450m
Dalla piazza regina Margherita di Alagna, si scende lungo la via dei Walser e si svolta a destra in direzione del teatro Unione Alagnese, si sale la scaletta che parte dal portico del teatro e si prosegue a sinistra sul sentiero lastricato che porta in frazione Reale. Attraversata la carrozzabile inizia il sentiero. Dopo aver oltrepassato il casolare di Stiga, lasciato a sinistra il sentiero che scende alla Caldaia di Otro (Olter Chessi) e a destra quello che porta alla abbandonata miniera di manganese, si giunge ad una caratteristica fontana preso la biforcazione di quota 1420 m con il sentiero 3a (203a) per Dsender e i Laghi Tailly (ore 1) . Poco prima si sale a destra, si supera una cappella e con numerosi zig zag si sbuca nella conca di Otro di fronte alla piccola chiesa di Follu a 1664 m.(ore 0,20-1,20). È questo il primo dei villaggi sparsi nell’altopiano di Otro. Brevi sentieri si dipartono dalla mulattiera collegando i villaggi di: Follu, Felleretsch, Ciucche, Dorf, Scarpia e Weng (Oltre il prato il sentiero 1 scende all’Alpe D’sender). A Follu il rifugio Zar Senni offre ospitalità e ristorazione.
Non luoghi-museo ma luoghi vissuti, ancora oggi ben vivi, in cui gli orti con le loro coltivazioni d’eccellenza, i pastori e l’architettura Walser, conservatasi inalterata, ripropongono il passato di cui ancora si sentono le tracce, cristallizzato nella continuità di un’oasi, che ha saputo attraversare il tempo.
L’Alpe Otro risulta su documenti di donazioni e permute fin dal 1025 ma la nascita delle frazioni ad opera di coloni Walser provenienti da Gressoney risale ai primi anni del XIV secolo.
Oggi si visitano 6 piccoli borghi: Follu, Scarpia, Ciucche, Weng, Felljerc, e Dorf, con le fontane monolitiche, i forni del pane, le stalle, le case walser e le cappelle, elementi di un economia autosufficiente, che ha saputo mantenerli nel tempo e rinnovarne l’utilizzo. Oggi Otro è luogo di villeggiatura, di agricoltura naturale, pastorizia e caccia, in una fusione armonica degli elementi che coesistono e crescono in equilibrio. Di particolare interesse la chiesa della frazione Follu, dedicata alla Madonna della Neve, curiosi gli spartivalanghe della Scarpia che hanno preservato le case dalle nevicate abbondanti e i campi recuperati di Weng, che cadenzano il ritmo delle stagioni.
A quote più elevate si trovano invece i vasti pascoli per i quali la valle era nota fino dal medioevo, con molti alpeggi: gli alpi Pianmisura piccola e grande, ai limiti della vegetazione d’alto fusto, l’alpe Dsender immerso tra larici e faggi, l’alpe Tailli a strapiombo sulla valle, l’alpe Kultiri, l’alpe Granus, l’alpe Zube appoggiato su un tappeto di erbe e muschi. La vetta più alta della valle è il Corno Bianco (m. 3320), alle cui pendici si trovano due piccoli ghiacciai: il nevaio di Puio e il ghiacciaio d’Otro.
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