Rognosa d’Etiache, Torre Maria Celeste – Via Rabbi-Rossa

Rognosa d’Etiache, Torre Maria Celeste – Via Rabbi-Rossa
La gita
abo
4 07/09/2025
Accesso stradale
Con Vitara nessun problema fino al lago, canaline profonde tra lo Scarfiotti e Pian dei Morti e tornanti finali prima del lago un po' ripidi richiedono un'auto alta.

Avvicinamento dall’ex laghetto breve (300m D+) ma sempre scomodo, contare quasi un’ora senza correre. L’attacco bisogna cercarlo proprio a fine parete, ch. con cordino evidente dove parte la cengia verso sx ma spiazzetto per cambiarsi più comodo subito sopra. Ho riscritto la relazione qui sul sito perché quella precedente riportava solo i gradi. L1 niente di obbligato, facile ma non molto proteggibile (molti blocchi appesi). L2 bellissima la fessura di partenza (insieme al diedro di L7 passi chiave della via, secondo me), una volta raggiunto il terrazzino NON salire sopra il friend: se ne trova un altro e al di sopra si trova anche una vecchia sosta a ch.+cordoni, se si finisce lì si è fuorivia e occorre calarsi fino al terrazzino per tornare a dx sulla retta via (come capitato a noi perdendo quasi un’ora). L3 secondo me è il tiro più bello della via: muro giallo verticale a ottime prese, si trova 1 ch., 1 friend incastrato, 1 nut e la vecchia sosta, il resto si protegge bene a friend (compreso il passetto più duro per uscire a dx in sosta). L4 estetico in traverso. L5 secondo noi è meglio spezzarlo in 2 (come già suggerito da altri) alla base degli strapiombetti gialli sostando o sul nut incastrato (integrabile con un friend 0.3-0.4 BD) o sulla sosta a ch. a dx dello spigolo. La seconda parte del tiro sugli strapiombetti è atletica ma ottimamente presata, occhio però a qualche blocco appoggiato (noi abbiamo disgaggiato il più grosso). L6 facile ma su buone placche. L7 divertente ed estetico, ben proteggibile ma un po’ breve. Personalmente sono salito bene in scarponi, secondo me (se si è tranquilli su questi gradi) è la scelta migliore: la scalata è sempre verticale ma mai di placca, sempre su buone tacche e non si rischia di scivolare su detrito o erbetta. Noi avevamo friend 0.3-2 BD (più utili i piccoli) e un mazzetto di nut (non usati ma non si sa mai…), martello per ribattere i pochi chiodi. Sufficienti 6 rinvii (un paio allungabili).
Dalla cima abbiamo optato per traversare alla cima SO (un po’ di neve all’inizio e poi dopo la calata da 30m), percorso evidente e divertente. Discesa dalla cima SO alla forcella di calata esposta ma non difficile, calatona da 60m con scarso rischio incastro. Ghiaione per tornare all’attacco abbastanza terribile con tutto che muove, meglio stare proprio tutto a dx contro la parete. Per questa discesa contare comunque quasi 2h di tempo necessario.

Bella salita, facile ma mai scontata, logica ed interessante. Come detto da altri si tratta di un itinerario storico che cerca le debolezze dello sperone, detto ciò è comunque una linea molto meritevole di sano alpinismo d’antan, consigliata per gli amanti del genere (non ai falesisti). La roccia va testata e controllata, ma i tratti pericolosi sono pochi e ben evidenti (e legati a blocchi appoggiati sulle cenge). Gradito ritorno sulla parete della Rognosa a quasi 10 anni dalla prima volta, sempre belli sti Ambin!

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