Non c’è dubbio, per l’orientamento il tratto più incerto è quello dalla bocchetta di Fioria al lago Boccutto. Anche perché di “laghetti”, almeno in questo inizio d’estate, ne abbiamo trovati due, ognuno col suo bravo “ometto” nelle vicinanze… Dalla bocchetta siamo scesi in diagonale in direzione ovest-sudovest sulle placche in lieve pendenza e su saltini e tratti erbosi, trovando presto (anche se non subito) alcuni radi ometti. Avvistato ben presto un laghetto (stagionale?) davvero minuscolo quasi sull’orlo dell’abisso che precipita al lago Nero: lo abbiamo raggiunto, e di lì siamo saliti fino al grosso ometto nei pressi. Risalito un poco il costone in cerca del famoso passaggio verso il Boccutto ci siamo affacciati su un altro salto impraticabile: si passa di lì? Possibile?… Ma risalendo ancora il pendio erboso sulla destra abbiamo trovato subito un secondo laghetto un po’ più grande, e da lì, risaliti al relativo ometto al termine del valloncello, finalmente ci siamo affacciati sul passaggio: eureka.
Il “percorso avventura” ci ha visto ancora superare il Boccutto scarponi e calze in mano in un angolo d’acqua contro le rocce (va’ a capire se era l’unico passaggio in questo enigmatico vallone d’acque, gobbe e placconi), ammirare un superbo lago Gelato in veste groenlandese e risalire l’ultimo pendio nevoso prima del colle un po’ inquieti: se c’è ancora un mucchio di neve di qui, come sarà sugli scivoli dall’altra parte?… Viceversa, sul versante di Forzo per fortuna abbiamo trovato il tratto più critico sgombro, e subito una traccia con inattese, abbondanti e recenti tacche rosse (un grazie ai segnalatori!). Più in basso, abbiamo evitato lo scivolo più ripido di un grande nevaio tenendoci sulla colossale pietraia in centro.
In due da Lasinetto, partiti alle 5,30 (ben segnalato tutto il sentiero fino alla bocchetta di Fioria) e ritornati verso le 19,30. Gita lunghissima (27 km di marcia se il GPS non mente) e bellissima. Non un incontro umano da mattina a sera. Ma fra il lago Boccutto e il lago Gelato, con la sensazione un po’ inquietante e un po’ esaltante di violare da intrusi una marca di confine interdetta, remota e forse incantata.