Attaccare nel pinto più basso della cresta dove un torrione permette di salire lungo un diedro IV+, poi seguire il filo di cresta abbattuto fino a dove la cresta si impenna progressivamente. Salire un risalto senza via obbligata III, quindi una zona di rocce erbose con segni di crollo sulla sinistra fino alla base di un torrione più compatto. Salirlo interamente con due lunghezze di corda IV e IV+, uscendo con una spaccatura su uno spallone (roccia mediocre), alla base di una fascia di rocce giallastre ben visibile già dal colle.
Salire una sequenza di torrioncini con 4 lunghezze max IV e raggiungere la base di un’espostissimo torrione sul cui lato est precipita la parete per circa 300 metri. La salita diretta del torrione è compromessa dalla pessima qualità della roccia, quindi è giocoforza attraversare a sinistra fino a uno spalto erboso.
Salire un diedro-spaccatura, affrontando in uscita una parete aggettante ma di roccia buona V-, quindi traversare a sinistra per 50 metri fino alla base di un diedro grigiastro di roccia fragile.
Salirlo per 30 metri III+ e uscire alla base di un marcato torrione alto circa 40 metri e ben individuabile dal basso. Salirlo per 40 metri al centro lungo una fessura con blocchi incastrati III e IV, uscendo su placconi superiori.
Qui si prosegue di conserva protetta lungo il fil di cresta con facile arrampicata II ma tratti di roccia marcia ed esposti, fino a raggiungere i resti di un’incredibile postazione militare, vero “nido d’aquila”.
Seguire sempre la cresta, superando sul lato nord un aereo gendarme sospeso sul Ghiacciaio dell’Arc e poi un canale franoso che richiede cautela. Salire sul filo della cresta molto friabile ma facile portandosi sotto l’ultimo torrione che sostiene la cima alto circa 80 metri.
E’ purtroppo di roccia pessima e verticale e si supera sulla sinistra dopo un traverso su brecciolino, recuperando uno speroncino di rocce leggermente più stabili III+.
Discesa: lungo la cresta nordovest di rocce accatastate facili fino al passo dell’Arc. Di qui con doppia attrezzata su nut e clessidra (40 m) fino ad approdare sul Ghiacciaio dell’Arc (attenzione, pietre smosse!), da cui si scende fino alla vecchia soglia glaciale del complesso Girard – Arc – Levanna. Lungo nevai ci si abbassa ancora fino all’antica morena cinquecentesca, poi lungo traccia ripida ci si porta fino al Col di Fea. Di qui, si rientra al Daviso.
Materiale: Usati alcuni friend fino al 3, poi sono sufficienti dei cordoni per gli spuntoni. Due mezze corde sono d’impiccio per una salita veloce ma sono utili per la doppia dal Passo dell’Arc, per portarsi il più possibile sul ghiacciaio e recuperare le corde mitigando il pericolo di caduta sassi. Ramponi e piccozza utili.
- Cartografia:
- Alte Valli di Lanzo - Escursionista editore
- Bibliografia:
- Alpi Graie Meridionali - Berutto/Fornelli; Guida dei Monti d'Italia
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