Partenza alle 6.15 dal park in eMTB, che lasciamo al fondo del Pian del Rasur. Sentiero sempre lunghetto ma piacevole, con bellissimi scorci fino al Pagarì (incredibilmente ancora aperto), che raggiungiamo alle 9.15. Avvicinamento alla parete non così terribile come potrebbe apparire. Attacco evidente segnato da ometto. Il muretto di III di L1 fa già capire che sono bastoni e i gradi sono quelli d’antan dei vecchi pionieri delle Marittime. L2 abbastanza verduroso con muretti di roccia rotta. Su L3 sono salito dalla placca di IV-, poi un attimo di indecisione sotto il blocco incastrato (conviene tagliare in piano a sx) e ultimo muretto delicato per la sosta. L4 è abbastanza un viaggio, placchetta iniziale finalmente di bella roccia (ovviamente pressoché improteggibile), quando finalmente si rinvia il ch. (visibile solo all’ultimo) ci si abbassa leggermente e si inizia il traverso (III ahahah), superamento dello speroncino delicato perché rotto. Il muretto di IV alla fine non è terribile e qualcosa si riesce a mettere, ovvio che l’expo è da cardiopalma. Essendo stati lenti come bradipi fino a qui, abbiamo deciso di innestare una marcia e unire un po’ di tiri: L5 quasi fino a fine corda e sosta su spuntone. L6+L7 55m fino alla sosta con fettuccia e ch. arancione. L8+L9 unico tiro da 65m (il secondo inizia a scalare per qualche metro). L10 è sicuramente il tiro che vale la via: mai difficile ma sempre fottutamente esposto, incredibile pensare che qualcuno ci sia passato nel 1904. Visto solo 1 dei 2 ch. citati in relazione. Ultimo tiro facile e poi cresta in conserva senza problemi fino alla vetta (4h30 di via e 20min di cresta). Discesa sempre evidente e non così terribile: bollini rossi in alto e ometti fino al Lac Blanc, poi luuungo sentiero fino alle bici e veloce discesa all’auto per le 18.25. Materiale usato: mezza da 60, 8 rinvii (2 allunghini), friend #0.3-1, nut, martello e chiodi (per fortuna portati solo a spasso). I chiodi trovati in via sono generalmente buoni, ma comunque pochi. La roccia è spesso rotta e occorre saper scalare tranquilli con protezioni distanti, perché spesso non è affatto facile mettere qualcosa. Difficoltà generalmente sostenute (alla faccia della GMI) e secondo noi sottogradate di un “+”.
Bellissima via a lungo desiderata, sicuramente vale la pena per il posto e l’avventura più che per la via in sè. La parete ha esposizione e bellezza che nulla hanno da invidiare al Corno Stella, mentre per qualità della roccia avrebbe mooolto da imparare! Un vero viaggio nel cuore delle Marittime! Con l’inarrestabile Marco.