Dal parcheggio qui si sale per un dislivello di 1200 metri lungo il sentiero 213; in circa 30 min si raggiungono i ruderi della Malga Coel di Pelugo (1423 m) e in altri 30 min Ponte Zucal (1638 m) dove si attraversa il Rio Bedù di Pelugo. La salita prosegue ripida fino al rifugio Dante Ongari – Carè Alto dove si pernotta (3 ore e 30 da Pian della Sega).
Nei pressi del rifugio si può visitare la chiesetta costruita dai prigionieri russi durante la guerra o raggiungere in circa un’ora la “Bocchetta del cannone” a 2580 m.
Dal rifugio si segue il segnavia 215 che coincide con l’itinerario naturalistico Marchetti e con il Sentiero della Pace e scende lungo scale in pietra costruite durante la Prima guerra mondiale. Si superano in più punti vari torrenti; nel guado più impegnativo si supera il torrente grazie a delle funi metalliche.
Si inizia a salire in direzione del “Sass de la Stria” (che si tiene sulla sinistra) e si giunge alla Sella di Niscli (2878 m) in una zona disseminata di piccoli laghi – laghi dei Pozzoni – da dove si prosegue seguendo gli omini in pietra poggiati sulle lastre di tonalite segnate dal ghiacciaio.
Il panorama è grandioso con le cime del Carè Alto, le Gobbe del Folletto, il Folletto e i Denti del Folletto fino al Corno di Cavento. A questo punto comincia l’escursione sul ghiacciaio ed è necessario indossare l’attrezzatura prevista: imbrago, ramponi, piccozza e avanzamento in cordata.
La traversata porta sin sotto il Corno di Cavento, la direzione suggerita è verso il Folletto, per poi proseguire a mezza costa evitando di perdere quota in quanto la parte sottostante è collassata e molto crepacciata. Arrivati sotto il Corno di Cavento e tolti i ramponi, si arrampica su facili roccette fino a giungere in vetta. La croce presenta due caschi, uno italiano ed uno austriaco a memoria del luogo teatro della grande guerra. Volendo proseguire in direzione del passo, si raggiunge l’ingresso della galleria realizzata dall’esercito austro-ungarico (ATTENZIONE: la galleria è attualmente chiusa per motivi di sicurezza). Discesa per la via di salita, si rimettono i ramponi e si prosegue fino al Passo di Cavento fra la Vedretta di Lares e quella della Lobbia.
ESTREMA ATTENZIONE nell’affrontare il passo, rocce instabili e sfasciumi su tutto il tratto. Assicurarsi di non avere cordate prima e dopo per minimizzare il rischio. L’attraversamento del passo è agevolato da due tratti attrezzati, abbastanza fisici ma che consentono di assicurarsi e salire/scendere in sicurezza. Cercare quindi un evidente bollo bianco/rosso sulla placca e la scaletta affiancata dalla fune metallica. Si giunge così in cima al passo ove si trova il bivacco di Laeng. Dal bivacco si guarda verso le Lobbie fino ad individuare un altro bollo bianco/rosso che segna il percorso di discesa verso la Vedretta della Lobbia. Discendere un primo tratto e poi proseguire a sinistra, percorso attrezzato con fune metallica e scaletta fino a raggiungere il ghiacciaio.
Da qui aggirare la prima parte crepacciata del ghiacciaio verso sinistra per poi riprendere la direzione del rifugio delle Lobbie (visibile quasi fin da subito se la giornata è limpida).
Attraversare tutto il ghiacciaio ed in prossimità delle Lobbie si può salire direttamente dal canale tra Punta Papa Giovanni II ed il rifugio, oppure proseguire ancora ed imboccare la conca della Vedretta della Lobbia Alta, oramai quasi del tutto sparita. Si giunge così finalmente al Rifugio ai Caduti dell’Adamello, meta della traversata.
Occupato dagli austriaci nella notte del 30 aprile del 1916, cadde in mano italiana il 17 giugno 1917. In quell'occasione perse la vita il tenente austriaco Felix Wilhelm Hecht il cui diario è una testimonianza fondamentale per conoscere le vicende del Corno di Cavento. Esattamente un anno dopo – il 15 giugno 1918 – gli imperiali riuscirono a rioccupare la cima sorprendendo gli italiani sbucando da una lunga galleria scavata nel ghiaccio. La reazione degli alpini non si fece attendere con la riconquista definitiva il 19 luglio dello stesso anno.
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