Bregagno (Monte) dal Dosso di Naro

Bregagno (Monte) dal Dosso di Naro
La gita
joevaltellina
4 06/03/2010
Accesso stradale
ottime
Osservazioni
Nessuno
Quota neve m
1000
Equipaggiamento
Scialpinistica

Abbiamo portato gli sci per poco più di trenta minuti e poi su neve durissima (rampanti) siamo arrivati in cima accolti da un gelido vento da nord. La vista, lungo questo itinerario, non teme confronti: DAL I° CAPITOLO DEI PROMESSI SPOSI “monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente non meno che lo sia l’aspetto dei suoi familiari… ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti…” Poi, siamo scesi lungo il bel vallone, evitando così la cresta finale, su neve dura come quella del mattino.

GLI UOMINI PASSANO, LE MONTAGNE RESTANO

L’ampio e incantevole panorama che godo dall’alto, vestito da una magica luce soffusa, mi lascia senza fiato: il cielo ceruleo, il grande fiordo blu cobalto a gambe larghe con Bellagio che se lo gode; “i monti sorgenti dalle acque ed elevati al cielo…”; il Legnone e il Manduino impalati come due fantasmi infreddoliti, le spocchiose Grigne imbiancate e più su l’Adda verdastra e serpeggiante, pronta ad annegarsi nel Lario. In una sorta di delirio estatico, vedo il grande ghiacciaio del Quaternario che si allunga sotto i miei piedi e i primi rozzi abitatori, con le barbe e i capelli intonsi, rincorrere l’orso e la lince su per le spelonche alpine. Arrivano i Liguri, portando il prezioso vitigno e gli Etruschi cacciati quassù dai Celti invasori; transitano navi romane guidate da Druso e Tiberio, futuro imperatore. Ecco i Bizantini con la loro Crisopoli, la longobarda Teodolinda su per lo Jorio e i Franchi di Carlo Magno. Scendono da Chiavenna gli Imperatori germanici: Ottone I e il Barbarossa non ancora sconfitto dalla Lega Lombarda. Fugge in Valtellina il Vescovo di Como, durante le estenuanti lotte tra guelfi e ghibellini, scappa il Brunoro con la Bona Lombarda, passa Ludovico il Moro con i suoi soldati accorsi a frenare le prime intemperanze grigionesi. Ecco, finalmente, il grande Leonardo da Vinci, che guarda, osserva e prende appunti e poi là ad est, intravedo i ricchi commercianti veneziani, appena scesi dalla Priula e diretti nel centro Europa con le loro ricche mercanzie. Osservo i cattolicissimi spagnoli barricati nel castello di Fuentes, i Lanzichenecchi che corrono giù in pianura portando la guerra e la peste, i Francesi riformati del Rhoan, i Papalini e gli Austriaci Imperiali. Là, “sul quel ramo del lago che volge a mezzogiorno”, passeggia il Manzoni con Renzo e Lucia. Giungono i Francesi di Napoleone, gli Austriaci di Francesco I, Stendhal e infine i Cacciatori di Garibaldi liberatore. Ora sopraggiungono, entusiasti, coloro che conquisteranno e descriveranno le nostre montagne: i Kennedy, i Tuckett, i Coolidge, i Lurani, i Marinelli, i Corti, i Cassin, l’indimenticabile Bruno Galli Valerio con il suo bellissimo libro “Punte e Passi”, Bonacossa con il suo “Masino, Bregaglia, Disgrazia”, che conservo come una reliquia e il bravo Bruno Credaro con le sue incantevoli storie di guide, alpinisti e cacciatori. Scende da Madesimo il brillo Giosuè Carducci con la sua bottiglia di “Sassella del ’48”. Passa sbuffando il primo treno a vapore, viene inaugurata la prima linea ferroviaria al mondo a corrente alternata trifase ad alta tensione, transitano in direzione dello Stelvio gli Alpini della prima guerra mondiale, incuranti dell’inutile linea Cadorna e dell’altrettanto inutile forte di Montecchio, ma pronti a conquistare la Trafoier e il San Matteo. Va e viene il poeta Quasimodo, marciano i Tedeschi invasori, passa per il suo ultimo viaggio lo sconfitto Mussolini. Giunge l’opulenza, il turismo di massa con la FIAT 600, corre la carovana del Giro d’Italia, approda nella sua Dubino l’invincibile Odisseo Bonatti con la sua Nausicaa e scorazza veloce in moto George con la bella Elisabetta. A dire il vero, ne sono passati tanti altri, che non elenco, o non ricordo, o non conosco, e chissà quanti altri ne passeranno ancora.

I CONQUISTATORI DELL’INUTILE – A seguito delle violente, a volte isteriche, reazioni delle ultime settimane, vorrei far sapere, a chi forse non lo sa, che gli scialpinisti non sono dei matti sconsiderati, che arrischiano la propria vita e quella degli altri ogni sabato o domenica ma persone normali, le quali hanno questa maledetta, leale, seducente e irrinunciabile passione, che voglio così raccontare:

Link copiato