- Accesso stradale
- Solito posteggio di 6/7 posti dalla Cappelletta, altrimenti intorno altri spiazzi
L’avvicinamento è il solito del Pianarella: da dietro la Cappelletta si prende il sentiero che in breve raggiunge il paretone, una volta toccata la roccia si segue brevemente verso dx fino ad una corda fissa dove attacca la Via, sopra la corda il tiro originale, sotto la corda la Variante.
Per la relazione consiglio vivamente il sito “Vielunghefinale”, è davvero completa e ben descritta, sia per quanto riguarda l’andamento della Via che per quanto riguarda i gradi.
Dato che per arrivare al primo vero tiro della Catarifrangente sono possibili innumerevoli varianti, descriverò quello che ho fatto io, in 10 tiri invece dei 9 proposti qui, che alla fine corrisponde alla relazione proposta da “Vielunghefinale”:
– L1: abbiamo attaccato sotto la corda fissa, all’altezza del 4°golfaro abbiamo deviato a sx su bella lama (lungo slego ma sul facile, possibilità fettuccia su albero in alto) fino alla sosta sotto il muro di “Variante L2”. Fatta così, passo in partenza da 5b umido, poi 5a/4 fino in catena. Il tiro originale parte sopra la corda fissa e va diretto alla lama;
– L2: abbiamo seguito la variante di 6b+ dritta sopra la sosta: un tiro di bei buconi che comincia a spiombare sempre più fino al ribaltamento, che onestamente ho trovato molto duro, ben più di 6b+, e ho mestamente azzerato senza stare a perdere troppo tempo. L’ho decisamente trovato il tiro più duro della Via. Il tiro originale invece dalla sosta va completamente a dx e sale per muretti alternati a zone molto vegetate, e fondamentalmente va a saltare anche i tiri successivi;
– L3: fattibile esclusivamente se si segue la Variante di L2. Si sale una splendida fessura camino, a piacimento fuori con tecnica di diedro o dentro con tecnica offwidth (senza zaino!), comunque la si prende sul 6a. In cima alla fessura camino lungo ma facile slego verso sx fino alla catena dove è decisamente meglio evitare di cadere!
– L4: tiro quasi di trasferimento, muretto sopra la sosta di 5a seguto da lunga camminata nel boschetto traversando decisamente a sx, intervallata da qualche facile muretto, fino alla cengia alla base dell’erosione, dove traversando ancora tutto a sx su sabbia si giunge alla sosta. A parte un gofaro subito sul primo muretto, se si vuole proteggere si usano i vari alberelli lungo il percorso. La sosta di questo tiro è quella dove si deve arrivare seguendo qualsiasi variante di partenza, che sia quella che ho fatto io, l’originale, Slash, la Vaccari ecc.. Da qui la Via è uguale per tutti, la mia risulterà sfalsata di un tiro in più rispetto a quella qui proposta;
– L5: dritti sopra la sosta, bel ribaltamento da 6a su presoni, segue placca con duro movimento su spigolino senza piedi attorno al 6b e poi altra breve placca più semplice fino in sosta;
– L6: la famosa Placca Bianca: traversare tutto a dx e non seguire dritto in alto, giunti alla placca effettuare un traverso ascendente a dx fino a giungere in alto e ancora a dx fino alla sosta. Tiro aereo e protetto lontano ma non pericoloso, la placca è ben presata e non unta, a mio avviso siamo sul 5c, se si esclude il fattore mentale;
– L7: spettacolare traverso aereo strapiombante a dx, super protetto e super presato, difficoltà attorno al 6a (obbligatorio trovare il tappo del lavandino ancora in loco!), segue facile traverso sprotetto su cengia di IV fino alla sosta;
– L8: dritti sopra la sosta, muro leggermente strapiombante a prese decenti fino ad una buona tacca dopo un 6/7 mt, dove sgrada fino in sosta. 6c il primo tratto, 6a/+ il secondo. Noi l’abbiamo fatto in libera a vista, azzerare qualche passaggio nel caso potrebbe essere un po’lontano, tenere dacconto;
– L9: sopra la sosta, passaggio su corno e canna che porta ad un boulderino su piccole tacche che mi ha richiesto 3 giri per essere superato in libera, sopra decisamente più semplice su buone prese, ma occhio al pump precedente. Arrivati ad una cengietta, si può decidere se proseguire dritti (sembra duro, non provato) o seguire il tracciato originale della Via, ovverosia proseguire per la cengia a sx per qualche metro e poi dritti su muro abbattuto più facile fino in sosta. Come gradi, 6c deciso per il boulderino iniziale, sempre sul 6a/+ per la parte successiva, 5c dalla cengietta per la Via originale. Anche qua, certi passi sono difficilmente azzerabili, più probabile che possa servire un buon A1;
– L10: qui purtroppo abbiamo trovato il tiro fradicio, a causa delle piogge della sera prima, considerare che guardandolo è un tiro che rimane bagnato a lungo e se lo è anche solo che leggermente per la sua morfologia non si riescono né a piazzare i piedi, né a tenere la fessurina rovescia. Sembra comunque davvero molto duro da passare in libera, noi siamo stati obbligati ad azzerare i primi 4 rinvii ma forse col senno di poi onestamente non so se sarei riuscito a passare senza tirarli. Finito il diedro obliquo, si fa molto più facile e ben presato fino alla sommità del Paretone.
Noi abbiamo impiegato 5h spaccate in totale, considerando un errore di percorso al tiro della Placca Bianca e qualche pausina qua e là. Una volta usciti, andando verso l’interno per tracce si reintercetta subito il grosso sentiero e, seguendolo verso sx e ricordandosi di prendere il primo bivio sempre a sx, in mezz’oretta si è di nuovo alla macchina.
Questa via era il mio sogno a Pianarella, non ha minimamente deluso le mie aspettative ed essere riuscito a liberarla quasi tutta mi ha soddisfatto non poco. Col senno di poi, forse seguirei la via originale in partenza anche se sicuramente più brutta e vegetata, L2 variante è molto duro, a parer mio più di 6b+, e strina un po’troppo in partenza. Davvero spettacolari la placca ed il traverso, impressionanti. Peccato per l’ultimo tiro bagnato! Col fortissimo VVF Ste, a tiri alterni, una giornata davvero top!