Crana (Pioda di) da Arvogno per il versante Sud

Crana (Pioda di) da Arvogno per il versante Sud
La gita
larix66
01/01/2019
Accesso stradale
Strada percorribile fino al ponte della Rassia
Osservazioni
Visto valanghe lastroni esistenti
Equipaggiamento
Scialpinistica

Neve presente con una certa continuità solo a partire da circa 1800 m sul versante Est. Vista l’impraticabilità della grande piodata e lo scarso innevamento lungo la via normale da Sud, decido di salire direttamente da “i Motti” tenendomi sotto l’antecima 2296, che appare più vicina del reale, per risalire quindi la piodata di Sud Est, da cui raggiungere la cresta Sud a circa 2200 m. Crosta più o meno portante ad Est e neve molto compatta lungo la parte alta del versante percorso dalla via normale. La grande piodata mostra copiosi scaricamenti di fondo e parecchie fratture nel rimanente manto visibili a poca distanza dalla traccia.

Questa non è la solita relazione; inutile dilungarsi in dettagli tecnici per una gita attualmente al limite della praticabilità, in cui quasi metà del dislivello si percorre con gli sci in spalla, riservata solo a chi non è del tutto sano di mente o, come nel mio caso, ha con questa cima un rapporto che va oltre la semplice ammirazione paesaggistica. “Non ci credo, lo sto facendo veramente!” penso mentre salgo con sci sullo zaino e lampada frontale lungo la mulattiera verso i Motti, nel buio pesto a cui la falce di luna in cielo fa solo il solletico. Da troppo tempo volevo togliermi lo sfizio di salire con gli sci; le condizioni di sicurezza in alto e il buon innevamento in basso coesistono talmente di rado che alla fine decido di sfruttare le prime, verificate di persona nella gita pedestre del 29.12, incurante della mancanza di neve nella prima metà del percorso. L’alba mostra un cielo che ricorda la bandiera tedesca, con strisce gialle e rosse sotto uno strato plumbeo di nuvole; quando i primi raggi di sole infiammano la vetta e l’antecima, la vista ripaga della levataccia e della fatica di portare a spasso gli sci per circa 600 metri di dislivello. Salgo il pendio detritico sotto l’antecima 2296 con affioramenti di roccia e ghiaccio; raggiungo a sinistra la lunga costola rocciosa della piodata di Sud-Ovest, superata piuttosto in alto salendo e molto più in basso durante la discesa per sfruttare il migliore innevamento sulla piodata. Raggiungo quindi la cresta Sud, dove trovo la confortante traccia lasciata durante la nostra gita di tre giorni fa. Arrivo quindi in cima nei tempi previsti; viste le condizioni della neve appena sotto la cima, decido di tenere le pelli anche al ritorno nei due tratti orizzontali di cresta e scendere a piedi il breve tratto ripido che li collega. Mi preparo quindi alla discesa appena passato il traverso. Il sole si copre per non guardare; peccato, perché una neve appena smollata in superficie avrebbe garantito una sciata da favola. Per la stabilità del manto è comunque meglio così; potrei aspettare ma viste le temperature anomale meglio non perdere tempo. Il pendio che mi si presenta è uno dei più belli dove abbia mai sciato; peccato che non gli rendo il giusto onore con una scivolata non prevista, senza conseguenze. Ancora qualche curva poi attraverso a sinistra per tornare sui pendii percorsi salendo. Qualche difficoltà nell’attraversare un tratto privo di neve tra lastroni di roccia, poi proseguo la discesa su neve a volte portante, a volte no, fino a raggiungere il sentiero all’altezza della fontana sotto i Motti dove devo togliere gli sci, che rimetto poi per un breve tratto a Villasco. La Pioda mi ha concesso di realizzare finalmente un vecchio sogno, e anche oggi mi ha insegnato qualcosa.

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