- Accesso stradale
- tutto ok
- Osservazioni
- Nessuno
- Neve (parte superiore gita)
- Crosta da rigelo portante
- Neve (parte inferiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Quota neve m
- 2200
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
- Traccia GPX
Secondo giorno in Valpelline, partenza dal rifugio Crete Seche poco prima delle 7. Calzati subito i rampant e mai mollati. A quota 2600 si piega a sinistra e si affronta un canale ampio ma ghiacciato, si procede con calma olimpica, vengono tolti gli alzatacchi. Dietro di noi avanzano giovani con la guida determinati ad arrivare al Gelè e dietro di loro le nuvole. L’alba porta incertezza meteorologica, ma non indecisione. Si raggiunge il Col du Mont Gelé, quota 3155, tutti in cima, foto singole e di gruppo. Ora, però, la natura impone il suo verdetto: la nebbia sul versante di Ollomont è fitta, impenetrabile. Il bivacco Regondi è invisibile. La traversata viene annullata, con senso di responsabilità e prudenza.
Si torna per la via di salita, per fortuna il ripido canale ha un po’ mollato, meglio in discesa. Al Plan de la Sabla la nebbia avvolge il gruppo, ma la direzione è chiara: tenere la sinistra.
Si prosegue ancora per un tratto innevato, poi gli sci vengono caricati in spalla: il divertente sentiero segna l’ultimo tratto della ritirata ordinata.
Alle auto, la logistica impone un ultimo sforzo: recuperare i mezzi lasciati a Glassier. Nel frattempo, i tavolini vengono imbanditi senza toccare nulla fino al ritorno degli autisti.
La tavolata è artigianale e genuina: torta d’avena, colomba, carciofini e bagna cauda di azienda agricola, pane ai 5 cereali, formaggio di lajetto, toma al tartufo canavesana, liquore degli dei, rosso di montalcino, nascetta di santo stefano belbo. L’acqua, limpida e generosa, sgorga dalla fontana di Ruz.
Infine, i ringraziamenti a: Renzo, proiettato nella gestione della gita; Marcello, presidente e guida sicura; Stefano il vicepresidente imperituro.