Acque Rosse (Colle e Laghi delle) da Lillaz

Acque Rosse (Colle e Laghi delle) da Lillaz
La gita
airin
4 05/07/2026
Accesso stradale
N/A

Partenza mattutina dal rif. Sogno raggiunto la sera prima.
Si perdono ca 150-200m (incluso saliscendi per aggirare frana su AV2) prima di imboccare il sentiero che si addentra nel vallone di acque rosse. Da lì inizia lo spettacolo. Cammino come incantata scrutando i profili affilati della cresta che divide dalla conca dei Laghi Miserino, la silhouette interrotta soltanto dal movimento di qualche camoscio, che si staglia contro il cielo terso.. fantastico su percorsi poco ortodossi, e sul proseguimento del famoso 13E.. ogni pietra quasi fosse un indizio.. anche se questa valle mi dà più l’idea di posto da battute di caccia.. mi convinco una volta per tutte che il colle del Rancio non è un passaggio, qualunque esso sia tutti i canali paiono piuttosto proibitivi, se non x camosci, alpinisti e uomini camosci, ma anche il dahu. Noto un pietrone grande come un frigo poco sotto la sella della Scaletta che non ricordavo.. la Scaletta (ormai battezzata ‘la sbrisolona’) mostra la sua solita faccia tappezzata di lose quasi brillanti.. procedo quasi ipnotizzata, passi comodi, finché al termine della mulattiera non si manifesta la morena: pietroni stabili solo all’apparenza.. perdo i bolli, noto che il percorso aggira la morena da sx e mi ricongiungo (ringrazio il runner solitario in discesa dal colle che gentilmente si è fermato x aspettare che mi ricongiungessi al “sentiero”).. salgo comoda per due nevai residui… poi comincia la parte delicata, ripida e su terreno instabile (terriccio che si sbriciola sotto i piedi e qualche pietra che chiaramente non è un appiglio). Bolli non pervenuti. Imbocco il ripido canale di destra, volente o nolente.. tutto si muove.. le raffiche di vento sono davvero forti, non mi resta che spostarmi sulla sx dove si riesce a farsi qualche presa sulla parete.. arrivo al colle 2961 praticamente ribaltandomi sulla pancia (uno spettacolo di grazia). Noto il segnavia n.11: a guardarlo dall’alto il percorso non sembra così terribile. Beh. Insomma..
Pausa in trincea al riparo dal vento, non posso fare a meno di non aggiungere qualche pietra.
Valuto la situazione incendio, rispetto a ieri sembra ok quindi discesa a Campiglia, prima su pietraia (questa facile e lieve), poi mulattiera di caccia, un po’ invasa dall’erba nella parte bassa (chiede un bel PMO). Discesa lunghetta e cmq da star concentrati. Ravanata sopra la Barmajon. Inclusa deviatina verso la Cadrega per ammirare da sotto la Torre, Lavina qui, Èives Rousses di là, onnipresente che si vede da un sacco di posti e persino dalla Bretella di Pavone.

Mi narrano che il mio nonno, molto conosciuto per i monti valdostani, bazzicava anche da queste parti.. chissà se era meno sbricioloso ai suoi tempi l’11.
Un saluto a Erika e Ileana incontrate al rifugio, nonché a vari medames e munsù che mentre zoppicavo dolorante lungo l’Azaria mi propinavano i soliti ‘complimenti’ ‘ma da sola?!?’ ‘ma da Cogne?!?’ ‘ma non hai paura?’.. impossibile rispondere, non si può mettere a parole.. la meraviglia, il tanto rispetto, curiosità e immaginazione, il pieno di bellezza, le sfide della fatica, il costante timore.. inclusi qualche boia can passeggero per pietre instabili e il tanto dolore al piede… Quando al colle ti si apre un nuovo mondo, come un portale, e ti ci tuffi anche oggi, per tornare a ‘casa’.. è una sensazione magica..sicuro meglio dell’A5 bloccata 🙂

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