3Km
Corda da 40m, serie di friends, tre/quattro rinvii, cordini e materiale per le soste. Lungo tutta la via non c’è assolutamente nulla, nemmeno un chiodo. Questo è forse l’aspetto più intrigante.
AVVICINAMENTO
Raggiungere l’alpe Ogaggia, 1977m, a 2h30’ da Montescheno. Consigliato il pernottamento al rifugio, spezzando la salita in due giorni. La cresta del pizzo Ciapé si trova ben visibile dall’alpe.
Dal rifugio all’alpe Ogaggia, il giorno seguente, seguire l’esile traccia che prosegue verso Nord-Ovest, in direzione dell’intaglio che c’è alla base della cresta. A tratti risulta poco evidente, perciò è bene mantenere come riferimento l’intaglio roccioso (45’).
Dall’attacco si parte sulla destra, versante N/NO, salendo su roccia ben ammanigliata, recuperando subito dopo il primo tiro il filo di cresta. È ideale dividere la salita della verticale iniziale in tre tiri, sui venticinque-trenta metri l’uno, dove si trovano difficoltà tra il III e il IV grado. Soste da creare con friends o cordini su spuntoni.
Una volta raggiunto l’apice della prima verticale, inizia un lungo tratto percorribile in conserva, con qualche passaggio aereo in cui fare attenzione. Si raggiunge così la base del torrione antistante alla vera e propria cima: per salirlo serve un tiro di 30m, difficoltà sul IV grado. A quel punto, discesa in conserva verso la base della vetta del Ciapé di Montescheno per poi salire sulla torre di vetta mantenendo il filo della cresta: necessario mantenersi sulla sinistra della placca centrale ed eventualmente attraversarla nell’ultimo tratto sfruttando una fessura orizzontale. Per facili roccette si raggiunge la croce di vetta.
DISCESA
Dalla cima, discesa sulla normale, scendendo prima dalla croce in direzione est (fare attenzione) e poi attraversando una cengia erbosa fino alla base del torrione successivo. A quel punto, risalire la torre e, sempre con attenzione, scendere dall’altro lato. A questo punto è possibile uscire verso est seguendo una traccia dei camosci, riconducendosi attraverso i prati alla traccia di avvicinamento; quindi rientro a Ogaggia.
VARIANTE INTEGRALE
In alternativa, dalla base del torrione non si segue la traccia erbosa ma si scende verso nord di una decina di metri, per poi risalire sulle guglie successive. È possibile evitare quella più acuminata (aggirabile verso nord) e salire invece le due seguenti. Il punto più impegnativo è l’attraversamento del grosso blocco roccioso con due torrette posto verso il termine della via. Consigliata la salita della prima torre, seguita da un delicato attraversamento prima su una lama proteggibile soltanto usando gli spuntoni della stessa, quindi su una fessura che impone una rotazione di 180° e l’uso dei piedi in aderenza (V). A questo punto, salire verso la cima della torre e poi discesa fino alla base, dove per prati scoscesi è possibile ricongiungersi alla traccia di avvicinamento per il rientro verso Ogaggia.
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