- Accesso stradale
- Svariate possibilità di posteggio alla partenza della Skyway
Allora, la faccenda è un po’complessa, data la variabilità del percorso di avvicinamento, l’attacco della via, l’aumento del numero di soste rispetto a quelle indicate nelle scarne relazioni ufficiali e di conseguenza la variazione delle doppie. Cercherò di spiegare il meglio possibile il tutto mantenendo una visione più generica del percorso da affiancare ad una relazione che descrive bene i tiri, ma comunque la questione potrebbe variare in base a più fattori.
– L’insieme di tutto (avvicinamento, via, doppie e rientro) è molto lungo: se si vuole essere certi di riuscire a prendere la benna per rientrare (ultima corsa del periodo 17.40), bisogna prendere la prima del mattino (6.30 di questo periodo) e fare lesti l’avvicinamento, arrampicare decisi possibilmente senza avere cordate davanti, non incasinarsi con le doppie e fare lesti anche il rientro.
– Di contro, col senno di poi, scendere a piedi da Pavillon non è che sia questa incredibile tragedia… alla fine è circa 1h di ripido sentiero più 10 min di asfalto (con ottima pizzeria sulla strada!) per arrivare di nuovo alla macchina; per me può valere la pena fare tutte le cose con calma e godersela scendendo poi tranquilli a piedi invece che stare a correre tutto il giorno per risparmiare 1 oretta di cammino.
– L’avvicinamento è un po’una menata: da Pavillon occorre salire brevemente in alto oltre il Giardino Botanico e successivamente proseguire per il sentiero in falsopiano sulla sx che porta al Belvedere della Brenva; superato un ponticello metallico e un breve tratto attrezzato, in corrispondenza di una falesietta si hanno 2 opzioni: o si sale dritti e faticosamente per un costolone segnalato da ometti fino alla sua cima, da dove si devia a sx in piano, oppure si prosegue puntando direttamente alla ben visibile Guglia della Perè Eternel effettuando una lunga e comunque faticosa diagonale ascendente verso sx passando dove il percorso sembra migliore. Superate un paio di morene più piccole si supera quella principale e si mette piede sulla pietraia e su quel che resta del Ghiacciaio di Entreves, oramai ridotto a poco più di un nevaio, e si risale alla bene e meglio (meglio stare il più possibile coi ramponi sulla neve perché la pietraia più si sale e più è marcia) finché non si giunge sotto l’evidente attacco della Papa Giovanni Paolo II, dove il nevaio si impenna. Evidente perchè sono visibili soste sia alla base che in alto, spit lungo la via e soprattutto sempre alla base un grosso cordone pendente su 2 spit seguito da un cordoncino rosso su un altro spit più in alto.
– L’attacco, a differenza dell’avvicinamento, non è un po’una menata, è una vera menata: occorre arrivarci coi ramponi e la picca (utile poi a ritorno!) e superare la “terminale”: circa 1mt/1.5mt di buco separano la parete da nevaio. Una volta appesi alla sosta ci si può preparare, levandosi scarponi e ramponi, mettendo le scarpette e filando le corde, stando attenti a non farle finire dentro alla terminale dove il rischio incastro è elevato e il rischio di bagnarle è assicurato. Si può tranquillamente lasciare tutta la roba “in eccesso” qua appesa.
– La Papa Giovanni Paolo II è completamente spittata, con difficoltà fino a circa 6a e singoli passi più duri, ma gli spit sono ad una distanza l’uno dall’altro che richiede decisione sul grado e sulla roccia: circa 4 – 5mt sul “duro” nei tiri di III circa uno ogni 15/20mt. I primi tiri sono di placca abbastanza compatta e difficilmente integrabili, sopra invece si può integrare molto bene sia sul facile che sul più duro. Noi in particolar modo avevamo i tre friend medi BD ma non abbiamo sentito alcuna necessità di integrare.
– La suddetta Via è logica come percorso, sia seguendo questa relazione che seguendo quella di “vielunghevalledaosta.com”; un po’meno logico è in certi punti il posizionamento degli spit, che alle volte cercano un po’il difficile a discapito di percorsi più semplici e di immediata lettura. Il problema un po’più complesso è che sono state aggiunte delle soste per poter fare doppie ogni 30mt (con ogni probabilità per chi scende dalla traversata delle Aiguille de la Brenva, che 99/100 si porta solo una corda da 60); ne risulta che, se si utilizzassero tutte, sarebbero circa 12 tiri relativamente brevi (più altre 2 soste ravvicinate lungo la via) fino alla Breche. In generale conviene, quantomeno per la prima parte della Via, saltare una sosta ogni 2: in questo modo si raggiunge in 3 lunghezze (2 da circa 60mt e una più breve) la facile parte mediana, con un altro paio di lunghezze (lunghe) l’impennata finale e di nuovo con altre 2 lunghezze (piuttosto lunghe) la Breche. Mi spiace non poter essere più preciso di così, ma la situazione “tiri da fare in base alle soste” per quanto sia chiaro dove andare è molto vaga e varia da persona a persona, in base a quante e quali soste si scelgono.
– La Perè Eternel è veramente incredibile: con un facile tiro orizzonatle dalla Breche si aggira la Guglia sul retro (non seguire le 2 file di spit verticali, sono tiri moderni attorno al 7b/7c!) E si giunge sotto la pertica dove si sosta e dove soprattutto si fanno le foto; si sale successivamente quel bellissimo bacco lì presente da quasi 100 anni che è fissato con cordini (alcuni nuovi altri decisamente meno) a grossi chiodi, ed in cima balla parecchio! Finita la pertica però il tiro non finisce e si comincia invece ad arrampicare: essendo riuscito a farlo in libera mi sento di poter dire che se si opta per questa scelta il tiro potrebbe essere il più complesso di tutta la Via, ma è decisamente facilmente azzerabile grazie agli abbondantissimi e grossi chiodi. Giunti ad una prima sosta sul filo della Guglia conviene proseguire fino a quella da calata: molto più comoda su terrazzino e già pronta per scendere, e soprattutto in Vetta! Emozionante anche percorrere la lama sommitale.
– Per le doppie: la prima nel vuoto direttamente alla Breche e di conseguenza all’ultima sosta della Papa Giovanni Paolo II; poi una doppia delicata tutta in diagonale per giungere sulla verticale dell’ultimo tiro dritto, quello in fessure per capirsi; da qui con 2 doppie si è di nuovo alla parte intermedia da dove, con altre 2/3 doppie appoggiate e noiose sempre in diagonale si ritorna alla prima parte verticale e con altre 2/3 doppie lunghe si torna all’attacco: in generale, anche qua mi spiace non poter essere più preciso ma la questione come prima varia parecchio a seconda di cosa si vuole fare (doppie corte o lunghe) e soprattutto dell’idea che ci si è fatta salendo. La menata vera come all’andata è l’ultima doppia: convene non fare il nodo in fondo, perche (come successo a noi) la corda si infila nella terminale e si incastra. Una volta appesi all’ultimo spit come all’andata bisogna rivestirsi e mettere piede sul glacionevaio stando molto attenti (picca parecchio utile)
– Rientro per lo stesso percorso di andata, comunque scendendo il nevaietto e di nuovo o per il costolone o in diagonale discendente fino a riprendere il sentiero del Belvedere.
Un sogno che avevo nel cassetto da tantissimo tempo, finalmente si avvera! La Papa Giovanni Paolo II alla fine non è così male, la Perè Eternel invece è davvero qualcosa di incredibile, sia lei che la sua quasi centenaria Pertica! 2 cordate davanti a noi che ci hanno fatto perdere un po’di tempo all’attacco (giustamente, nulla da dire) ma non ci hanno dato il minimo fastidio durante la salita, essendo comunque noi leggermente più lenti di loro. Percorsa tutta in libera (eccetto la pertica!) e tutta da primo con Matti, alla sua prima Via lunga d’ambiente, bravissimo a non mollare mai ed a reggere botta dalle 7 del mattino alla meritatissima pizza delle 22 alla fine del rientro!