Cavento (Corno di) dal Rifugio Adamello Collini al Bedole

difficoltà: F+   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Varie
quota partenza (m): 1640
quota vetta (m): 3405
dislivello complessivo (m): 1765

copertura rete mobile
vodafone : 0% di copertura
no operato : 0% di copertura

contributors: DannatoGenteDotta
ultima revisione: 08/07/13

località partenza: rifugio Adamello Collini al Bedole (Saviore dell'Adamello , TN )

punti appoggio: rifugi Caduti dell'Adamello alla Lobbia Alta; rifugio Dante Ongari - Carè Alto

bibliografia: Guide Monti d'Italia TCI/CAI - Adamello vol. I

accesso:
dall' Autostrada del Brennero si esce al casello di Trento Sud e ci si dirige sulla statale (237) verso Tione e (239)Pinzolo-Madonna di Campiglio.
A Pinzolo si prosegue per Carisolo, raggiunto il quale si svolta a sinistra per prendere la lunga (17 km) strada che percorre la Val di Genova (a pagamento, e con accesso regolamentato nei mesi estivi, consigliabile assumere informazioni in precedenza).
Si lascia la macchina al parcheggio di Malga Bedole, 10'-15' a piedi dal rifugio "Adamello Collini" al Bedole (1641 m), che si raggiunge per comodo stradone.

note tecniche:
Salita su ghiacciaio che necessita di buona esperienza di attraversamento di ghiacciai e senso dell'orientamento.
Necessaria attrezzatura da ghiacciaio (ramponi, piccozza, corda, cordini per prusik/machard, viti da ghiaccio e corpi morti).
Per chi ama una particolare sicurezza, utili longe e moschettoni a ghiera, nonchè caschetto, nei tratti attrezzati del Passo di Cavento.

Il Gruppo dell'Adamello è famoso per i repentini cambiamenti di tempo (temporali di calore frequenti il pomeriggio) e per le nebbie che si depositano stagnando nei suoi piatti ghiacciai di carattere scandinavo. Utile quindi la bussola, ma ancora di più il GPS (bussola a volte "in tilt" tra questa tonalite particolarmente ferrosa)

descrizione itinerario:
I giorno
Dal rifugio "Adamello Collini" (1641 m) al Bedole si prende il sentiero che risalendo con numerose (90 !) svolte la Val Ronchina porta al rifugio "Città di Trento" al Mandrone (2449 m).
Poco rima di arrivare al rifugio, cose interessanti da vedere (rovine della Leipziger Huette del DO&AV, il vecchio rifugio Mandrone trasformato in picolo museo glaciologico, cimiterino di guerra con 11 tombe, chiesetta). Circa 800 m di dislivello e 1h45'-2h30' fin qui, a seconda di carico e allenamento.

Dal rifugio "Città di Trento" si punta ora alla Vedretta del Mandrone, seguendo un ben segnalato sentiero che per parecchio tempo purtroppo avvicina ma non fa guadagnare assolutamente quota. Si sale sulla morena e, a seconda delle condizioni del ghiacciaio: a) si punta a sinistra (fronte marcia) seguendo le segnalazioni verso la cosiddetta "valletta" (un avvallamento circa 30 m sotto la morena, da cui comincia il ghiacciaio); b) si continua a salire sulla destra per raggiungere un promontorio sulla destra (fronte marcia; in realtà sinistra orografica)del ghiacciaio, da cui si attraversa lo stesso ghiacciaio in direzione dello sperone occidentale della Lobbia alta. Consiglio in generale a) specie se il ghiacciaio è coperto (i numerosi e più ampi crepacci dell'attraversamento previsto da b) risulteranno più insidiosi.
Alla base dello sperone occidentale della Lobbia alta, comincia una regolare ma pittosto ripida salita verso il rifugio "Caduti dell'Adamello" (3040m), che presto compare alla vista, sulla sinistra, abbarbicato alle pendici della Lobbia alta, e che si raggiunge con un ultimo giro a semicerchio verso sinistra doipo aver sfiorato il Passo della Lobbia alta.
In 2h45'-3h dal rifugio "Città di Trento" (poco dislivello, 600 m, ma molto sviluppo).

II giorno
Si parte dal rifugio "Caduti dell'Adamello", si scavalca il vicinissimo Passo della Lobbia alta, e ci si comincia a inoltrare verso la Vedretta della Lobbia. Attenzione: non lasciarsi tentare dalla facile discesa a sinistra verso la Vedretta, ma cercare invece di stare il più alti possibili, sulla destra, costeggiando il lato orientale della Cresta Croce e quindi abbassandosi (ma molto meno, e risparmiando tempo!) solo dopo un po' verso la Vedretta. Superato una sorta di "passo" poco pronunciato, si punta quindi con decisione verso il Corno di Cavento, o meglio verso l'evidente intaglio del Passo di Cavento alla sua sinistra. Si arriva al passo attraverso un pendio moderatamente ripido che porta alla crepaccia terminale. Il superamento di questa crepaccia può essere impegnativo. Quindi due soluzioni: a) sulla sinistra per evidente percorso segalato da bolli e ottimamemnte attrezzato con cavi; b) dritti al centro del canale per incerte tracce e sassi un po' mobili. Il passo è a 3191 m, circa 80 m sopra la Vedretta, e sul suo lato sinistro esiste l'arancione bivacco "Laeng", utile punto di appoggio in caso di maltempo (frequente in questa micro-area del Gruppo). Fin qui in 2h-2h15' dal rifugio "Caduti dell'Adamello".
Si scende dquindi dal Passo in direzione Est per prendere la Vedretta di Lares. La discesa è ripida ma molto ben attrezzata, fare solo attenzione al punto finale che scavalca un altro crepaccio terminale dall'andamento lievemente bizzarro (conveniente evitarlo scendendo sul ghiacciaio un pochino alti a destra invece che raggiungere la base del Passo). Da qui si prosegue sulla Vedretta di Lares in direzione Sud, puntando a uno sperone del Corno di Cavento che bisognerà aggirare alla sua base. Aggirato lo sperone, e in vista dei Denti del Folletto (tre caratteristiche sommità), si converge a destra iniziando la salita verso l'evidente vetta. Attenzione, il punto tra Passo CAvento e la svolta verso la vetta è sempre discretamente crepacciato, e l'andamento della marcia rischia di far trovare la cordata in asse con alcuni crepi (consigliata una formazione di marcia un po' sfalsata dunque). Superato il punto crepacciato, il pendio s'impenna di più e si sale su neve o su scisti a seconda delle condizioni. In 4 h dal rifugio "Caduti dell'Adamello " si arriva in vetta (anche qui, poco dislivello, 350m, ma grande sviluppo), segnalata da una croce portante sulle braccia, fraternamente appaiati, un elmetto modello "Adrian" italiano e uno Sthalhelm austriaco. Panorama estramemente remunerativo su tutto il Gruppo Adamello-Presanella, sul Rosa, sul Bernina, ecc.
Considerare, dato lo sviluppo orizzontale e il sali-scendi del Passo del Cavento, più o meno uguale tempo (3h45'-4h) per tornare al rifugio "Caduti dell'Adamello"

altre annotazioni:
Cima molto nota per essere stata al centro di aspri combattimenti nel corso della I Guerra Mondiale.
Insieme ad altre cime della dorsale Menecigolo-Carè Alto, dall'estate del 1916 e dopo la conquista della linea Lobbia-Dosson di Genova daparte degli Alpini, divenne parte della prima linea avanzata del sistema difensivo austriaco. Conquistato con una formidabile azione militare e alpinistica dagli Alpini nel 1917, venne ripreso un anno dopo dai Kaiserjaeger con un'altra azione ingegnosa etemeraria, e nuovamente ripresa dagli Alpini dopo un mese. Oggi, sotto la cima (verso Passo CAvento e verso la Vedretta della Lobbia) conserva resdui delle postazioni di un tempo (attenzione al munizionamento da artiglieria affiorante), e una caverna-casermetta scavata nella roccia sotto la cima recentemente recuperata e aperta al pubblico durante qualche fine settimana d'estate.