- Accesso stradale
- RaS
Avvicinamento comodo fino alla morena dove si abbandona il sentiero, poi “a vista” ma abbastanza comodo su grossi blocchi, neve evitabile. Noi abbiamo attaccato a sx dello spigolo su belle placche di roccia compatta, raggiungendo in breve e senza grosse difficoltà il cappello frigio. Il successivo tratto per le forbici parte con una placca fessurata e poi prosegue su roccia dubbia fino in cima alla seconda forbice, dove abbiamo lasciato un cordone+maillon, con una doppia di 20m aggettante si raggiunge il colletto alla base della Guglia Piccola. Saliti per le placche fessurate di sx abbiamo scontornato 5m sotto la cima della Guglia e solo dopo essere arrivati al monolite squadrato che si evita a sx ci siamo resi conto che così facendo abbiamo “volato” la cima della Guglia Piccola (conviene stare sempre sul filo e poi tornare sui propri passi per scendere). Tiro chiave della Guglia Grande affrontato in scarponi in artificiale tirando i chiodi, solo più 5 e non 7 come riportato nella GMI: i chiodi sono abbastanza comodi da tirare ma tra i primi 2 e gli altri c’è comunque da scalare sul IV+, traversino a sx facile e poi ancora un passo loffio per uscire dal diedrino fessurato. Placche successive con roba anche grossa che muove, sosta da attrezzare con cordino su una grande lama piantata nella parete successiva. Da lì il prosieguo non è difficile ma via via più esposto e intrigante. La prima sosta dalla cima della Guglia Grande era un troiaio di cordini e chiodi (uno saltato), l’abbiamo risistemata un po’. La seconda sosta si raggiunge con un breve traverso expo verso dx. Bella e affilatissima la cresta per la Guglia Quadra, davvero divertente (anche se un po’ lichenata). Calata un po’ scomoda perché sul filo in traverso. Una disarrampicata lato O non evidente, una breve calata e un tratto più facile portano alla fine della traversata e alla cresta N della Lausa. Fessura iniziale divertentissima, calata da ch. con cordino (secco) un po’ psycho ma breve. Segue un divertente camino ad incastro e poi delle belle placche compatte. Nell’ultimo risalto liscio sotto la cima la roccia peggiora fortemente (unico tratto davvero un po’ marcio) e occorre spostarsi qualche metro a sx. Una volta sulla cima E ci siamo “sbragati” e abbiamo proseguito facilmente alla cima Centrale (grosso ometto) e poi alla cima Ovest (difficoltà F). Dal colle una lingue di neve salvifica permette di scendere velocemente su nevai fino a 2600, poi sentiero pietroso ma scorrevole.
Materiale usato: corda da 50m (necessaria per le calate), friend 0.3-2BD, 8 rinvii (in realtà sufficienti 6 con i ch. presenti ad oggi), cordini per i numerosi spuntoni, martello utile per ribattere i ch. sul tiro chiave e alle soste. Salvo le prime 2, nessuna delle altre soste ha un maiollon di calata, se qualcuno conta di andarci e avesse voglia di portarne qualcuno (magari con 2 cordoni di ricambio) sicuramente sarebbe utile. Trottando un po’ ci abbiamo impiegato 8h auto-auto, contare almeno un 4 orette per la sola cresta.
Con Vik il runner alla ricerca dell’alpinismo d’antan e del fresco: il primo l’abbiamo trovato ampiamente, mentre la ricerca del secondo è fallita miseramente.