Bocche (Cima) per Malga e Lago di Bocche

sentiero tipo,n°,segnavia: nr 626-623 forestale, sentiero, tracce
difficoltà: E   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 1625
quota vetta/quota massima (m): 2745
dislivello salita totale (m): 1150

copertura rete mobile
no operato : 80% di copertura

contributors: lancillotto
ultima revisione: 17/07/17

località partenza: SP81 del Passo Valles, km 1 dal bivio per Paneveggio (Falcade , BL )

punti appoggio: malga Bocche (agriturismo), alberghi a Passo Rolle

cartografia: Carta tabacco nr 022 Pale di san Martino

accesso:
SS 50 da san Martino di Castrozza per passo Rolle. Dal Passo scendere in direzione Paneveggio. Dopo circa km 5, girare a dx per passo Valles. Dopo km 1, partenza del sentiero. (segnavia visibile a sx, piazzola per 2-3 auto, altra piazzola 200 metri prima).

note tecniche:
Noto itinerario di scialpinismo, si presta a belle escursioni partendo da vari punti. La salita nonostante il dislivello contenuto è lunga per via dello spostamento.

descrizione itinerario:
Dalla SS 81, si sale per larga forestale che si trasforma in mulattiera acciotolata e poi in sentiero fino a giungere a un bivio: entrambi i sentieri conducono a Cima Bocche, uno passa per la Malga, l'altro resta totalmente a ds ed è di solito seguito in inverno per lo sci. Tempi simili. Giunti alla malga posta su un ampio pascolo con panorama grandioso sulle Pale di san Martino proprio davanti, si prosegue per la forestale per poco fino a un bivio: lasciato a sx il sentiero per i laghi di Lusia, si attraversa un rado bosco e dei pianori acquitrinosi fino a incrociare il sentiero che provine dal bivio prima citato. Con comodi tornanti ci si alza in un bosco di cirmoli, alcuni molto vecchi fino a un pianoro con una baitina (Bait de le Vedele, ricovero di emergenza). Dopo l'attraversamento del pianoro, il sentiero sale in breve al Lago di Bocche, grande e suggestivo in una conca isolata. Lasciato il lago, si aggira un cimotto dove il sentiero sale ripido tra roccette fino a un ulteriore crocevia di sentieri. Proseguire in salita senza un vero sentiero tra lastronate e zone prative. Tutto questo tratto è disseminato di opere di guerra: trincee, fortificazioni, ecc. Si giunge dopo circa ore 2,30 a una forcellina da cui arriva il sentiero dal lago Juribrutto e inizia il lungo traverso verso la Cima di Bocche che appare ancora lontana. In circa 25' la si raggiunge per sentiero su sfasciumi. Appena sotto, in una zona ricca di opere di guerra, il bivacco Jellici assai spartano con tavolo, panche e focolare. Grandioso il panorama dalla cima: dalle Pale ai lontani ghiacciai del Bernina, Palla Bianca e Cevedale, alle montagne del Cadore. Si può ritornare a Malga Bocche scendendo per i laghi di Lusia direttamente dalla cima (sentiero segnato).

altre annotazioni:
Il caposaldo di Cima Bocche, con i due forti di fondovalle, Forte Buso (dov’è la diga del lago artificiale) e Dossaccio (su un colle poco distante da Paneveggio) e con il Colbricòn – Buse dell’Oro, sbarrava la Val Travignolo. Fu fortificato dagli Austriaci nel 1915, ma divenne famoso soprattutto nella primavera-estate del 1916 durante le offensive per sfondare nella Valle di Fiemme che portarono all’occupazione del Cauriòl e del Colbricòn. All’alba del 20 Luglio 1916 il primo battaglione della brigata Tevere, dopo un lento e metodico avanzamento e consolidamento delle posizioni, giunse a ridosso delle linee avversarie, ma dovette ritirarsi dopo un’aspra reazione nemica e trincerarsi poco distante. Anche la brigata Calabria, risalendo dal Lago di Bocche e dalla Val Miniera, giunse di fronte ai reticolati austriaci, ma fu costretta a fermarsi e trincerarsi in zona. I tentativi per la conquista di questa cima proseguirono anche nei giorni e nelle settimane successive. I combattimenti durarono fino all’autunno, con uno stillicidio di perdite, specie da parte della brigata Tevere, veramente spaventoso. L’avanzare su terreni aperti, senza alcun riparo, significava essere falciati sistematicamente dalle mitragliatrici. Le posizioni contrapposte erano a poche decine di metri, ma la distanza sembrava insuperabile ai nostri fanti. Le linee si stabilizzarono e al di là di attacchi e contrattacchi, di successi parziali ed altrettanti smacchi per la reazione del nemico, Cima Bocche rimase in possesso delle tenaci truppe austro-ungariche. Cima Bocche è un tipico esempio della testardaggine dei nostri comandi nell’ordinare assalti a posizioni imprendibili e con un obiettivo sproporzionato ai sacrifici, con totale disprezzo della vita umana, che trovò il suo apice nelle insensate offensive dell’Isonzo e del Carso. Ancora negli anni ’20, nelle spianate e nei declivi intorno a Cima Bocche, giacevano insepolte numerose salme di soldati, soprattutto italiani. Oggi, tra le pietraie delle trincee e dei capisaldi smantellati dal cannone allora e dall’azione del tempo poi, “ossa sbiancate” si confondono con le pietre.