Bessanese (Uja di) – Spigolo Murari

Bessanese (Uja di) – Spigolo Murari
La gita
alecollet
5 24/08/2025
Accesso stradale
Parcheggio 3€ al giorno al Pian della Mussa

Eccezionale via d’ambiente su una delle grandi montagne delle Valli di Lanzo, simbolo della Val d’Ala. Roccia quasi sempre ottima se si sta sul filo in expo garantita, così è pure più divertente.
Perfetta la relazione sul sito del rifugio Gastaldi.
Abbiamo attaccato alle 7 con il primo raggio di sole, alle 10.30 al Segnale Rey, alle 11,20 dalla madonnina. Cresta salita tutta in conserva protetta, le soste sono utili da rinviare per risparmiare materiale e allungare il più possibile i tempi di ricompattamento della cordata per la restituzione materiale, i passi indicati di IV non sono poi tanto diversi da quelli di III+.
La linea è molto logica e a sbagliarla bisogna impegnarsi: unica cosa da tenere in mente è che all’inizio, dopo il lungo tratto quasi camminabile, arrivati contro il primo torrione bisogna traversare il canalino su placchette verso destra e prendere l’altro speroncino: ho seguito la linea più logica e la sosta è apparsa proprio dove avrei scommesso che fosse. Altro accorgimento: nel tratto che viene indicato come L4 (molto divertente) si incontrano grossi blocchi che sembrano intenzionati a restare lì, ma meglio non provare troppo a invogliarli a venire via.
Dopo si segue lo spigolo sempre expo, se non si aggira niente ci si diverte di più e la roccia è più solida.
Sulla cresta sommitale che collega le varie punte le cenge sono comode e le calate anche: scegliere in base alle proprie preferenze.
La discesa è, a mio avviso, nettamente più pericolosa e ravanosa della salita: noi volevamo scalare più leggeri cioè senza ramponi nel sacco, ma visto lo stato attuale delle cose è meglio portarseli insieme ad un altro cordino da 40 metri e scendere dalla Balduino.
La prima parte della discesa è la più tranquilla, si scende sempre faccia a monte seguendo bolli frecce e compagnia bella fino ad arrivare ad una sosta che permette di fare una doppia (evitabile) fattibile con corda da 40 a patto di disarrampicare l’ultimo metro. Da qui se si vuole sopravvivere conviene lasciar perdere l’evidente canale di destra se si trova al massimo della sua forma detritica come lo era oggi e seguire le frecce bianche sulla crestina a sinistra del canale: superati due cordini per eventuali calate nel baratro del canale (da evitare), si prosegue sempre sullo speroncino su terreno via via più facile finché diventa quasi sentiero, per poi ridiventare detritico quando punta verso un canalino. In posto c’è una fettuccia per doppia (evitabile) di 15 metri che deposita in pietraia.
Tutto il megatraverso sotto le rocce Pareis è lungo ma non troppo ravanoso: obiettivo mantenersi in curva di livello. Nella parte finale però diventa uno dei peggiori terreni che si possano trovare in montagna. Ciò che resta del ghiacciaio d’Arnas è infatti molto assottigliato in quanto a spessore e la morena destra orografica si sta sbriciolando aiutata dalle numerose famiglie di mamme+cuccioli di stambecco: conviene infatti scendere ben prima verso il laghetto glaciale posto alla fronte del ghiacciaio, senza farsi ingannare dalla vana speranza di riuscire a non perdere molta quota, e poi risalire sul ghiaccio stesso direzione colle. Se si passa indenni la discesa sul ghiacciaio infatti la risalita al Colle d’Arnas sembrerà una passeggiata di salute, a patto di stare sulla destra guardando il colle e traversare poi in diagonale a sinistra contro le rocce (ho fatto un ometto, spero sia visibile da sotto).

Una cresta puntata da tempo e che non ha deluso le aspettative, anzi la roccia si è rivelata per me migliore di quanto pensassi. La discesa è assolutamente la parte peggiore della gita, ma permette di vedere posti incredibili come il ghiacciaio di Arnas: un luogo per me apocalittico, dove il riscaldamento globale ti prende veramente a pugni in faccia…

Con Bruno, super carico per questa bella grande course!

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