Pasqualetti Luca al Morion (Bivacco) da Ruz

Pasqualetti Luca al Morion (Bivacco) da Ruz
La gita
enzo51
4 18.07.2020

Le vere difficolta’ iniziano all’atto di intraprendere il cammino a scendere alla profonda depressione del col Bonacossa, per l’aerea cresta, prima sul versante ovest, passando vicino a un foro di ca. 2m di diametro. Poi sul versante opposto (E) per aggirare un paio di gendarmi. Si scende in prossimita’ del filo su belle placche, sempre su questo versante, fino a raggiungere lo stretto e profondo intaglio del colle poc’anzi menzionato.
Per una cengia sulla dx ci si porta al cospetto della parte tecnicamente piu’ impegnativa di tutta la traversata, dove i fix fino a qui allocati a distanza maggiore ( circa 10-15m l’uno dall’altro)..in quanto esposizione a parte, appigli ve ne e’ in abbondanza, in questo tratto s’infittiscono, forse un passo di V diversamente IV IV+. Si sale con un paio di lunghezze (avevamo due mezze da 30 per assicurarci il rientro in doppia con ampio margine di sicurezza) questo tratto compreso tra la cresta a sx liscia e verticale, e un evidente settore chiaro immediatamente a dx. Frutto di un recente crollo tuttora attivo che mai. Al nostro rientro mentre facevamo le doppie a tornare al colle un macigno delle dimensioni di un frigorifero ha rovinato giu’ fino alla piana del Regondi con un boato tremendo. Questo a riprova della pericolosita’ a percorrere certi terreni causa roccia instabile che arriva fino a vibrare del tutto lungo l’esile filo in piu’ punti. Riguadagnata la cresta sempre molto articolata, dopo un tratto in piano con un ultima impennata facile perveniamo sul sommo della Becca Crevaye, da dove affacciandoci eccoci in vista del gioiello per il quale siamo venuti fin qui. Il bivacco Pasqualetti di recente collocazione in un posto da favola, una domanda si pone: cosa ci fara’ mai una cosi magnifica e efficiente costruzione in un posto cosi impervio e difficile nonche’ pericoloso da raggiungere. Uno scopo evidentemente c’e’..curiosi una volta raggiunto con una calata di 20m, di andare a sbirciare un angolo unico delle nostre alpi, attraverso il caratteristico foro che da il nome alla punta sulla quale ci trovavamo poco prima. Il cammino a ritroso sara’ lento e prudente, per fatica nel contempo ad aggiungersi alla tensione che si crea al dover sempre tutte le volte controllare che niente si muova. Un sospiro di sollievo accorgerci una volta riguadagnata la Faudery che il peggio era ormai alle spalle. Con una doppia su maillon fino alla base del tratto piu’ ripido su neve saltando cosi la terminalina (ci sono finito lo stesso dentro ma che importa ormai eravamo fuori..)

Con Franco G. in questo viaggio suspence dall’inizio alla fine.

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