Sialouze (Aiguille de) Super Pilou

difficoltà: 5c / 5c obbl
esposizione arrampicata: Sud-Ovest
quota base arrampicata (m): 3100
sviluppo arrampicata (m): 400
dislivello avvicinamento (m): 1600

copertura rete mobile
dato non disponibile

contributors: KiKletterer
ultima revisione: 03/08/18

località partenza: Ailefroide (Vallouise , 05 )

punti appoggio: Refuge du Selè (mt. 2511)

bibliografia: Oisans nouveau, oisans sauvage, libro di JM.Cambon

accesso:
1° Giorno: salita al Refuge du Selè (mt. 2511): da Ailefroide risalire la valle del Sélé per il sentiero (cartelli Refuge du Sélé) che inizialmente percorre un lungo tratto in falsopiano, per poi guadagnare quota molto lentamente fino ad un tratto attrezzato con cavi d’acciaio che consente di valicare una bastionata rocciosa, sopra la quale è collocato il rifugio, visibile già salendo. Circa 2.30 ore dal parcheggio di Ailefroide.

note tecniche:
Via d'alta quota, in meraviglioso ambiente solitario e selvaggio. Su questa parete ci sono una decina di vie, in parte attrezzate a spit.
Portare una serie di friend piccoli e medi.
Necessari i ramponi per attraversare il glacio-nevaio che porta alla base dell'Aiguille.
Consigliabile non attaccare troppo presto: il sole, a luglio, inonda la parete intorno alle 10.00. Per questo la colazione al rifugio è servita alle 7.00, non prima.

descrizione itinerario:
2° Giorno: scendere brevemente percorrendo il sentiero che conduce al rifugio (circa 5m di discesa), imboccare un sentiero (ometto) che, in traversata verso est e poi con ripidi tornanti, tangendo il vecchio rifugio (2626m), conduce alla morena superiore e al glacio-nevaio del Coup de Sabre, che si estende sino alla base della stupenda Aiguille de Sialouze. Attraversare il glacio-nevaio fino all’attacco della via, che si trova quasi al limite sinistro della parete su una placca con spit visibili, che conducono a un diedro scuro sulla sinistra.
I) Primo spit visibile a circa 4m di altezza; risalire inizialmente una placca di circa 20m, per poi attraversare verso sinistra (V) per una decina di metri.
II) Diedro verticale di roccia più scura e traverso a sinistra (IV+).
III) Proseguire verso sinistra su placche appoggiate (IV)
IV) Inizialmente facile placca appoggiata verso sinistra, che raggiunge la seconda parte, più verticale, con traverso a sinistra (attenzione all’attrito delle corde) (V+)
V) Partenza verso sinistra rispetto alla sosta, per affrontare il diedro da cui si esce verso destra su paretina verticale, poi placca. (V+)
VI) Bel tiro, molto esposto e aereo, inizialmente su facile placca verso sinistra. Se si vuole percorrere la via originaria, ignorare lo spit che si vede a circa 3 metri di altezza, sulla verticale e proseguire sulla cengia inclinata per poi infilarsi, poco prima del filo di cresta, in un canalino di roccette rotte, da percorrere fino quasi al suo termine (1 chiodo). La sosta è a sinistra, in fondo al canalino. (IV)
VII) Muro verticale, poi placca. Sosta prima dell’épaule (V+)
VIII) Attraversare “l’épaule”, ampia cengia di sfasciumi, fino alla base del risalto successivo (spit con cordino visibile) e aggirare a sinistra, dove è collocata la S9.
IX) Da S9 salire in verticale, per poi traversare inizialmente verso destra e poi a sinistra, in direzione di un diedro (V+). Grandi attriti delle corde, che rendono faticoso l’arrivo in S10, su spit e chiodo all’interno del diedro.
X) Da S10 proseguire diritto nel diedro e uscire verso sinistra su facile placca (V).
XI) Proseguire in traversata verso sinistra su facile placca, fino a S11 su una comoda cengia sotto un tettino di roccia, 1 spit e 1 chiodo.
XII) Lunghezza che conduce all’uscita della via. Aggirare il tettino verso sinistra e salire sulla verticale con percorso intuitivo (1 chiodo e 1 spit) fino all’uscita.

Discesa: attraversare un canalino in direzione Est, rimanendo all’altezza del terrazzino di uscita, puntando a un cordone che, sulla parete ovest conduce alla prima sosta di calata (con catena). Con 10 calate di circa 45m (catene e mallon) tra le vie Jour de Colère et Ventre à Terre si mette piede sul glacio-nevaio sottostante.