Saette (Pizzo delle), Torre Francesca – Via Maestri

Saette (Pizzo delle), Torre Francesca – Via Maestri
La gita
fil
4 19/07/2025
Accesso stradale
Avvicinamento:
Parcheggio a Passo Croce con pagamento di 4 euro. Da lì si prosegue per la via di cava fino a imboccare il sentiero 141, in falsopiano, per circa 1h30, che porta al Rifugio del Freo. Dal rifugio si segue il sentiero CAI 126 fino a quota circa 1250 m, dove un evidente ometto segnala una traccia lungo i pendii erbosi. Seguendo traccia e ometti si giunge alla base della torre. L'imponente diedro segna l'inizio della via senza possibilità di errore.
Dalla macchina all'attacco: 1h55 min. (Sulla pagina di Gulliver dedicata allo Spigolo Dolfi - Torre Francesca è disponibile una traccia GPX scaricabile per raggiungere la base delle vie.)

L’ambiente che circonda la torre è probabilmente uno dei migliori delle Apuane: selvaggio, autentico, lontano da centri abitati e quasi incontaminato, a eccezione di una piccola cava abbandonata che ricorda purtroppo lo scempio in atto.
La via “a goccia d’acqua” sale a ovest una successione di camini, diedri e insenature. Una classica che riporta alla storia dell’arrampicata sulle Apuane.
Peccato sia un po’ corta.

Descrizione tiri:
• L1: ca. 35 m, IV, V
La via parte con l’imponente ed estetico diedro dalle pareti placcose. Arrampicata divertente e atletica, con contrapposizioni e spaccate (IV), segue una progressione con prese da cercare sul fondo del diedro (V). Uscita leggermente atletica a sinistra per superare un tettino (V) e raggiungere la sosta appena sopra. Roccia molto buona nella prima parte, peggiora verso l’uscita. Sosta con 2 spit. 6/7 spit e un paio di vecchi chiodi. Chiodatura non molto ravvicinata e non facilmente integrabile nella parte inferiore: allungare bene le protezioni.

• L2: ca. 40 m, III, IV+
Dalla sosta salire il diedrino con roccia meno buona rispetto al primo tiro (III). Proseguire su zona appoggiata ed erbosa e poi, con attenzione, portarsi a destra su una parte più verticale (IV+). Attenzione alla qualità della roccia durante tutto il tiro. Sosta con 2 spit. 5 spit e un vecchio chiodo. Utili friend per integrare.

• L3: ca. 45 m, V-, V+/IV-, V
Tiro chiave della via. Dalla sosta seguire un diedro a destra, salendo su roccia mediamente stabile con piedi larghi a spingere (V-) proseguire fin sotto un grande masso che forma un tettino; qui ci si sposta a sinistra per un stretto, leggermente strapiombante ma soprattutto liscio camino (V+/IV-). La roccia anche qui è da controllare, specialmente nel fondo del camino. Usciti, sulla destra si percorre un ultimo diedro/camino più facile ma con roccia da valutare (V). Attenzione all’uscita dall’ultimo diedro, anche se non ha particolari difficoltà c’è da porre attenzione. Sosta su 2 spit poco più avanti. (Attenzione al terrazzino della sosta, in questo punto probabilmente c’è la parte di roccia più rotta. Molti sassi appoggiati aspettano solamente di cadere lungo i diedri sottostanti). 6/7 spit, numerosi vecchi chiodi (in posizione migliore rispetto agli spit), possibilità di integrare anche se non necessario.

• L4: ca. 20 m, IV
Salire sopra la sosta a destra puntando a uno spit nuovo (ignorare il vecchio chiodo alla sinistra). La roccia alla base del diedro è pessima, ci sono molte grandi rocce appoggiate l’una sull’altra dove dover salire per attaccare il diedro, serve massima attenzione. Nella parte superiore la roccia migliora, si continua su placche lavorate verso destra fino a uscire sulla sinistra in cresta, dove si ricongiunge con lo spigolo Dolfi. Sosta in comune con 2 spit e un chiodo vecchio. 3 spit e un paio di vecchi chiodi. Utile portare dadi e friend.

• L5: ca. 10 m, II+
Facile crestina che porta alla vetta della torre. Roccia da controllare. Sosta su due chiodi con cordino. 1 spit. Possibilità di integrare.

Discesa:
Dalla sosta dell’ultimo tiro spostarsi verso l’ultimo spuntone della torre, dove un gruppo di cordini con moschettone permette la calata verso sud, nel canale del Serpente. (Attenzione a non percorrere la calata verso ovest che porta a uno strapiombo senza probabilmente possibilità di toccare la roccia. Calarsi nella direzione del moschettone, verso sud)
• 1° calata: 15 metri fino a sosta su chiodi e cordone (da verificare). Molta attenzione a tirare giù i sassi mentre ci si cala
• 2° calata: fino a fine corda, in fondo al canale detritico (ricordarsi il nodo in fondo alla corda). Circa 5 metri più avanti si trova una sosta ancorata su 4 vecchi chiodi con cordone. Molta attenzione a tirare giù i sassi mentre ci si cala
• 3° calata: fino a fine corda (ricordarsi il nodo in fondo alla corda, dove si trovano tracce di sentiero per tornare a piedi all’attacco della via e poi ripercorrere a ritroso l’avvicinamento.

Materiale utile:
Serie completa di friends (fino al #3), dadi, cordini per clessidre.

Un ringraziamento speciale al mio compagno di cordata Ale che a questo giro si è aperto i tiri più rotti e meno estetici, ma ha comunque apprezzato la bellezza e lo spirito autentico della via.

Link copiato