- Accesso stradale
- Sempre buon parcheggio ai margini di Chateau.
Sono salito, su consiglio del simpatico gestore del rifugio Rey, per la seconda “possibilità” indicata in itinerario, che in questo periodo è meglio segnalata. (Ho poi percorso la prima al ritorno: se la si fa all’andata, tenere conto che il sentiero dopo il laghetto termina in breve nella pista che, in salita, conduce a una grande presa d’acqua sul torrente: da lì occorre proseguire ancora un buon tratto in costa, sempre sulla pista, prima di voltare decisamente a dx in drezione del Rocher de la Garde).
Non deve essere facile fare manutenzione al lungo tratto fra il Rocher e il passo dell’Orso, dove il sentiero, in un paesaggio lunare, è spesso minacciato da micro-smottamenti di pietrisco (ma comunque sempre rintracciabile).
In ordine e accogliente il bivacco al passo. Faticosa, ma anche qui su traccia omettata, la salita sul crestone della Grand’Hoche. E appaganti i due tratti sommitali, di nuovo con traccia segnalata e sicura a dispetto delle vertiginose pareti nord.
Incontrati sopra il rifugio solo un escursionista francese salito da Plampinet e un runner salito da Chateau.
Rifornirsi d’acqua per tempo: non se ne trova un filo dopo il rifugio (o dopo la presa sul torrente della prima variante di salita).
Partito da Chateau verso le 7 e mezza, arrivato sulla Grand’Hoche alle 11 e un quarto (dopo aver saggiato la prima alternativa di salita ed essere tornato dubbioso al rifugio) e sulla guglia poco dopo le 11.30.