3.3Km
Note
Storico
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Via in ambiente grandioso e solitario, che si sviluppa su cinque contrafforti e alterna tratti sportivi a tratti dal carattere alpinistico. Utili friend da micro a 2 BD e vari rinvii allungabili.
La conca delle Scalancie con i suoi torrioni è un luogo rimasto incredibilmente ignoto agli arrampicatori ed è assai poco frequentato anche dagli escursionisti. La sua scarsa notorietà è probabilmente legata al fatto che la conca è ben visibile solo dal fondovalle all'altezza di Condove, oppure da Frassinere. Risalendo verso il Colombardo essa rimane costantemente nascosta; i pochi itinerari escursionistici che la descrivono si limitano a costeggiarla dall'alto, lungo il suo versante orientale. Al contrario, sono pressoché inesistenti -e comunque non segnalati- dei sentieri che la attraversino al suo interno.
Al di là della sua stupefacente bellezza e delle condizioni selvagge in cui si presenta, la conca rappresenta un piccolo potenziale gioiello dal punto di vista arrampicatorio. Decine di torrioni si ergono al suo interno, con le più varie conformazioni. La roccia è un serpentino molto rugoso e lavorato, mediamente assai sano. Il lichene, inevitabile presenza in questi contesti, è comunque discreto e non disturba la progressione. La vicinanza dei torrioni consente interessanti concatenamenti; quello che presentiamo unisce cinque strutture, per un totale di quasi 400 m di sviluppo.
Avvicinamento
La conca delle Scalancie con i suoi torrioni è un luogo rimasto incredibilmente ignoto agli arrampicatori ed è assai poco frequentato anche dagli escursionisti. La sua scarsa notorietà è probabilmente legata al fatto che la conca è ben visibile solo dal fondovalle all'altezza di Condove, oppure da Frassinere. Risalendo verso il Colombardo essa rimane costantemente nascosta; i pochi itinerari escursionistici che la descrivono si limitano a costeggiarla dall'alto, lungo il suo versante orientale. Al contrario, sono pressoché inesistenti -e comunque non segnalati- dei sentieri che la attraversino al suo interno.
Al di là della sua stupefacente bellezza e delle condizioni selvagge in cui si presenta, la conca rappresenta un piccolo potenziale gioiello dal punto di vista arrampicatorio. Decine di torrioni si ergono al suo interno, con le più varie conformazioni. La roccia è un serpentino molto rugoso e lavorato, mediamente assai sano. Il lichene, inevitabile presenza in questi contesti, è comunque discreto e non disturba la progressione. La vicinanza dei torrioni consente interessanti concatenamenti; quello che presentiamo unisce cinque strutture, per un totale di quasi 400 m di sviluppo.
Da Condove, superare Mocchie e proseguire lungo la strada per Frassinere; subito dopo il ponte sul rio Puta svoltare a destra e prendere la ripida strada comunale Colle dell'Alpe per il Colombardo. Superare la borgata Prato del Rio e al bivio per il Sacrario Vaccherezza restare sulla strada principale che sale verso destra. Seguire la sterrata (in mediocri condizioni, ma al momento percorribile anche con un'auto bassa) sino alla curva dell'Alpe Gighé (m. 1670 s.l.m., cartello indicatore), dove si lascia l'auto.
Consigliabile imbragarsi prima di iniziare l'avvicinamento a piedi, e comunque non lasciare nulla all'attacco.
Attraversare il torrente e salire la breve rampa che porta all'alpeggio. Superarlo, risalire il costone di alcuni metri, quindi seguire verso destra una traccia che transita sotto un casolare e continua a mezza costa per qualche centinaio di metri. Superare le cuspidi di due torrioni ben visibili sul margine destro del sentiero e dopo un ulteriore breve tratto in leggera salita affacciarsi nella bellissima conca delle Scalancie, caratterizzata da un susseguirsi di torrioni inframmezzati a terreni prativi, canali erbosi e pietraie. Seguire la traccia che attraversa la conca da ovest a est in lieve discesa, fino a raggiungere la base del primo torrione, da cui attacca la via (circa 20 minuti dall'auto; numerosi bolli rossi e qualche ometto lungo il percorso).
Descrizione
Consigliabile imbragarsi prima di iniziare l'avvicinamento a piedi, e comunque non lasciare nulla all'attacco.
Attraversare il torrente e salire la breve rampa che porta all'alpeggio. Superarlo, risalire il costone di alcuni metri, quindi seguire verso destra una traccia che transita sotto un casolare e continua a mezza costa per qualche centinaio di metri. Superare le cuspidi di due torrioni ben visibili sul margine destro del sentiero e dopo un ulteriore breve tratto in leggera salita affacciarsi nella bellissima conca delle Scalancie, caratterizzata da un susseguirsi di torrioni inframmezzati a terreni prativi, canali erbosi e pietraie. Seguire la traccia che attraversa la conca da ovest a est in lieve discesa, fino a raggiungere la base del primo torrione, da cui attacca la via (circa 20 minuti dall'auto; numerosi bolli rossi e qualche ometto lungo il percorso).
- L1: salire il magnifico muro tecnico a microtacche fino a sostare subito dopo un tettino (15 m, 6a+).
- L2: salire in senso ascendente verso destra la splendida placca lavorata, quindi risalire il muro verticale fessurato, superare un breve risalto e sostare all’apice del torrione (35 m, 6a+).Superare la selletta e scendere per una ventina di metri fino alla base di una breve placca (bolli rossi, cordino su clessidra alla base).
- L3: risalire la bellissima placca lavorata, ribaltarsi su cengia erbosa e sostare contro il risalto prospiciente (20 m, 5a). Risalire verso sinistra per quasi sessanta metri il ripido prato (bolli rossi), fino a raggiungere la base del torrione sovrastante e reperire l’attacco all’altezza di una placca nerastra.
- L4: salire il difficile muro solcato da fessure orizzontali, superare una breve rampa abbattuta e sostare alla base di uno strapiombo (20 m, 6b).
- L5: traversare leggermente verso sinistra e vincere lo strapiombino con difficile passo di ristabilimento, quindi proseguire su bella placca lavorata, superare un tettino e una stretta cengia erbosa e sostare (25 m, 6a+).
- L6: salire la bella placca fessurata, quindi superare un delicato ribaltamento e un breve muretto, attraversare la stretta cengia e sostare (25 m, 6a).
- L7: alzarsi con passo sbilanciante sulla rampa, quindi superare bei risalti di roccia molto lavorata, traversare verso destra tenendosi bassi sulla placca abbattuta e sostare (20 m, 5c).
- L8: proseguire verso destra e attaccare la bellissima placca fessurata fino a sosta in una nicchia (20 m, 5b).Scendere il canalino erboso per una ventina di metri fino al punto più basso del torrione (bolli rossi).
- L9: risalire una serie di risalti di roccia molto lavorata, quindi traversare verso destra su tratto più facile con chiodatura distanziata, fino a sosta (30 m, 5c).
- L10: alzarsi su facili risalti sprotetti, aggirare uno spigolo e salire la breve placca finale fino alla cresta (20 m, 5b; far saltare la corda prima della placca per evitare attriti).Seguire la crestina rocciosa per una decina di metri (spit), poi scendere nel canale erboso per una ventina di metri, fino a reperire l’attacco della via, alla base di un sistema di diedri (freccia e bolli rossi).
- L11: alzarsi su un pilastrino e attaccare il primo diedro dopo difficile passo di ristabilimento; al termine del diedro traversare brevemente a sinistra, ribaltarsi su placca delicata e salire il successivo impegnativo diedro leggermente strapiombante, fino a uscirne sulla destra con passo delicato e raggiungere la sosta aerea (15 m, 6b continuo, tiro chiave della via).
- L12: seguire l’esposto traverso verso destra restando bassi, quindi salire una serie di risalti verticali con passo molto delicato in placca, alzarsi su facile rampa lichenata e sostare alla base di una nicchia (25 m, 5c, un passo 6a+).
- L13: portarsi sotto il punto debole dello strapiombo (presente un friend incastrato) e superarlo con passo atletico, alzandosi su uno spuntone di roccia; seguire brevemente la bellissima lama e proseguire verso destra su due magnifici muri verticali lavorati a fessure orizzontali, fino a sosta (40 m, 6a+).
- L14: superare dei facili risalti, poi salire un bel muro lavorato, uscirne proseguendo sul filo abbattuto della cresta, superare un primo risalto a grosse prese, quindi un secondo risalto con passo difficile di ristabilimento su placca, fino a sosta (40 m, 5c, un passo 6a)
- L15: passare sotto il filo di cresta in costante esposizione, fino a sosta finale su spit singolo (30 m, II, bollo rosso alla sosta).
Discesa
Possibili, ma sconsigliate, sia le calate sulla via sia la discesa lungo i ripidi canali erbosi che costeggiano i vari torrioni.
Preferibile (numerosi bolli rossi lungo il percorso) risalire il pendio prospiciente l’uscita della via e reperire una labile traccia di sentiero che si segue verso sinistra, fino ad affacciarsi sull’altopiano. Attraversare alcuni tratti di pietraia puntando verso nord, fino a incrociare il sentiero per il colle degli Astesiani; seguirlo verso sinistra, fino a raggiungere all’altezza dell’Alpe del Rat Vecchio (m. 1913 s.l.m., fontana) la sterrata per il Colombardo, e percorrerla in discesa, rientrando all’alpe Gighé (circa 70 min, possibile accorciare i tempi tagliando i tornanti e scendendo per prati, oppure lungo una traccia che unisce i vari alpeggi).
Via aperta dal basso da Mauro Pettigiani e Antonio Migheli fra giugno e luglio 2025.
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