Valutata ED sulla guida dei monti d’Italia di Gogna e Recalcati, a discapito del grado indicato, non eccessivo per gli standard moderni (VI+). E’ sicuramente molto più impegnativa di varie classiche granitiche gradate allo stesso modo, da non sottovalutare. Mi sono permesso di tradurre quel VI+ almeno come 6a+ per rendere meno fuorviante tale valutazione, storica e per tal motivo piuttosto severa.
Materiale: una serie di friend abbondante raddoppiando almeno qualche medio e piccolo (soste spesso da attrezzare su friends, e tiri talvolta lunghi); un martello e qualche chiodo sono utili specialmente in caso di ritirata d’emergenza. Corde da 60 metri fondamentali per le calate attrezzate dalla cima. In via non è rimasto quasi nulla se non rari chiodi che si contano sulle dita di una mano.
Sconsiglio vivamente di portare una tenda nei pressi della Croce di Ledù (o ai ruderi dell’alpeggio poco oltre) a causa della difficoltà ed esposizione della traccia, davvero ripida e stretta; molto meglio fermarsi a Stabiello (qualche praticello pianeggiante e fontana).
La via si presta a numerose varianti, tanto che spesso sporgendosi verso diedri paralleli non è raro intravedere qualche antico chiodo. Tuttavia credo che abbiamo seguito abbastanza fedelmente la via originale o perlomeno quella tracciata nella foto della guida alle Mesolcine di Gogna-Recalcati (abbiamo trovato qualche antico chiodo o fettuccia marcia). La suddetta guida però, a discapito di un disegno piuttosto preciso, ci è parsa un po’ fuorviante e imprecisa nella relazione. I primi 60 metri oltre lo zoccolo sono forse complessivamente i più impegnativi; dopodiché la via si svolge quasi interamente appena oltre lo spigolo, sulla parete est. Sicuramente esistono varianti “al di qua” dello spigolo, a sud, perlomeno nella parte alta (visibile qualche chiodo anche lì).
Descrivo perciò la relazione del percorso da noi seguito – fermo restando che non è necessariamente quella ‘giusta’, ma è fedele al tracciato della guida e probabilmente all’originale.
I primi veri tiri oltre lo zoccolo salgono proprio sul bordo dello spigolo, sulla direttiva di un diedro chiuso da un tetto – sul bordo destro della parete.
- L1: il modo più facile per risalire lo zoccolo è proseguire (slegati) facilmente per circa cinquanta metri lungo il canale, costeggiando la placca (dove volendo sale una delle vie sportive) fino ad un’ovvia e invitante facile rampa (alberello evidente in cima). Ci si lega e la si sale, obliquando a destra sul cengione erboso fino a raggiungere un breve salto roccioso (chiodo nascosto tra i cespugli in uscita), oltre il quale si raggiunge la sosta originale (spuntone con cordone).
- L2: innalzarsi sulla placca fessurata sopra la sosta. Si sale obliquando verso destra dove possibile, puntando il diedro evidente sovrastato da un tetto sul bordo dello spigolo. Su questo tiro le fessure sono abbastanza svase e a V. Raggiungere il tetto e sostare scomodamente su friends, oppure superarlo e sostare poco oltre. Per quanto rettilineo il camino successivo è molto lungo e continuo, per cui fare un unico tiro da sessanta metri ci è sembrata una soluzione davvero impegnativo.
- L3: superare il tetto a sinistra, passo molto faticoso (incastro o dulfer) e proseguire più facilmente qualche metro. Possibile sostare anche qua, forse più comodamente che sotto (non verificato). Il bordo del diedro si chiude sopra la testa formando un estetico diedro-camino a V. Risalirlo interamente con passaggi obbligati faticosi. In uscita vi è uno spuntone a sinistra per la sosta (presumibilmente da questo ci si riesce a calare fino allo zoccolo), oppure – meglio – proseguire per altri 10-15 metri di splendida arrampicata di fessura fino a due evidenti spuntoni sotto un tetto dove si sosta.
- L4: costeggiare il tetto verso destra, risalire facilmente qualche metro e poi non lasciarsi invitare dal diedro fessurato che sale dritto, ma traversare nuovamente a destra in grande esposizione fin oltre lo spigolo (non sembra la cosa più logica se non si sa che è la direzione giusta). Risalire il più possibile i bei diedri fessurati sul versante est fin dove il tiraggio lo consente; numerose fessure per sostare. Tiro più facile dei precedenti; da qua in poi una ritirata risulta scomoda.
- L5: raggiungere la fine dei diedri presso i tetti che sbarrano la strada, e superarli a sinistra (nei pressi dello spigolo) con passo faticoso (utili friend 3 & 4). Proseguire fino a raggiungere i resti di una vecchia sosta (dove può aver senso fermarsi nonostante il tiro sia breve, visto il probabile tiraggio delle corde). Salire spostandosi su un dietro più a destra (chiodo) e allestire una sosta più in alto dove possibile.
- L6: raggiungere il grande tetto sotto il quale si traversa a destra. Qui noi abbiamo probabilmente sbagliato: seguendo fedelmente il bordo fessurato sotto allo strapiombo si esce un po’ troppo alti (passi espostissimi!) e diventa inevitabile dover seguire il diedrino sopra la testa. Bisogna invece stare poco più bassi (buoni piedi) e traversare sulla rampa a destra finché è ancora possibile, raggiungendo così un chiodo ben visibile. Il diedrino da noi seguito diventa difficile ed esposto, e si giunge inevitabilmente ad uno strapiombino sotto il quale abbiamo fatto sosta scomodamente (possibile sostare oltre – soluzione forse migliore, v. tiro successivo). Molto probabilmente la via originale segue la rampa di destra e aggira poi il successivo tetto ancor più a destra con difficoltà ben più basse.
- L7: (probabile variante almeno nei primi metri) si vince elegantemente lo strapiombo sopra la testa, che risulta più innocuo del previsto, specialmente dopo l’ostico diedro appena superato. Si supera un bel diedro fessurato non difficile (dove probabilmente era meglio sostare al termine del tiro precedente). Si risale tendendo leggermente verso destra (e probabilmente ricongiungendosi con la via originale) seguendo le debolezze della parete, per circa 50-55 metri, fino alla fine delle difficoltà, dove la cresta si abbatte improvvisamente. Proseguendo qualche metro e sporgendosi sul bordo della parete sud si reperisce una sosta a spit + golfaro con anello di calata (se ne vede un’altra una decina di metri dopo).
Discesa: cinque calate piuttosto comode su spit + fix con maglia rapida dalla prima via sportiva che si trova all’uscita della via (“il Club dei Coraggiosi”). Calate lunghe (anche 60 metri precisi); si supera così anche lo zoccolo fino quasi a raggiungere il sentiero.
- Bibliografia:
- Guida dei Monti d'Italia Mesolcina-Spluga; A.Gogna, A.Recalcati
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