1.6Km
Oltre la salita al panoramicissimo monte Molaras, purtroppo deturpato da un enorme traliccio, in questo itinerario è assai interessante la parte in cui si discende per un tratto sul versante nord del monte nella valle del rio Rocciamelone ed il successivo attraversamento sotto le dirupate pareti meridionali. Itinerario che ben si presta ad essere effettuato dall’autunno inoltrato all’inizio della primavera sui soleggiati versanti che si attraversano.
Panorami molto estesi sulla pianura e sulle vette più alte della valle.
Se si vuol partire dalla frazione Braida 800, si prosegue oltre Urbiano in direzione del Rocciamelone, fino appunto alla borgata.
Da Susa (piazza d’Armi) oppure dal cimitero di Monpantero in località Urbiano, imboccare la stretta via Roma e seguirla fino a superare un ponte, passare sotto i begli archi dell’acquedotto romano e imboccare una larga mulattiera che si stacca sulla destra (indicazione “sentieri partigiani”). Percorrere la mulattiera sino ad incrociare la strada asfaltata in corrispondenza della chiesetta della Madonna dell’Ecova, da cui eventualmente si può partire abbreviando il dislivello.
Sul retro dell’edificio sacro una traccia selciata, ampia ed evidente, si porta verso monte. Attraversata una prima volta la strada, più sopra si ritorna su questa poco sotto la chiesetta di Braida, borgata che si lascia riattraversando altre tre volte la strada . Dopo l’ultimo attraversamento si raggiunge un bivio dove la traccia si sdoppia. Per il sentiero di destra si tornerà.
Si prosegue diritti e costeggiando terrazzamenti di coltivi abbandonati da tempo diventati boscaglia, in breve si perviene all’abitato di Nicoletto dove si prende a destra il “Sentiero dei Partigiani. Addentrandosi quasi in piano nel bosco, poi in ascesa in una chiusa valletta, la traccia raggiunge più sopra la dorsale che aggirata immette sul versante di valle. Stando su una traccia segnata da frecce bianche, peraltro sempre evidente, si traversa su un soleggiato, aperto, arido versante, avendo in vista di sotto la traccia parallela che poi si percorrerà tornando.
Passando di sotto a delle estese pareti rocciose color ocra, dove arbusti e alberi rinsecchiti manifestano la devastazione prodotta dal fuoco, una lunga serie si svolte ascendenti e brevi o lunghi traversi, tali da assecondare sempre la natura del pendio, consentendo, poco per volta, di guadagnare quota. Continuando ci si porta ad un poggio piano, nei pressi di un enorme traliccio, attraversando la traccia la strada che da fondovalle sale a Chiamberlando. Dall’altra parte riprende il sentiero che, sempre salendo, raggiunge il successivo traliccio che sorge poco prima delle case di questa soleggiata borgata posta in un’incantevole posizione. Si prende lo stradello che s’inoltra tra le case, oltre la chiesetta con la vicina fontana. Di qui, presa per un tratto la strada, alla svolta che segue si prosegue verso monte così raggiungendo il punto in cui, lasciandola, in breve si sale in vetta al monte Molaras dove la vista s’apre ampissima.
Alle indicazioni che di sotto si presentano, lasciata la strada, si prende ora la traccia verso est che si percorre per un buon tratto scendendo nella valle del rio Rocciamelone: il sentiero 560 che da Foresto sale al colle della Croce di Ferro. Pulito, ampio, sempre evidente e segnato, traversando lungamente sul versante nord del monte si porta poi su quello sud. Superato un intaglio la traccia prende a scendere, a tratti per la linea di massima pendenza, prevalentemente su una rocciosa dorsale, raggiungendo più sotto un bivio dopo aver superato di poco i cavi della linea di alta tensione che si stagliano di sopra.
Qui giunti solo un ometto segnala il punto in cui si deve abbandonare il 560 che scende a Foresto per il sentiero non segnalato a destra, che riporterà alla chiesetta della Madonna dell’Ecova. Meno ampio del precedente, però sempre evidente, in moderata ascesa attraversa un accidentato pendio incuneandosi lungamente tra le dirupate pareti sud del monte Molaras, spettacolari, raggiungendo così, a conclusione della traversata, un erboso poggio dove termina il tratto ascendente.
Si percorre il sentiero sottostante a quello percorso nella prima parte dell’itinerario attraversando nuovamente la stessa zona brulla, devastata dal fuoco, arida e soleggiata, poco alberata. Traversando e scendendo su una traccia peraltro sempre evidente di poco sopra le pareti precipitanti della Rocca del Chiodo, superata la fontana-abbeveratoio, aggirata più in basso la dorsale, in breve si raggiunge il punto in cui ci s’immette sulla traccia proveniente da Nicoletto dove questo anello si chiude. Scesi alla borgata Braida, preso il sentiero discendente, in breve si torna alla chiesetta della Madonna dell’Ecova.
- Cartografia:
- Fraternali 1:25000 n.3 Val Susa, Val Cenischia, Rocciamelone, Val Chisone
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