- Accesso stradale
- Strada aperta fino a Pellaud
- Osservazioni
- Visto valanghe lastroni esistenti
- Neve (parte superiore gita)
- Crosta da rigelo portante
- Neve (parte inferiore gita)
- Primaverile/trasformata
- Quota neve m
- 1700
- Traccia GPX
Considerato che la strada è aperta solo fino a Pellaud, e si aggiungono così 2 km all’andata e 2 al ritorno ad un percorso già lungo, ho deciso di dividere la gita in due “rate”, pernottando al Refuge dey Fonds. Sono partito ieri verso le 12 30, e ho raggiunto il rifugio con calma in poco più di due ore. Ho seguito il sentiero estivo (sx orografica), attraversando ben 3 enormi valanghe scese probabilmente la scorsa settimana a seguito delle copiose nevicate. Con le racchette si passa senza problemi; gli sciatori invece hanno tracciato una via sulla destra orografica, dove le valanghe sono state di dimensioni inferiori, ma che presenta lunghi traversi che ho preferito evitare con le ciaspole. Parecchio caldo in salita, purtroppo per ragioni familiari non ho potuto anticipare la partenza e ho fatto una buona sauna.
Al rifugio trattamento molto buono, il personale di cucina opera sapientemente e la struttura è assai confortevole.
Stamane sono partito alle 6, alle prime luci dell’alba, primo salitore di giornata. Ho seguito la traccia che si tiene sulla sinistra orografica; dopo il traverso sopra la Dora ho preso il “giro ampio”, più ampio di quello della traccia gpx skialp, ma che probabilmente presenta meno saliscendi (allego la traccia gpx). Comunque ho ricongiunto alla traccia skialp in corrispondenza del Lago dei Fonds (coperto di neve), e da lì ho seguito la salita come da relazione. Ghiacciaio dei Fonds completamente ricoperto, non si vedevano crepacci. Da 3000 metri aumentava la neve riportata dal vento e ancora non trasformata, per cui ho dovuto affrontare un lavoro di battitura supplementare e ho tagliato ovunque possibile, anche perché le pendenze non sono eccessive nell’ultima parte.
In vetta alle 8.20, in una mattina fresca e completamente serena, che mi ha permesso di gioire dei panorami immensi che questa cima offre, dall’Isere, all’Orco, al Gran Paradiso e satelliti, solo per citare le zone più prossime.
Dopo un quarto d’ora ho iniziato a scendere, ricalcando la via di salita e trovando neve ancora ottimamente portante grazie al potente rigelo.
Ho fatto una sosta al rifugio e poi sono sceso a Pellaud, raggiungendo l’auto poco dopo le 12.
Più che una gita un viaggio, un’esperienza immersiva in un’ambiente ancora molto ‘bianco’ e isolato. Ho incontrato infatti alcuni skialp mentre scendevo, ma gli spazi sono così vasti che di certo non si percepisce alcun affollamento 😀
Il tratto più delicato, a mio giudizio, è il traverso sopra la Dora, se i pendii non avessero scaricato (ora sono sicuri). Invece quello più laborioso è il superamento delle valanghe tra Thumel e i rifugi, nulla di difficile ma un po’ scocciante.
I luoghi sono grandiosi e meritano l’esperienza, almeno una volta nella vita.
Partendo da Pellaud sono 27 km a/r e 1600 m d+.