- Accesso stradale
- Parecchia sterrata arrivare alla chiesetta con fondo tutto sommato abbastanza decente.
Un gran bel sbattone l’affrontare il tutto con partenza obbligatoria da San Bartolomeo.
La montagna lassu’ lontana austera e possente che mai ci da il benvenuto. Dal colle Costafiorita lungo l’esposto e appena percettibile sentiero dei camosci, son due i chilometri da percorrere alla base di questa, torno a ripetere possente muraglia rocciosa, e due nevai da oltrepassare, il primo aggirato a monte l’altro superato in superficie. Consigliati oltre al casco anche i ramponcini. Giunti all’estremo opposto puntiamo all’occidentale che ancora ci mancava. Quindi cogliamo occasione in questo contesto di salita alla centrale per rilasciare due note al riguardo, nel qual caso qualcuno fosse interessato alla sua salita.
Ben prima di affacciarci in vista del canalone rosso si prende a salire in diagonale interno a un canale ascendente da dx a sx in direzione dell’evidente torrione che risulta poi essere la quota 2972m della punta occidentale l’ultima dei quattro rilievi all’estremita ovest di questa montagna.
Salirla nell’ultimo tratto implica l’uso della corda e di qualche protezione veloce ai fini della sicurezza.
Si puo’ incorrere in errore perche’ le torri sono due entrambi vicine tra loro. Delle due fa fede quella di sx di qualche metro piu’ alta.
Rimanendo sotto cresta raggiunto l’ometto della spalla ovest, ci portiamo all’omettone della centrale per cresta parecchio articolata e delicata, percorsa in conserva corta protetta. Tratto questo (PD+) che fa perdere un po’ di tempo, per via di tutta una serie di saliscendi e aggiramento dei numerosi torrioncini separati tra loro da profondi intagli. Non da meno e’ la discesa, anche se agevolata dai tanti ometti presenti, implica spesso dover disarampicare e quindi inevitabile anche in questo caso vista la natura impervia del terreno il dover scendere un minimo in sicurezza.
Giornata limpida e tersa leggera brezza gradevole tutto il tempo, di quelle che se ne vedono poche nell’arco dell’anno.
Data la lunghezza e complessita’ del tragitto nel suo insieme, di tempo c’e ne e’ stato preso parecchio e il buio a finito per sorprenderci quando ancora all’alpe d’Ovarda, con tutta la sterrata ancora da scendere fino alla chiesetta percorribile volendo anche senza frontalina, con la luna piena che c’era si vedeva benissimo.
Paolo Alice Enzo