Ferrata simpatica, priva di grosse difficoltà, ma con un paio di passaggi divertenti. In realtà, qui a segnare la differenza è il paesaggio, semplicemente grandioso. La veduta sul Granta Parey e sulle cime circostanti è spettacolare. Unici nei, i due ponti tibetani. Il primo (e più lungo) ha i cavi piuttosto laschi e quello di sicurezza così basso e mal sistemato da sbattere in faccia al malcapitato ferratista; per chi di alta statura, ciò è un vero tormento, tant’è vero che questa volta ho optato per l’aggiramento. Il secondo ponte, fissato a un capo ad un grosso larice, costringe in uscita a un’assurda acrobazia. Si poteva decisamente far di meglio, soprattutto considerato il fatto che diversi genitori portano qui i loro ferratisti in erba e la faccenda può causare qualche problema. In compagnia del sempre tonico Enzo e della mia amata Monica, in gran forma.
Attenzione: il cavo che permette di aggirare il primo ponte tibetano, lungo un couloir erboso e molto ripido, è rimasto privo dell’ancoraggio centrale. Poiché il cavo è molto lungo e pesante, questo può costituire un pericolo per eventuali ferratisti inesperti, di corporatura minuta o in giovane età: se infatti si fa affidamento al cavo, tirandolo a sé, questo inevitabilmente scivola a valle all’improvviso, trascinato dalla sua stessa massa, causando potenzialmente una lunga scivolata. Prestateci quindi attenzione, in attesa della rimessa in sicurezza.