Camozzera (Corna) Eros Bonaiti

difficoltà: 6a+ / 6a+ obbl
esposizione arrampicata: Sud-Ovest
quota base arrampicata (m): 1300
sviluppo arrampicata (m): 160
dislivello avvicinamento (m): 700

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: Affoltern
ultima revisione: 18/05/18

località partenza: Erve (Imagna , BG )

bibliografia: Annuario CAI Bergamo 1940

accesso:
Probabilmente l'accesso più comodo è dalla Valle Imagna, da dove si può salire in auto fin nei pressi dell'Ocone e raggiungere la sella (vedi dopo) in breve.
Noi, armati della relazione originale, ne abbiamo seguito approssimativamente l'attacco, partendo da Erve.
Dalla rotonda a fine paese si prende il sentiero che mena al rif. monzesi, per deviare poco dopo a destra ad un bivio con evidente indicazione Pian Munik.
Si sale fino ad un prato con bella vista sulla parete SO della Corna e si continua fino ad incrociare il sentiero che porta alla vetta della Camozzera, in prossimità di una selletta.
Si segue il sentiero verso sinistra e lo si abbandona dove questo sale a destra verso la cima (indicazione), proseguendo dritti e poi in leggera discesa, in prossimità delle pareti della Corna. Si attraversa un canalino e si risale brevemente per roccette fino ad un prato.
Da qui ancora per pendio erboso e roccette fino a sbucare nei pressi della parete.
La parte sinistra della parete è occupata da una compatta placca nerastra su cui potrebbero svilupparsi vie moderne decisamente impegnative (seppur brevi).
Alla sua destra, un pilastro giallastro strapiombante sorretto da un avancorpo di rocce grigiastre: la via sale lungo la fessura alla destra del pilastro.
L'attacco è a destra dell'avancorpo, in corrispondenza di una fessura a destra di rocce grigie leggermente strapiombanti.

note tecniche:
La via risale la parete SO della corna Camozzera lungo una linea logica e molto bella, su roccia quasi sempre ottima, a tratti disturbata da erba. La via è totalmente da attrezzare tranne la seconda sosta, dove abbiamo lasciato un chiodo ed un nut incastrato (sarebbe elegante che qualcuno non se lo fregasse). Due chiodi originali di Ruchin (uno totalmente inaffidabile) completano la dotazione: portare una serie di friend, nut, martello e chiodi. Tempo impiegato: 4,5 h circa.

descrizione itinerario:
1° tiro: salire pochi metri, spostarsi a sinistra a prendere un'esile fessura e seguirla sino ad un diedro appoggiato che porta ad un ripiano erboso. Da qui a sinistra alla sosta da attrezzare. 20m, V+, VI+, VI-, I.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta per salire una bellissima placca fessurata che diviene in breve verticale. Proseguire lungo la fessura fino a superare un breve strapiombo (chiodo) oltre il quale si traversa brevemente a destra a sostare appena sotto un pulpitino, poco sotto l'imbocco di un camino. 30m, VI. Sosta su un chiodo e un nut, da rinforzare.
3° tiro: salire sul pulpito e proseguire in obliquo verso destra fino ad una placca giallastra. Superarla verso sinistra (chiodo) e raggiungere un piccolo terrazzo dove si può sostare su spuntone. 15m, V, VII.
4° tiro: puntare al diedro un po' erboso e salirlo in verticale fino ad un tetto. Qui traversare a sinistra oltre lo spigolo e continuare la salita per rocce ed erba sino ad un comodo posto di fermata. 35m, VI-, V.
5° tiro: per facili rocce si raggiunge la vetta. 60m, III+.
Discesa: dalla vetta si segue l'evidente sentiero che riporta in breve al percorso seguito in salita.

altre annotazioni:
Itinerario dimenticato salito dal trio questa via Ercole Esposito (Ruchin), Gentile Butta, Italo Neri e relazionato a p. 25 dell'annuario 1940 del CAI BG (poi pubblicata nella Rivista Mensile 1941, p. 181, ma senza fotografia del tracciato). In giro, nessuna notizia di salite a parte una ripetizione del lontano 1976. Sebbene su una parete piccola e dimenticata mostra molto chiaramente la classe, la tecnica e l'abilità raggiunta da Ruchin.