Con la situazione neve che leggo e sento in giro ed il rischio valanghe opto per rimanere in zona. Il primo tratto sulla spettacolare mulattiera per Frachiamo è praticamente pulito. Durante la salita ho dato un’occhiata alle falesie, passando in mezzo ai due blocchi raggiungo poi l’ultimo tratto di asfalto. Oltre la frazione servono le ghette, neve marcia, rocce bagnate e pendii ripidi con vegetazione inestricabile: vanno bene per farsi le ossa … ma anche per spaccarsele. Fino al termine del tubo di plastica nero dove c’e’ la presa d’acqua si sale agevolmente, si intuisce una traccia di sentiero che poi diventa sempre meno pronunciata guadagnando quota. Poi la pendenza si fa più secca ma in compenso quasi sparisce la neve, almeno dove sono passato durante la salita. Con un impegno da non sottovalutare raggiungo la dorsale dopo aver capito che l’agognato rilievo è rimasto alla mia sinistra e molto più in basso, alcuni tratti in mezzo ai fitti cespugli sono da lavorare con la scimitarra per farsi strada! Così scendo per un centinaio di metri fino alla sella e risalgo finalmente il Deiro Nero, dopo che per un’attimo avevo quasi pensato di continuare verso l’Arbella che però era nelle nubi. Effettuato la discesa come da relazione scendendo abbastanza agevolmente verso il rio. Cielo velato da nubi, durante una fugace apertura in direzione Loit ho visto pendii completamente liberi da neve intorno ai 2000 metri come già accennato da qualche skialp nei giorni scorsi.