la traversata compiuta ovviamente a tratti. Il progetto iniziale si chiamò “Giro alpestre della Val Susa”.
Su "La Valsusa" n. 14 del 3 aprile 2003 un articolo che riportava una frase del primo cittadino di Torino, il sig. Chiamparino, in occasione di un anniversario del C.A.I. U.G.E.T. di Torino che si svolse sul Monte Musinè, che diceva pressappoco così: "... facciamo insieme a voi, amici dell'U.G.E.T. un sentiero che parta da Caselette e dal Musinè e arrivi fino in vetta a! Rocciamelone. Lo chiameremo Cresta Città di Torino... sarà pronto per le olimpiadi del 2006 perché possiamo già contare sui necessari finanziamenti... "
“II Signor Chiamparino ha scoperto l'acqua calda!” Questo fu di conseguenza il titolo dell’articolo pubblicato sul bollettino sezionale "Pera Mòra" che subito piacque ai lettori, tant'è che i partecipanti a questa fatica, partendo il giorno 6 settembre 2004 da Caselette vollero mantenere ironicamente, ma senza spirito polemico, questo soprannome.
Il progetto iniziale prevedeva di scendere a valle dopo ogni tappa.
1a tappa Caselette – Colle del Lis
2 a tappa Colle del Lis – Colle del Colombardo
3 a tappa Colle del Colombardo – Colle Forcola
4 a tappa Colle Forcola – Colle delle Coupe
5 a tappa Colle delle Coupe – Colle dei Brillet
6 a tappa Colle dei Brillet - Rocciamelone
- Cartografia:
- Fraternali
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Itinerari
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Civrari (Monte, Punta della Croce) Via dell’Acqua
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Civrari (Monte, Punta della Croce) Creste NO e NE
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Civrari (Monte, Punta Imperatoria) Via delle Marmitte
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