Tofana di Rozes, I° spigolo – Aspettando la Vetta

Tofana di Rozes, I° spigolo – Aspettando la Vetta

Dettagli
Altitudine (m)
2250
Sviluppo arrampicata (m)
545
Esposizione
Est
Grado massimo
6c
Difficoltà obbligatoria
6b+

Località di partenza Punti d'appoggio
Rifugio Dibona

Note
La più facile della copiosa e recente produzione di Massimo Da Pozzo.
Coniuga al meglio spirito alpinistico ed attitudine sportiva al superamento in libera di difficoltà sostenute. Attrezzata a spit e qualche chiodo posizionati a grande distanza l'uno dall'altro. Per godersi appieno la splendida e compatta roccia ed il consueto panorama dolomitico occorre ottima padronanza del grado obbligatorio. Poche possibilità di aggiungere protezioni mobili, nel caso sempre di piccole dimensioni.
Avvicinamento
Dal piazzale del rifugio Dibona puntare, optando tra varie possibilità in direzione del primo spigolo.
Descrizione

Attacco: Sul sentiero 404, dopo breve discesa, individuare un evidente rampa erbosa.

L1. Rampa erbosa fino ad una netta cengia orizzontale con sosta a spit ed anello di calata, III 55m;
L2. Bellissima placca con il passaggio cruciale della salita. Si ha subito idea dello stile di apertura. Dopo i primi due lunghi spits c’è un chiodo con braccio di leva da ridurre, subito a seguire un delicato passaggio a sinistra su piccola presa di piatto e poi la sosta, 6b+/6c 50 m;
L3 Dalla sosta individuare un tetto che si superare sulla destra ed il precedente diedro. Il percorso tenderà sempre a destra quindi allungare i rinvii o sfalsare le mezze corde. Bel traverso sotto il tetto molto esposto e tecnico, 6b+ 50m
L4 Ancora su ottima e rugosa roccia nera leggero andamento a sinistra, non è facile vedere gli spits successivi, 6b+ 45m;
L5 Lunghezza meno impegnativa e di conseguenza meno spits, solo tre, uscita su comoda cengia, 6b 45 m;
L6 Lungo tiro con ottima roccia, anche qui solo 6 protezioni in loco, si possono mettere micro camme, sosta su di un’altra aera cengia, 6b 55 m;
L7 Tiro di raccordo con la parte alta, puntare ad una nicchia gialla a sinistra, ai suoi piedi su una cuspide ci doveva essere una sosta su spit, ora rimane solo il perno (!), utilizzare gli spuntoni per farne una nuova, I, III 55m;
L8 Anche su questo tiro due spit rimossi (!) andare a destra e prendere un diedro con vecchi chiodi e possibilità di clessidre (in comune con la Via Ferrari – Sioli). Dopo grottina prendere a destra, VI 50m;
L9 Ultimo tiro della via in questione, percorso non univoco, unpò a destra su di una placca adagiata, IV, V+ 50 m;
L 10 Ora si è sulla classica Alerverà-Pompanin, tiro sul filo dello spigolo, ci si ferma su di una cengia obliqua, in un piccolo diedro c’è vecchia sosta, IV, IV+ 40m;
L 11 A destra per brevi lame poi, dopo un netto spuntone (possibilie sosta intermedia) a sinistra quasi di passo in direzione del caratteristico “fungo” che segna la fine della salita, IV, II 50m.

Discesa: Alcune soste della prima parte sono preparate per le doppie, ma non si da per certa la possibilità di un’agevole calata. Uscendo in cima si prendono le evidente tracce, i successivi enormi ometti e poi dopo il vecchio rifugio abbandonato si torna alla partenza.

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Bibliografia:
Mauro Bernardi, Dolomiti le vie più belle, Athesia Specrtum, BZ 2005
pardes_18
20/06/2021
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