Arnas (Punta d’) o Ouille d’Arbéron Via Normale da Avèrole

Arnas (Punta d’) o Ouille d’Arbéron Via Normale da Avèrole
La gita
rfausone
5 03/07/2010
Accesso stradale
Nessun problema fino a Vincendieres
Traccia GPX

Oggi sveglia alle 3, ma sono talmente stravolto che ne interrompo il suono senza neanche rendermene conto. Come sa fare di mestiere lei (la sveglia ovviamente), dopo 9 minuti risuona nuovamente ed Angela me lo fa notare. È ora di alzarsi e così farò. Mi preparo velocemente e faccio una rapidissima colazione per incamerare un po’ dell’energia che mi servirà oggi. Arrivo presto a Vincendieres, dove è chiusa la strada nella valle di Averole nel periodo estivo per ordinanza del sindaco. Parto verso le 5 e 20 e la giornata si prospetta bellissima, del resto per la zona lato italiano Nimbus indica temporali sulle cime più alte solo nel pomeriggio e Meteo France per la parte francese li prevede ancora più tardi. Mi aspetta un lungo tratto che costeggia la strada su di un bel sentiero, peccato che passa un’auto proprio mentre sono in un punto molto distante dalla strada. Più in su percorro nuovamente un tratto su strada e riesco a guadagnare un passaggio da 2 francesi che stanno andando nel vallone della Lombarde a binocolare i camosci. Non capisco se sono cacciatori o guardie, ma mi lasciano al parcheggio basso di Plan du Prè e riesco ad evitare circa un chilometro a piedi. Meglio che niente!
Proseguo con decisione ed arrivo in fretta al Rifugio d’Averole dove entro per dare indicazioni su dove voglio andare, ma è molto presto e dormono ancora tutti. Riprendo il percorso già fatto con Maurizio poche settimane fa, ma allora avevamo gli sci a spalle ed eravamo in una giornata decisamente storta a causa del tempo. Ovviamente c‘è molta meno neve della volta precedente e la Punta d’Arnas e molto ben visibile in direzione Sud-Est. Arrivo nel punto dove mettemmo gli sci ai piedi e proseguo facilmente sul sentiero che fin qua è comune a quello del Colle d’Arnas. Arrivo al bivio dove dovrò attraversare il ruscello ed una bella passerella in legno mi facilita il passaggio. So che più in su troverò ometti ad indicarmi il percorso, ma per ora seguo il sentiero anche quando si sposta in direzione del vallone della Lombarde. Scelgo infatti di salire su neve e mi terrò sempre sotto le ripidissime pendici dell’Ouille della Vallettaz. La neve inizia a 2600 metri di quota ed è morbida e portante, e permette di proseguire abbastanza agevolmente. Tenendomi su questo tipo di percorso sarò spesso in traversata diagonale ed a tratti sarà abbastanza ripida. Mi rendo conto immediatamente che la neve è molto scivolosa e calzo subito i ramponi che userò per avere una camminata più stabile. So quanto costano in fatica tutti i generi di scivolate o sprofondamenti, perciò cerco di limitarli immediatamente anche perché la gita avrà uno sviluppo molto lungo ed un dislivello di quasi 1800 metri. Ed io non ho ancora fatto gite lunghe di questo anno!
Proseguo abbastanza bene in direzione del colle d’Arberon anche se la neve morbida mi fa faticare un po’, ma fortunatamente non sprofondo quasi mai. Insomma arrivo al colle abbastanza affaticato e dopo aver incontrato qualche vecchissima traccia di scialpinisti e le prime 2 tracce di alpinisti, che saranno anche le uniche che troverò su tutto il percorso. Le tracce non sono recenti ma mi fanno sperare di essere d’aiuto, non tanto per individuare il percorso quanto piuttosto per evitare sprofondamenti. Sono ormai a circa 550 metri di dislivello dalla vetta e mi guardo attorno cercando di individuare il percorso migliore per la salita . Vedo una terza traccia, scoprirò essere di un camoscio e quindi di nessuna utilità per me. Proseguo ed ora purtroppo cambierà tutto, infatti qui si sprofonderà sempre ad ogni passo. Sono decisamente molto lento e le vecchie tracce sono quasi totalmente inutili e non mi salvano minimamente dalla gran fatica che mi tocca. Arrivo sotto al ripido e lungo pendio nevoso da attraversare per arrivare sulla cresta che dovrò seguire per la salita. Molto faticosamente sempre a causa della neve, lo salgo ed arrivo al largo dosso nevoso che è la cresta nella sua parte iniziale. Poi si restringe decisamente ed aumenta l’esposizione. Decido di salire il più direttamente possibile per la cresta, allo scopo di ridurre le distanze anche se così facendo l’esposizione sarà maggiore. Le fermate sono continue e la fatica veramente tantissima, ma non posso mollare e poi ho sempre la speranza di trovare neve più dura. Purtroppo non sarà così ed arrivo ad alcuni tratti rocciosi, dei quali l’ultimo veramente insidioso poiché composto da brevi placche lisce e molto scivolose. So però che i ramponi hanno un’ottima tenuta su roccia, bisogna solo fidarsi. Gli ultimi metri sono veramente penosi, ma sono sull’anticima! La vetta è solo una sessantina di metri più in la ed è rocciosa e completamente sgombra da neve, ma è veramente esposta. Tolgo i ramponi ed un po’ timoroso faccio il primo passo sedendomi sulla roccia, questo sarà il passo più difficile a parte un paio di metri in discesa su placca liscia. Sono in vetta!
Ho impiegato più di 3 ore dal colle alla vetta e sono solo 550 metri di dislivello. Sembra davvero incredibile!
Dal lato italiano è tutto coperto e non preannuncia niente di buono. Fotografo giusto l’ometto di vetta per dimostrare di non essermi fermato sull’anticima e torno sui miei passi fin dove ho lasciato i ramponi. Vedo 3 o 4 alpinisti nei pressi del colle d’Arnas e sono gli unici che vedrò lungo tutto il percorso. Mangio qualcosa e finisco le bevande, quando un forte tuono molto vicino mi suggerisce di scendere immediatamente e di mettere le ali ai piedi. Metto i ramponi ed inizio a scendere rapidissimo seguendo le mie tracce, ma talvolta sprofondo fino a metà coscia, insomma altra fatica è garantita. Sono ora sulle placche rocciose e lisce e decido di aggirarle con cautela su neve marcia. Nonostante il tipo di neve sono velocissimo, saranno mica i tuoni che nel frattempo continuano minacciosi? Sono così nuovamente al colle e senza fermarmi proseguo in discesa e finalmente avrò una sorpresa positiva. La neve ha la stessa consistenza di quando sono salito e riesco ad avere un ritmo molto buono. Quando sono più in basso decido di puntare sugli ometti che mi indicheranno il percorso ed iniziano a cadere timidamente le prime gocce di pioggia. Senza soste torno al Rifugio e non peggiorerà mai, certo sarò un po’ umido e tutto intorno a me capisco che piove, ma non sarò bagnato.
Un quarto d’ora di sosta in Rifugio per bere e chiedere informazioni sulla navetta che da Averole (un po’ sotto Plan du Prè) mi porterà al parcheggio. Ho pochissimo tempo a disposizione ma arrivo con 10 minuti di anticipo sulla partenza della navetta. Così come la salita è stata infernalmente lunga, oltre 6 ore e 30, la discesa è stata molto rapida. Infatti dalla vetta alla navetta (bel gioco di parole, vero!) impiegherò poco più di 2 ore e mezza sosta la rifugio compresa.
Oggi è stata una bellissima gita in un ambiente maestoso, effettuata in solitaria ed in perfetta solitudine, inoltre nonostante i continui tuoni ho preso anche pochissima pioggia.

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